PISTOIA – Rossano Baronti è stato il primo atleta portatore di handicap a partecipare alla maratonina di Pistoia, per qualche anno è stato ai nastri di partenza a cavallo del suo Ciclone.

Per lui lo sport è qualcosa in più rispetto a una semplice gara. Correre per le strade pistoiesi come lungo le street di New York o le boulevard di Parigi e dimostrare a se stesso e anche agli altri che l’handicap non è un limite, che stare su unna sedia a rotelle non significa essere obbligati a compiangersi, tanto meno che non esiste un’alternativa a cullarsi nella depressione.
“Fare sport per me è trovare la forza per reagire – ha raccontato Baronti – dopo avere tagliato il traguardo di una delle maratonine di Pistoia al quale ha partecipato, è una terapia migliore di una pasticca”.
Per lui la Maratonina di Pistoia è stata un’importante pagina della sua vita sportiva. La prima volta che ha partecipato era l’unico portatore di handicap e prese come premio una coppa; era solo in gara.
Con il passare degli anni invece sono stati molti coloro che lo hanno seguito dandosi battaglia per le strade di Pistoia. Un esempio, quello di Baronti, che ha stimolato stimolato molti a iniziare a fare sport e a fare comprendere che la disabilità non è un problema se si ha voglia di mettersi in gioco e sfidare se stessi.
Agli organizzatori della Maratonina di Pistoia va riconosciuto il merito di aver creato le condizioni ideali per diversificare le categorie in base al tipo di handicap.
Baronti 35 anni fa non avrebbe mai pensato di prendere la sedia a rotelle e mettersi a correre.
In seguito all’esperienza sportiva pistoiese, per Rossano arrivarono tante soddisfazioni: la vittoria al campionato italiano, la partecipazione ai campionati mondiali in Svizzera e alla Maratona di New York.
La raccomandazione di Rossano è sempre stata quella di non parlare dei portatori di handicap in maniera pietosa: la pietà non fa bene a nessuno.
Nel 2001 ha partecipato alla Pistoia Abetone, 53 km di dure salite. Per lui fu
una gara durissima, ma altrettanto bella alla quale partecipò quasi per scherzo, entusiasta per la possibilità di cimentarsi in questa gara con il “Ciclone”.
“Pensavo – ricorda – di fermarmi ai traguardi intermedi de Le Piastre o di San Marcello, poi invece testa e braccia mi condussero a tagliare il traguardo alle Piramidi”.
La sua era una carrozzina particolare, una handy bike che permette di affrontare anche dislivelli elevati.
L’anno successivo coinvolse nell’avventura anche altri 5 amici tutti entusiasti dell’esperienza sulle dure salite che portano all’Abetone.









