di Marzio Dolfi
PISTOIA – “Assenza devastante di un progetto”. “Un piano dove mancano idee forti per la città”. “Mille grandi sogni e nessun raccordo con il territorio dell’Area metropolitana”.
Pollice verso quello del gruppo consiliare del Partito Democratico nei confronti del Bilancio di previsione appena varato dal Consiglio comunale con soli i voti della maggioranza. Un giudizio che va oltre il voto contrario.

A nome di tutto il Gruppo Pd, ne parlano Matteo Giusti, Lorenzo Boanini e Stefania Nesi. E la loro è una condanna senza attenuanti, sia dello strumento finanziario, sia dei progetti previsti, sia di una idea di città che continua a non intravedersi.
“Cinque giorni di discussione per dare un giudizio negativo: non ci hanno dato molte possibilità (nessuna per quanto riguarda lo spostamento anche di piccole cifre) con Pistoia che perde sempre di più la sua funzione di guida dell’interland di cui è capoluogo” – dice Matteo Giusti che ricorda come sono stati respinti tutti gli emendamenti che prevedevano un impegno anche di piccole cifre; e fa l’esempio di proposte culturali nate dal confronto con commercianti, centro storico e Associazioni culturali.
Stefania Nesi ricorda come siano “terribili” gli indicazioni economici che compongono il ritratto di Pistoia. “Mancano le idee forti per la città; in questo Bilancio c’è tutto ma manca la rete, il raccordo fra città e territorio”.
“Se la ‘Visione’ della città si deve affidare alla grandi opere, il sogno è già spento”. I ‘grandi sogni’ hanno già fatto capire i loro limiti: “San Lorenzo ad esempio è una visione riduttiva – commenta ancora Nesi – che nasce passo passo e incontra per strada l’idea di metterci dentro il Museo Marino Marini. E’ l’esempio che manca una piano di fondo e prevale un senso di improvvisazione”. Non diverso, per il Pd, è il destino dell’Area Pallavicini, un progetto considerato già morto.

La maggioranza punta molto sugli interventi ordinari: “dicono che su questo hanno fatto molto ma i cittadini non se ne sono accorti. Lo scontento è evidente. Del resto dal politico non ci si aspetta solo la manutenzione. Si pretende di più”. Lo sottolinea Lorenzo Boanini, che accenna al Piano Strutturale scaduto da 4 anni: “doveva arrivare entro la scorsa primavera, ma non si è visto ancora. Non solo è scaduto, ma soprattutto è vecchio”.
E rappresenta il simbolo di una visione strutturale che non c’è, di un progetto di quello che sarà la città che ostinatamente manca. Come mancano nuovi strumenti urbanistici.
Gli esponenti Dem si soffermano a lungo sulla cultura, considerata una delle voci più sofferenti . Ed è singolare per una città che solo 6 anni fa aveva il titolo di “città della cultura”. Oggi – sottolineano i tre consiglieri – la cultura la stanno facendo le Fondazioni private. Va bene, ma stride la mancanza della cornice che guidi un progetto complessivo e con riflessi che rimbalzano in molti altri settori, a partire dal turismo.
Il Bilancio bloccato non ha permesso nelle lunghe ore di dibattito di rimediare alle lacune. E a cambiare rotta -sottolineano Giusti, Boanini e Tesi – non bastano certo alcuni emendamenti accolti dalla maggioranza su ambiente, cultura, turismo, giovani (in tema di biblioteca, aule-studio, fontanelli nelle scuole…).
“Sono solo alcuni piccoli passi, che ci aspettiamo e controlleremo che ora vengano portati avanti”.







