mercoledì, Settembre 9, 2026

Venticinque anni di italodance: Gabry Ponte apre il Beat Festival

EMPOLI – Un “doppio compleanno” per Gabry Ponte, che quest’anno spegne cinquanta candeline e festeggia venticinque anni di carriera con un tour già sold out che ha fatto tappa anche ad Empoli nella serata di apertura della nona edizione del Beat Festival.

“Presto che non resisto, italodisco, scusa se insisto…” cantano i The Kolors in uno dei pezzi più trasmessi in radio: ma un po’ tutti i tormentoni di questa estate, da “Disco Paradise” di Fedez, Annalisa e Articolo 31, fino a “La Discoteca italiana” di Rovazzi e Orietta Berti, ammiccano con una certa nostalgia alla dance italiana dagli anni Ottanta ai primi anni Duemila, anni segnati, soprattutto verso la fine dei Novanta, dal successo internazionale dell’italodance.

Una stagione tutto sommato breve ma intensa di cui il dj producer torinese è stato, con il concittadino Gigi Dag, uno dei massimi protagonisti, prima con il fortunato sodalizio degli Eiffel 65 con Gianfranco Randone e Maurizio Lobina, poi con una carriera solista che negli anni lo ha portato a tour internazionali, produzioni e collaborazioni con altri artisti. Dopo venticinque anni di carriera e un percorso iniziato nel 1998 con la nascita degli Eiffel 65, la musica di Gabry Ponte continua a riempire discoteche e palazzetti, segno che l’italodance è ancora viva, e anche se è un po’ sparita dai radar e dai riflettori, come un fiume sotterraneo è sempre presente e pronta a riemergere come una moda che non invecchia mai.

Gabry Ponte in concerto

Non c’è infatti un clima da semplice revival o da rievocazione nostalgica dei bei tempi della giovinezza che molto probabilmente non torneranno più; al contrario c’è la presa di coscienza di una stagione, forse irripetibile, in cui la dance italiana ha superato i confini nazionali e ha ottenuto un successo globale, imponendosi dal punto di vista commerciale anche in un mercato particolarmente ostico come quello anglosassone.

Brani degli Eiffel 65 come “Blue”, “Too Much of Heaven” e “Move your Body”, tratti dall’album d’esordio “Europop” del 1999, sono diventati dei pezzi iconici nella storia della musica dance, con milioni di dischi venduti in tutto il mondo e un successo duraturo, grazie alle sonorità elettroniche e coinvolgenti, per certi aspetti innovative, e a testi semplici e accattivanti, capaci di fissarsi fin da subito nella testa degli ascoltatori.

Una “musica tamarra”, come qualcuno la definì con un certo disprezzo, che rappresentava tuttavia un’importante novità sulla scena musicale italiana, e che oggi, a distanza di più di vent’anni, continua a essere riproposta e ascoltata, emozionando e facendo ballare alla stesso modo le nuove generazioni.

Quelle “truzzate” simbolo di una musica “da festa” e “da discoteca” capaci di guadagnarsi spazio e autonomia tra “giganti” come il grande cantautorato italiano, le star internazionali del pop, le boyband d’Oltremanica, la stagione del punk-rock: una musica oggi “riscoperta” e rivalutata, sia per il suo indiscutibile successo, sia per un po’ di “orgoglio nazionale” di fronte a tanti prodotti musicali d’importazione che negli anni successivi si sono rivelati piuttosto scadenti o delle pallide imitazioni di qualcosa di “già visto e sentito”.

“I’m blue da ba dee da ba di…” con il suo caratteristico refrain è ormai entrata, e ci resterà, in tutte le playlist di musica dance, capace di trasportare l’ascoltatore in una dimensione sognante e di evasione: a dimostrazione di come un ritornello apparentemente privo di senso ma originale e un ritmo innovativo possano regalare a un brano un successo molto più stabile e duraturo di tanti tormentoni “moderni” che si esauriscono nel passare di un’estate e in autunno finiscono già nel dimenticatoio.

Quello di Gabry Ponte è un viaggio a ritroso tra i grandi successi della sua carriera, ma anche un omaggio al periodo d’oro dell’italodance, il quinquennio compreso tra il 1998 e il 2003, segnato in maniera indissolubile dall’epopea degli Eiffel 65. Con uno sguardo al presente e al futuro, a una musica che non smette mai di far ballare e che si rivela capace di coinvolgere allo stesso modo i ragazzini e i quarantenni: da “Viaggia insieme a me”, “Quelli che non hanno età”, “Una notte e forse mai più” realizzati con Lobina e Randone, ai fortunati remix come “Geordie” di Fabrizio De Andrè, fino ai singoli prodotti da dj solista come “Got to get”, “Time to rock”, “La danza delle streghe” e “Figli di Pitagora”.

La dance di Gabry è, come suggerisce il suo stesso cognome, un “ponte” tra anni e generazioni differenti, un sound che non passa mai di moda e che ritorna a ogni stagione, capace tutte le volte di farci scatenare ed emozionare come al primo ascolto.

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