mercoledì, Settembre 9, 2026

“Vera pace, giustizia e libertà per Gaza e la Palestina”.

PISTOIA – Il Coordinamento pistoiese Scuole per la Palestina torna a prendere la parola, a due settimane dal cosiddetto “cessate il fuoco” del 10 ottobre 2025, siglato in Egitto da numerosi capi di Stato occidentali e arabi.

Insieme a milioni di persone nel mondo, abbiamo atteso gli effetti dell’accordo: certo, sapevamo che si sarebbe trattato al massimo di una tregua, e non della pace giusta che Gaza merita, con l’intera Palestina; sapevamo che tra i firmatari mancavano tanto Netanyahu quanto – soprattutto – i palestinesi, ossia i diretti interessati; sapevamo che il piano era stato elaborato da Trump (o chi per lui) e non dai mediatori delle parti coinvolte; sapevamo, più di ogni altra cosa, che si trattava di una congerie di decisioni di stampo chiaramente neocolonialista, un business plan sulla ricostruzione di Gaza (definita un “eldorado immobiliare” già il 18 settembre dal ministro Ben Gvir, e concupita da Trump fin dal piano Peace and Prosperity del 2019) nonché sulla gestione delle risorse petrolifere nel Mediterraneo Orientale; sapevamo – o almeno sospettavamo – che a Sharm el-Sheik i potenti di molti paesi (compresa l’Italia) erano presenti per tutelare gli interessi nazionali di compagnie petrolifere e grandi imprese di costruzioni, e non certo il diritto dei palestinesi a esistere e ad autodeterminarsi.

Sapevamo tutto questo, ma abbiamo aspettato a disperare, pur sostenendo che in nessun caso un genocidio può andare in prescrizione. Oggi, a non molti giorni dalla firma di quel fittizio cessate il fuoco, il castello di carte è già crollato. Decine di migliaia di palestinesi sfollati sono tornati nel nord per (ri)trovare una terra devastata, edifici crollati, strade distrutte, incendi, sfacelo.

Intanto Israele, dopo aver riportato a casa i prigionieri ancora vivi e alcuni di quelli morti, e aver in questo modo acquietato almeno temporaneamente l’opinione pubblica interna (bisogna pur ricordare che tra poco riprenderanno le udienze dei processi in cui Netanyahu è imputato di corruzione), ha ricominciato la sua atrocemente normale attività di sterminio e distruzione.

Per esempio, a otto giorni dal cessate il fuoco un carro armato israeliano ha sparato su un pulmino che trasportava una famiglia di 11 persone, uccidendole tutte, compresi sette bambini e due donne.

L’ingresso degli aiuti umanitari è stato reiteratamente ritardato da Israele, mantenendo chiuso il valico di Rafah e lasciando entrare solo pochi camion dall’unico varco. Secondo l’ufficio stampa di Hamas, Israele ha commesso ottanta violazioni dall’inizio del cessate il fuoco, provocando 97 morti e 230 feriti tra cui 21 violazioni solo nel giorno di domenica. Domenica sera l’IDF aveva annunciato il rinnovo del cessate il fuoco dopo gli attacchi del pomeriggio: ciò nonostante, lunedì ha fatto saltare in aria una zona residenziale nella città di Rafah e ha colpito con l’artiglieria la zona orientale di Deir al-Balah. I cadaveri degli ostaggi palestinesi restituiti da Israele mostrano segni di torture, amputazioni, forse espianto di organi. Circa 11 mila palestinesi (tra loro, Margwan Barghuthi, e anche centinaia di bambini) restano in carcere, in condizioni spaventose, spesso senza accuse né processi.

Ma l’elenco delle violenze e delle atrocità nella Striscia è ben più lungo, mentre si intensificano i soprusi e gli spargimenti di sangue in una Cisgiordania sempre più minacciata: il voto della Knesset per l’annessione della Cisgiordania (nella stessa seduta in cui l’assemblea si è pronunciata contro l’istituzione di una commissione sui fatti del 7 ottobre) conferma una volta di più, e ufficializza, le intenzioni israeliane di genocidio, appropriazione totale, apartheid. E’ forte l’impressione che tra gli obiettivi degli accordi di Sharm el-Sheik ci sia il tentativo di disinnescare l’agitazione planetaria per Gaza e i Territori Occupati: le azioni della Global Sumud Flottilla e le manifestazioni di piazza hanno smosso – a dispetto di ogni proclama di politici occidentali e media mainstream – i governi di questa parte di mondo, non più abituati a movimenti di popolo di simile portata e spaventati dalla nascita di un nuovo sentimento filo-palestinese capace di aggregare le realtà movimentiste nate negli ultimi anni. Il genocidio del popolo palestinese sta di fatto ovunque catalizzando istanze di uguaglianza e di giustizia sociale ed economica che preoccupano le oligarchie di tutto il pianeta. Ma sbandierare una pace fasulla può acquietare chi pensa, più o meno ingenuamente, che per avere la pace in Palestina sia sufficiente smettere di bombardare, o almeno rallentare un po’. Invece in Palestina non c’è pace né giustizia né liberazione.

Nel frattempo, buona parte dei governi occidentali prosegue gli scambi con Israele, compreso il commercio di armi e tecnologie militari, continuando a macchiarsi del crimine di collaborazione al genocidio – ufficialmente dichiarato dalle Nazioni Unite il 16 settembre 2025. E si diffondono campagne violente di disinformazione in cui si sostiene uno Stato criminale e genocida, si attaccano le poche voci dissonanti e critiche, si insinua addirittura che la strage di civili a Gaza sia una montatura, le vittime innumerevoli siano comparse (“organizzano funerali di bambole”: perfino questo si è sentito…) e le distese sterminate di macerie un grande set cinematografico. L’orrore insensato di simili costruzioni propagandistiche dimostra che l’Occidente neocolonialista ha ormai calato la maschera e non cerca nemmeno più di nascondere i propri crimini, anzi, li rivendica e li celebra. Si dice talvolta che siamo nell’epoca della post-verità.

Allora, in questo momento, è fondamentale ricordare la magistrale lezione di George Orwell: “La guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza”. Sentenze che potremmo trasformare agevolmente: “Il genocidio è giustizia, i popoli inermi sono terroristi, l’Occidente è buono e democratico – e “il diritto internazionale, vale fino a un certo punto”. Il Coordinamento pistoiese Scuole per la Palestina non si stancherà di testimoniare il proprio sostegno alla causa palestinese, di denunciare le connivenze nazionali e internazionali con il genocidio, di chiedere il ripristino della legalità internazionale, di contrastare e smascherare le menzogne dell’hasbara, di chiedere pace, libertà e giustizia per Gaza e per tutta la Palestina.

Scuole per la Palestina Pistoia

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