di Luciano Pallini*
PISTOIA – Nato a Napoli il 20 novembre del 1974, Fabrizio Mancinelli si candida a sindaco per la lista “Pistoia Rossa”. Dopo la maturità scientifica, Mancinelli consegue la laurea specialistica in Fisica presso l’Università di Napoli “Federico II” e il dottorato di ricerca in Biochimica Cellulare presso l’Università della Campania “L. Vanvitelli”. Nel 2009 ottiene l’abilitazione all’insegnamento nella scuola superiore e si trasferisce l’anno successivo a Pistoia, dove insegna per 10 anni al Liceo Artistico “P. Petrocchi”; dal 2021 insegna al Liceo Statale “N. Forteguerri”, dove è anche al secondo mandato come RSU nelle liste di USB P.I. e ricopre il ruolo di RLS. È consulente per Casio Italia sull’utilizzo didattico della calcolatrice grafica e coltiva la sua passione per la musica suonando in alcune band e pubblicando in proprio lavori di metal sperimentale.

Professor Mancinelli, come giudica gli 8 anni di governo della città da parte del centrodestra? Pensa che abbiano conseguito qualche risultato importante o sia stata solo una parentesi negativa nella storia della amministrazione?
Li giudico fallimentari. Oltre alla ferita apportata alla città Medaglia d’Argento al valor militare per il contributo alla Resistenza, dovuta alla presenza in maggioranza comunale di chi non rinnega il fascismo, ho trovato una città più triste, più arrabbiata, più disincantata. Che qualche intervento di maquillage urbanistico, peraltro effettuato senza alcun coinvolgimento attivo della cittadinanza, non riesce a mascherare.
Quali saranno gli ostacoli ed i freni maggiori che, se eletto, dovrà affrontare per il governo della città? E da quale parte vengono?
Chi è interessato principalmente al profitto e non alla qualità della vita e dei servizi. Penso a chi è ostile a una riconversione ecologica delle attività agricole, a chi lo è all’internalizzazione dei servizi, agli appetiti degli speculatori edili
Parliamo di risorse per investimenti e servizi: lei pensa che si debba chiedere ai cittadini di contribuire di più frugandosi in tasca? O si debbano rivendicare più mezzi dallo stato centrale (vengono sempre dalle nostre tasche) o dall’Europa? O piuttosto scegliere di offrire più ampi spazi di intervento al privato, sia profit che del Terzo settore, con più ampi margini di libertà?
Nelle tasche si fruga anche troppo: il punto non è tanto trovare gli investimenti, ma spendere meglio. Ridurre il più possibile l’esternalizzazione per non sprecare denaro nell’intermediazione, recuperare l’esistente invece di abbattere e ricostruire, ridistribuire le tariffe per maggiore equità: sono tutti interventi che richiedono meno risorse e rendono di più nel tempo. Qualunque affidamento al privato ha sempre arricchito quest’ultimo e impoverito il servizio.
Come giudica la sanità pistoiese, la sua capacità di rispondere ai bisogni dei cittadini pistoiesi? E le riforme, con un inseguirsi di innovazioni (spesso rimangono sulla carta), quanto migliorano il servizio e quanto sconcertano e confondono il cittadino? E il nuovo Ospedale, come funziona? E le mega Asl, unico caso in Italia, soddisfano i cittadini?
La centralizzazione ha allontanato ulteriormente le cittadine ed i cittadini da una sanità di prossimità, che dovrebbe essere invece potenziata soprattutto per la sua fondamentale funzione di prevenzione; così come il nuovo ospedale, sottodimensionato nelle strutture e nel personale e fisicamente lontano dalla popolazione
Pistoia è stata tra i comuni che più hanno spinto per la multiutility in borsa e per il ricomprendervi la gestione dell’acqua: oggi il vento, da sinistra in particolare, va in direzione opposta, per il ritorno ai santi vecchi. Tutto pubblico. La Sua idea?
Numeri alla mano, laddove la gestione dell’acqua è pubblica il servizio è migliore e costa meno. Ho presentato il confronto con Napoli, la mia città d’origine, in cui l’acqua costa la metà. Noi siamo assolutamente contrari a qualsiasi forma di multiutility e spingeremo per la reinternalizzazione dei servizi e dei beni essenziali.
Come giudica rapporti con la Regione per Pistoia? Esiste una visione di area vasta nella quale trovano risposte i territori o esiste una visione fiorentino-centrica che prevarica su ogni altra considerazione? Nuova Pista di Peretola SI o NO? E Terza corsia A11 SI o NO?
I rapporti sembrano di sudditanza, più che di collaborazione. Essendo assolutamente contrari a nuovo consumo di suolo, no nuova pista, no terza corsia.
Scrive Maurizio Ferrera sul Corriere della sera “Il vero nodo è la crescita”. Concorda con questa affermazione? E se sì, quali sono le proposte per Pistoia che ha un passo stanco, ormai da tanti anni?
Rilancio affermando che il vero nodo è la sostenibilità. Non si può continuare a sfruttare il territorio con l’assunto che le risorse siano infinite in ossequio all’assioma della crescita ad ogni costo. Pistoia deve riappropriarsi di una sua individualità e specificità con offerte culturali più frequenti nel tempo e nn concentrate solo in alcuni periodi dell’anno, nel recupero di terreni incolti per tornare a farli rendere e contemporaneamente assorbire manodopera, nell’incoraggiare lo spostamento in città di corsi di laurea su tematiche relative alle realtà economiche del territorio, come l’agronomia e l’industria dei trasporti.
La prima scelta che ha in mente di fare per Pistoia, se eletto?
Innanzitutto di metodo: instaureremo consulte, consigli popolari e tavoli permanenti per rendere protagonista la cittadinanza del proprio futuro ogni giorno e non solo quando deve recarsi alle urne.
*SoloRiformisti








