“Gentile Assessore Bartolomei,
abbiamo letto con vivo sconcerto le Sue dichiarazioni apparse sulla stampa in merito al progetto di riqualificazione del cosiddetto “ponte dei Carabinieri”. Sentiamo il dovere, come cittadini direttamente coinvolti, di rispondere pubblicamente, perché quanto riportato tradisce completamente il senso, il contenuto e lo spirito delle osservazioni avanzate dalla popolazione nelle diverse occasioni di confronto.

Lei afferma che “siamo venuti incontro ai residenti” rimuovendo dal progetto l’impianto semaforico. Ci permetta di dirlo con chiarezza: questa rinuncia parziale – peraltro legata più a motivi di impopolarità che a reale ripensamento tecnico – non è una risposta, né un segnale di ascolto. È semmai un gesto marginale che, nella sostanza, svuota di senso tutto il percorso partecipativo avviato negli scorsi mesi.
I residenti, in più occasioni pubbliche e attraverso interventi articolati e documentati, hanno chiesto ben altro:
• una visione sistemica della viabilità dell’intera zona, non solo interventi parziali;
• una valutazione seria di percorsi alternativi, per garantire un accesso sicuro alla valle in caso di blocco del ponte;
• una riflessione sull’efficacia degli investimenti pubblici, in relazione ai reali problemi di sicurezza;
• una maggiore trasparenza sulle limitazioni imposte dalla Soprintendenza, evitando di escludere a priori soluzioni progettuali mai approfondite ufficialmente.
Tutto questo è stato ignorato. E, come se non bastasse, si tenta ora di dipingere chi ha sollevato queste legittime preoccupazioni come “immobilista” o peggio ancora “polemico”. Le Sue parole, secondo cui ci sarebbero cittadini che “sembrano avere piacere che non si faccia nulla per poi poter accusare la giunta“, sono un’offesa gratuita che merita una ferma smentita.
Chi ha partecipato alle riunioni – con senso civico, competenza e spirito propositivo – non lo ha fatto per ostacolare, ma per contribuire. Al contrario, è proprio l’atteggiamento mostrato dall’Amministrazione che ci appare oggi come ostinatamente chiuso a ogni confronto reale.
In molte riunioni, infatti, è stato evidente il tentativo di far passare come “opinione prevalente” quella di pochi cittadini allineati alla visione dell’assessorato, marginalizzando le altre posizioni. Questo non è ascolto, non è partecipazione: è narrazione forzata.
Ci preoccupa ancor di più il fatto che si continui a ignorare i tratti più pericolosi, quelli a valle e a monte, dove negli anni si sono verificati numerosi incidenti a causa delle strettoie e della scarsa visibilità. Il tratto interessato dal progetto, seppure teatro di una tragedia che nessuno dimentica, non è quello in cui si concentrano le criticità più frequenti.
Infine, vogliamo ribadire un punto fondamentale: nel corso degli incontri è stato detto che non si può intervenire strutturalmente sul ponte a causa di vincoli della Soprintendenza. Ma non risulta – come da Lei stesso confermato – che sia mai stata avanzata una richiesta formale di parere. In assenza di un riscontro ufficiale, continuare a sostenere che “non si può fare” equivale a rinunciare in partenza, per comodità o per evitare progetti più complessi, che però sarebbero più risolutivi per il territorio.
Si preoccupi di convocare un tavolo con Provincia e Regione per il bene dei cittadini della Valdibure pensando davvero ad un progetto per un nuovo ponte. Dia dignità a questa parte di Pistoia che invece è categoricamente abbandonata, non pensi con € 180.000 di risolvere un annoso problema strutturale come quello che stiamo discutendo.
In conclusione, Assessore, la nostra comunità non chiede miracoli. Chiede serietà, ascolto autentico, rispetto per la pluralità delle opinioni, e soprattutto scelte coerenti con i reali bisogni della popolazione. Il progetto così come oggi viene presentato non risponde a questi criteri. E non possiamo accettare che venga raccontato come una soluzione condivisa, quando in realtà è il frutto di una visione ristretta, tecnicamente discutibile e politicamente autoreferenziale.
Continuiamo ad augurarci un cambio di rotta. Ma se questo non arriverà, continueremo a far sentire la nostra voce – non per ostacolare, ma per difendere la sicurezza, la logica e il buon senso, che oggi sembrano purtroppo sacrificati in nome dell’apparenza e della fretta”.
I residenti della Valdibure









