di Andrea Mori
MONTEMURLO – Nell’immaginario collettivo, in ogni parte del mondo, probabilmente la data dell’11 settembre viene accostata all’attentato terroristico delle Torri Gemelle di New York avvenuto nel 2001. Eppure, a quel numero e a quel mese del calendario corrisponde un giorno che è altrettanto triste e forse non meno importante per le conseguenze politiche, militari ed economiche che ne seguirono: l’11 settembre del 1973, quando il governo democraticamente eletto in Cile e guidato da Salvador Allende venne rovesciato con un colpo di Stato dalle forze armate cilene. Diversi erano infatti i settori della società cilena che continuavano ad opporsi alla sua presidenza, oltre agli Stati Uniti che esercitavano una pressione economica e diplomatica sul governo. Allende, ferito nel corso dell’assalto dei golpisti, si suicidò lo stesso giorno e una giunta militare guidata da Augusto Pinochet prese il potere, instaurando un regime dittatoriale.
In occasione del 50esimo anniversario da quel tragico evento, al Centro Giovani di Montemurlo “David Sassoli”, la serata della rassegna “Un autunno da sfogliare”, è stata dedicata al Cile di ieri e di oggi (“Que viva Chile 1973-2023”), passando inevitabilmente per quel fondamentale snodo negli anni ’70.
E quando si dice le coincidenze della storia, l’11 settembre è una data fondamentale anche per Montemurlo: il quel giorno del 1944 la città venne liberata dal nazifascismo.
Gli ospiti della serata dedicata al Cile, sono stati il professor Bruno D’Avanzo, ispanista, fondatore e direttore del Centro studi e iniziative America Latina di Firenze che ha parlato della storia, della cultura e della società cilena a cinquant’anni dal golpe e Camilo Duque, rappresentante della comunità cilena fiorentina. Curatrice della serata la dottoressa Alessia Cecconi.
“Fu così che a livello mondiale cominciò il neoliberismo con gli yankee boys. Finì lo stato sociale ed iniziò un impoverimento dello stato civile. Il colpo di Stato fu finanziato dagli Usa, Nixon e Kissinger intervennero pesantemente – ha ricordato il professor D’Avanzo – quando Allende era al potere fu l’unico momento in cui gli indigeni nel Paese godettero degli stessi diritti del resto della popolazione, cosa che non era avvenuta prima, Nè avvenne dopo. Per la prima volta la scuola divenne pubblica e si diffusero ospedali”.
Per Camilo Duque “il Cile di oggi è un Paese con delle ferite aperte. Il popolo, sia quando c’era Pinochet che dopo, subisce discriminazioni. Tutto poi è stato privatizzato”.
Di Boric, l’attuale Presidente del Cile, Duque commenta che “su pensioni e istruzione ha fatto delle promesse importanti, ma gli manca coraggio di attuarle.”



