mercoledì, Settembre 9, 2026

Ombrone, la manutenzione “gentile” del Consorzio contrasta con le norme

di Francesco Rauty

PISTOIA – Tengo a precisare che le considerazioni sulle opere di manutenzione dell’Ombrone non volevano essere una critica nei confronti del Consorzio, ma lo scopo era solo quello di dire ciò che penso sull’argomento, senza polemica, come semplice cittadino e con spirito di collaborazione.

La replica del signor Bottino, presidente del Consorzio, mi ha colpito, e anche se non volevo replicare mi sono sentito in dovere di farlo.

Le foto riportate in calce sono riferite a due ponti, in punti diversi dell’alveo dell’Ombrone sempre in località Ponte alle Tavole, risalenti al secolo scorso. Come possiamo vedere l’alveo era mantenuto come prescrive la legge, ancora vigente (Regio Decreto 523 del 1904) e gli argini in muratura erano giustamente considerati opere di contenimento idraulico e quindi mantenuti in perfetta efficienza.

Oggi l’alveo è diventato un bosco e gli argini abbandonati e lasciati crollare, solo perché (come sostiene il presidente del Consorzio di bonifica 3 Medio Valdarno) “non hanno funzione e classificazione di opere di difesa idraulica in considerazione del fatto che i calcoli ingegneristici dimostrano che anche la piena con tempo di ritorno duecentennale, attuale valore di riferimento per la modellazione e gestione idraulica, arriva a malapena a lambirle”.

Costruire un modello per la gestione idraulica vuol dire sviluppare un algoritmo in grado di prevedere gli effetti di un flusso idrico prodotto da un determinato evento pluviometrico in relazione alla morfologia del territorio che ne viene attraversato. Purtroppo non ci si rende conto che se le caratteristiche morfologiche del bacino e dell’alveo in particolare sono dati oggettivi e ben rilevabili, il problema si trova nelle caratteristiche degli apporti idrici nel bacino, che normalmente vengono stabilite sulla base di dati statistici. Purtroppo con i cambiamenti climatici in atto tali dati non danno più nessuna certezza. A questo si aggiunge che con il cambiamento climatico sono soprattutto i bacini idrografici medio piccoli quelli maggiormente sollecitati da piogge molto intense e di limitata estensione. Si ricorda che la piena del 1966 non solo arrivò agli argini ma distrusse anche il ponte in muratura ricostruito dopo la guerra.

La manutenzione gentile attuata dal consorzio è in netto contrasto con la norma nazionale, ma anche in contrasto con le informazioni che si possono leggere sul sito del Consorzio: “l’attività del Consorzio di Bonifica serve a ridurre il rischio idraulico e scongiurare esondazioni incontrollate ed alluvioni nei centri abitati, a difendere i corsi d’acqua naturali e i terreni circostanti, a realizzare gli interventi per assicurare un corretto scolo delle acque che provengono dalle zone collinari e montane e a tutelare le risorse naturali e paesaggistiche del territorio favorendone la conservazione e la fruibilità da parte dei cittadini”.

A proposito poi delle “alberature giovani e robuste capaci di reggere in caso di piena” come sostiene il presidente del Consorzio, ci si può immaginare la fine che farebbero e dove andrebbero a finire in caso di una piena come quella del 1966 che ha fatto crollare il solido ponte in muratura ricostruito nel dopoguerra.

Quando c’è anche la minima possibilità che un evento eccezionale possa provocare danni ingenti e lutti, non si può rischiare, sulla base di calcoli statistici non più sicuri, di eseguire opere di manutenzione rischiose e oltretutto in contrasto con la legge nazionale o non manutenzione (argini) perché le conseguenze sarebbero devastanti, e chi ha proposto le suddette opere ne dovrebbe poi rispondere di fronte ai cittadini, che andrebbero a subire ingenti danni.

Il Consorzio non deve, come sostiene il Presidente, trovare un “equilibrio tra diverse istanze e posizioni”, ma il suo compito è solo ed esclusivamente quello di perseguire alla lettera quelle che sono le sue attività tenendo conto delle leggi esistenti.

Ponte alle Tavole Foto dei primi anni del novecento (il ponte si trovava molto più a sud di quello attuale). Il ponte fu minato e fatto saltare durante l’ultima guerra. Si può notare l’alveo completamente privo di vegetazione come prescrive la legge nazionale e gli argini in muratura perfettamente mantenuti.

Il vecchio ponte minato durante la guerra

Particolare del vecchio ponte minato fatto saltare durante l’ultima guerra. Si può notare la cura con cui venivano mantenuti gli argini in muratura e lo scivolo (dove c’è l’attuale ponte in cemento armato) utilizzato per accedere all’alveo per procurarsi da una parte il materiale da costruzione e dall’altra liberare l’alveo dagli accumuli dei materiali trasportati dalle piene.

Il ponte ricostruito

Ponte ricostruito dopo la guerra ma poi crollato a seguito della piena del novembre 1966 (poco dopo l’alluvione di Firenze). Si può notare la pulizia dell’alveo e le ottime condizioni degli argini in muratura.

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