mercoledì, Settembre 9, 2026

“Zio Vanja” è tornato al Manzoni con una novità

PISTOIA – Per questa nuova annata “Zio Vanja” percorrerà l’Italia in lungo e largo mentre è tornato come Fuori Programma anche al Teatro Manzoni di Pistoia.

Infatti lo spettacolo non era in cartellone per questa stagione ma siccome stasera 29 gennaio alle 21 sarà a Lamporecchio, l’ATP, che lo ha prodotto, ha deciso di riproporlo fuori abbonamento per coloro a cui è sfuggito l’anno scorso ed avessero intenzione di vederlo.

È stata una sorta di “prova aperta” considerato anche il cambio della protagonista Elena: Caterina Misasi al posto di Vanessa Gravina. La novità non ha creato “scossoni” o problemi al regista Roberto Valerio che ha infuso sicurezza e incisività alla nuova protagonista.

Una scena della commedia “Zio Vanja” di Cechov per la regia di Roberto Valerio (foto di Ilaria Costanzo)

Dunque quasi un nuovo debutto che gli spettatori hanno gradito e, siamo certi, altrettanto succederà nel prosieguo della tournée.

Come si diceva la pièce tocca molte città italiane. Per rimanere in toscana le tappe sono: Lamporecchio, il 29 gennaio, al Teatro degli Animosi di Carrara il 14 e 15 febbraio, al Teatro Pacini di Pescia il 4, al Teatro Verdi di Pisa il 25 e 26.

Ricordiamo la compagine teatrale: Giuseppe Cederna, volto molto amato dal pubblico di teatro e cinema è Zio Vanja, Caterina Misasi Elena e con loro, Alberto Mancioppi (il professore), Mimosa Campironi (Sonja), Elisabetta Piccolomini (Marjia), Pietro Bontempo (Astrov) e Massimo Grigò (Telegin).

Questo dramma russo, che Čechov considerava però una commedia, quasi un vaudeville, debuttò ufficialmente il 26 ottobre 1899 al Teatro d’arte di Mosca, con la regia di Vladimir Ivanovič Nemirovič-Dančenko e Konstantin Sergeevič Stanislavskij, Zio Vanja è la rappresentazione delle grandi illusioni, di percorsi che iniziano per poi tornare al punto di partenza, della noia, che non è spazio per la creatività ma al contrario anticamera della depressione, maschera della paura che paralizza impedendo di realizzare i proprio progetti e che Roberto Valerio ha deciso di restituire però con una messa in scena a contrasto, energica, movimentata.

Per Roberto Valerio questa “è un’opera delle occasioni mancate, della rinuncia, basata su un vero e proprio meccanismo di inerzia. Così come in Beckett i due clown Vladimiro ed Estragone attendono Godot, così i personaggi di Čechov attendono, invano anch’essi, la felicità e un futuro migliore”.

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