di Stefano Di Cecio
PISTOIA – Edito da Giunti è stato presentato in prima nazionale all’auditorium Terzani della Biblioteca San Giorgio a Pistoia, “Vola golondrina”, l’ultimo romanzo di Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli.
Si è trattato di un’anteprima del 68° Premio Ceppo a cura del presidente Paolo Fabrizio Iacuzzi. Dopo l’introduzione di Maurizio Gori, sono intervenuti il professor Antonio Franchini, direttore editoriale della Narrativa Giunti, Alberto Bertoni dell’Università di Bologna e gli autori Guccini e Macchiavelli.

Si tratta di un nuovo romanzo che arriva a 26 anni di distanza da “Macaronì” l’opera prima dell’accoppiata Guccini-Macchiavelli. Un giallo che si svolge su tre piani temporali: la guerra di Spagna, le prime elezioni dell’Italia democratica del 1948, l’omicidio di un esponente neo fascista a Montefosco, nome di fantasia di un paese dell’Appennino Tosco Emiliano, e la storia contemporanea degli anni settanta.
La paura della perdita della libertà pervade il libro che non è solo un giallo ma un romanzo politico. Un genere che in Italia ha visto alternarsi grandi maestri come Leonardo Sciascia. Un romanzo, è stato detto, in cui Guccini e Macchiavelli “ci mettono la faccia”, cioè le loro apprensioni, un anelito di libertà e di democrazia. Un romanzo in cui viene affidato alle donne un grande messaggio di resistenza e di difesa dei valori democratici.

Un libro che, pur nell’attraversamento di drammi e tragedie conserva una vena comica.
Franchini, che ha rappresentato un ruolo fondamentale per far conoscere gli autori e indurli alla scrittura delle loro opere racconta gli aneddoti legati a “come è nata” la loro collaborazione ovvero seduti al tavolo di un noto ristorante dell’Appennino. Franchini ringrazia i due autori sia per la disponibilità dimostrata in passato a collaborare (anche se Guccini all’inizio è stato recalcitrante ma è solo un aspetto del suo carattere) che per averlo seguito nel cambio editoriale da Mondadori a Giunti. Il pomeriggio è proseguito poi con alcuni brani del libro letti da Filiberto Segatto giurato del Premio Ceppo.
Il professor Bertoni confessa che è la prima volta che parla al pubblico in qualità di “professore di thriller” ma è un “vizio privato” che coltiva ormai da quasi sessant’anni in maniera ossessiva perché, dice, “non riesco ad addormentarmi se non leggo qualche pagina di un thriller”. Si complimenta con gli autori, stupito per la freschezza, la qualità della scrittura e la capacità di passare da un periodo storico all’altro. La serialità, dice, è una pratica molto rischiosa ma a loro riesce bene, il loro è un “giallo storico” che apre una dimensione antropologica.

Nei primi romanzi hanno azzeccato un grande personaggio: Benedetto Santovito, umano, efficace, che è stato poi sostituito dal “Poiana” Marco Gherardini, guardia forestale. Operazione non facile. Poi questo scatto ulteriore creando Lope, giornalista, a cui viene chiesto di fare un “soffietto celebrativo” su un fascista ucciso, lei rifiuta e si reca a Montefosco per indagare su cosa è successo e alla fine scioglie la vicenda.
L’ambientazione in molti casi diventa protagonista con tutti i problemi antropologici che ne derivano. Chiudono ovviamente gli autori, scambiandosi battute fra di loro. Alla domanda ci sarà un seguito? Entrambi glissano con un “non facciamo progetti a lunga scadenza”.









