mercoledì, Settembre 9, 2026

Viaggio nel sistema produttivo di Prato, sulle tracce di una governance condivisa

di Andrea Mori

PRATO – ‘Chi lo fa il distretto? Oltre l’illegalità, verso un nuovo modello distrettuale: un patto di responsabilità condivisa tra istituzioni, imprese e sindacati’. Questo il tema dell’incontro di ieri sera del percorso ‘Ri-Generazione’ avviato dal Pd locale – in alternativa al congresso – per discutere del futuro della città attraverso confronti pubblici su diversi temi.

Un momento dell’incontro

Al dibattito, che ha visto la partecipazione delle associazioni datoriali e dei sindacati confederali, erano presenti Luca Rossi, direttore di Confindustria Toscana Nord, Davide Maione di Confartigianato Prato e Cinzia Grassi, direttrice di CNA Toscana Centro, insieme a Giovanni Santi della segreteria CGIL Prato e Marco Bucci della segreteria CISL Prato.

Con ieri è emersa una necessità condivisa: per affrontare le sfide del futuro, il sistema produttivo di Prato deve essere gestito attraverso un impegno comune di tutte le realtà coinvolte.

Ad aprire la serata è stato il segretario del partito pratese Marco Biagioni, che ha inquadrato il metodo di governo del territorio spiegando come “per questa città, non può che essere quello della concertazione, quindi della governance condivisa”. Secondo il segretario, negli ultimi anni il Partito democratico, “soprattutto durante la giunta Biffoni e poi conseguentemente anche durante l’ultima che abbiamo avuto”, ha cercato di porre le basi affinché questo diventasse “un elemento imprescindibile, sperimentando soprattutto attraverso quello che si chiama il tavolo di distretto”.

Sul tema della legalità, la direttrice di Cna Toscana Centro Cinzia Grassi ha richiamato l’attenzione con nettezza sulla profondità del fenomeno. “Il tema vero è che questo distretto ha una cointeressenza di fenomeni tra illegalità diffusa a più livelli, sulla quale non possiamo più girare la testa da un’altra parte. Non possiamo più far finta che non esista”, ha dichiarato la direttrice, sollecitando un approccio simile a quello del piano Lavoro Sicuro della Regione Toscana. Per Grassi, infatti, se si pensa di affrontare il problema “facendo cinque controlli al mese, non ce la faremo mai”.

In questo senso, è stata ricordata la recente proposta di emendamento per l’istituzione di una task force inter-istituzionale strutturata, che vada oltre i pochi ispettori attuali per puntare a un obiettivo di “600 aziende l’anno, per poter andare a colpire in modo sistematico”. Si tratta di un impegno politico che lo stesso Marco Biagioni ha voluto confermare, citando il lavoro portato avanti a livello parlamentare da Christian Di Sanzo per sostenere un finanziamento che “si ripagherebbe da solo attraverso le varie sanzioni”. 

Giovanni Santi, della segreteria della Cgil Prato, ha insistito sulla necessità di una visione d’insieme, ricordando che non si tratta solo di sfruttamento lavorativo, ma di un sistema che tocca “la concorrenza sleale, la mancata contribuzione, il fisco, le dogane e perfino la riscossione dei tributi locali”. Senza una reale condivisione dei dati tra i vari enti, per l’esponente sindacale, il fenomeno “non viene colpito nella sua interezza”.

A completare il quadro delle riflessioni è stato l’intervento dell’ex sindaco Marco Romagnoli, che ha acceso i riflettori sulle complicità della cosiddetta zona grigia, ribadendo che per contrastare la situazione servono “centinaia di uomini”. Romagnoli ha denunciato il ruolo di quei commercialisti “che insegnano ogni quanto chiudere l’azienda per bypassare tutti i controlli”. Un tema, quello delle imprese apri e chiudi, che resta uno dei punti più critici per il futuro del distretto.

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