mercoledì, Settembre 9, 2026

Paolo Priami e “Il cinema di carta”: un viaggio tra le locandine che hanno fatto la storia

PISTOIA – Un affascinante viaggio lungo quasi quarant’anni di storia del cinema attraverso una selezione di locandine originali di film italiani e stranieri.

Un percorso espositivo fra titoli che hanno segnato la cinematografia nazionale e internazionale tra gli anni Sessanta e la fine degli anni Novanta, con una mostra di circa trenta locandine, tutte prime edizioni, che oltre a costituire una collezione di assoluto pregio e di valore economico rappresentano delle vere e proprie “opere d’arte” in ambito cinematografico tra disegni, fotogrammi e fotografie.

Il collezionista pistoiese Paolo Priami e alcune immagini dell’esposizione di locandine originali negli spazi della pasticceria Bohero (fotografie di Stefano Di Cecio)

È “Il cinema di carta” del pistoiese Paolo Priami, nuova e originale mostra curata da Giusy Cumbo che da alcuni giorni occupa le pareti e gli spazi interni della caffetteria e pasticceria Bohero di Pistoia, dove resterà visibile al pubblico fino al prossimo 5 aprile.

L’esposizione segna la ripartenza del ciclo “In arte Bohero”, volto a promuovere e valorizzare l’arte in tutte le sue forme – pittura, disegno, fotografia, e adesso locandine da collezione – all’interno di un ambiente apparentemente “estraneo” e sicuramente inaspettato, ma che può costituire una preziosa occasione di incontro con i vari linguaggi artistici durante il tempo di una colazione, di un caffè al bancone o della lettura di un quotidiano.

Ecco allora che, volgendo lo sguardo verso le pareti della caffetteria, non si può non rimanere attratti e incuriositi dal “cinema di carta” di Paolo Priami, appassionato di cinema e da alcuni anni collezionista di locandine originali e prime edizioni uscite in Italia, che insieme a Giusy Cumbo ha selezionato le più interessanti e significative tra le circa settanta opere che ad oggi compongono la sua collezione.

“Qualche anno fa sono stato con mio figlio a Lucca Comics, una manifestazione che prima di quel momento non avevo mai visitato – racconta – e lì ho acquistato due riproduzioni di locandine di film piuttosto recenti di Tarantino, “Django Unchained” e “The Hateful Eight”. Tuttavia, da appassionato di cinema, queste riproduzioni non mi appagavano nè entusiasmavano, e ho cominciato a interessarmi a informarmi sul collezionismo e sul suo funzionamento, dal momento che non volevo accontentarmi di semplici riproduzioni ma iniziare a ricercare e ad acquistare le locandine originali dei film alla loro prima uscita nelle sale cinematografiche italiane.

Infatti vedevo le riproduzioni come qualcosa di scarso valore e accessibile a tutti, volevo qualcosa di più ricercato, spinto anche dalla passione verso alcuni film e alcuni registi in particolare, e così sono entrato in questo “mondo” del collezionismo, fino a quel momento per me sconosciuto. Mi sono procurato le locandine originali che oggi compongono la mia collezione in gran parte attraverso dei canali di vendita specializzati, altre volte anche da altri collezionisti o sui mercatini d’antiquariato; l’aspetto più importante sul quale mi sono dovuto informare è stato quello del valore delle locandine, che può variare di molto in base a vari parametri come la loro prima edizione, la loro tiratura o la loro “anzianità”.

Di solito le locandine più vecchie e più rare hanno un valore maggiore rispetto a quelle più recenti, a volte anche a prescindere dal successo della pellicola. Per esempio, mi piacerebbe avere la locandina di un film diventato “di culto” come “Lo chiamavano Trinità”, con Bud Spencer e Terence Hill: ma al suo debutto nelle sale cinematografiche questo film uscì in poche copie, le rare locandine sono quasi introvabili e hanno un valore economico molto alto”.

Con il passare dei mesi la collezione di Paolo ha preso così corpo, a cominciare dalla “pentalogia” di Dario Argento, uno dei suoi registi di riferimento (“Profondo rosso”, “Suspiria”, “Il gatto a nove code”, “L’uccello dalle piume di cristallo”, “Quattro mosche di velluto grigio”) e poi arricchendosi con pellicole d’autore che spaziano dal primo Tarantino (“Pulp Fiction”) ai capolavori di Kubrick (“Full Metal Jacket”, “Eyes Wide Shut”, “Shining”, “Lolita”), dal cinema francese di Truffaut (“L’uomo che amava le donne”, “La sposa in nero”) ai maestri italiani del Neorealismo, del dramma sentimentale, della commedia erotica. C’è Fellini con il pluripremiato “Amarcord”, c’è Sergio Leone con “Giù la testa”, c’è Tinto Brass con “La chiave” e “Così fan tutte”.

È un percorso sorprendente tra le “pagine” della storia del cinema che non segue un ordine cronologico, ma procede per temi e generi, proponendo talvolta interessanti accostamenti tra film di autori e anni diversi tra loro, ma legati da una qualche affinità. Inoltre ogni locandina è accompagnata da una citazione tratta dal film (tranne uno, che Paolo ha voluto dedicare a un caro amico scomparso) e individuata dalla curatrice Giusy Cumbo allo scopo di porre ciascuna locandina in diretto dialogo con il film da essa rappresentato.

“Mi sono appassionato a queste locandine originali non solo perché amo il cinema e perché esse rappresentano in molti casi dei film che ho molto apprezzato – sottolinea Paolo – ma anche per il loro valore artistico, nell’attento studio del disegno o della fotografia, nella cura e nell’attenzione per i dettagli, nella volontà di chi le ha realizzate di dare subito all’osservatore un’immagine diretta del film.

Per molti aspetti queste locandine sono assai diverse da quelle dei film attuali, più concentrate sul primo piano degli attori e meno sull’evocazione della trama, vista la diffusione dei trailer, dei canali social e dei siti specializzati che anticipano praticamente tutto di un film in uscita. Invece ritengo che queste locandine riferite a un cinema un po’ più “datato” si configurino come delle vere e proprie opere d’arte, dei piccoli capolavori di disegno o di fotografia cinematografica: penso alla locandina azzurra di “Taxi Driver”, che spicca e si differenzia da tutte le altre per questa scelta monocromatica, o a quella gialla di “Gangster Story” che richiama subito a quell’America degli anni Trenta in cui il film è ambientato.

Sono immagini “vissute”, che vengono da un’epoca diversa e che volevano appassionare lo spettatore e invogliarlo ad andare al cinema; oltre a queste, importanti erano anche le foto di scena (nella mostra sono esposte quelle di “Profondo rosso” e “Eyes Wide Shut”) che, in assenza dei moderni trailer, avevano la funzione di catturare la fantasia e la curiosità degli spettatori”.

Ciò si può ben notare in locandine che presentano immagini ormai divenute iconiche come il volto di Jack Nicholson nella scena cult di “Shining” o l’elmetto da marine con la scritta “born to die” che campeggia in quella di “Full Metal Jacket”.

L’esposizione invita dunque l’avventore del Bohero a soffermarsi e a “perdersi” per qualche minuto tra alcuni capolavori della storia del cinema, che Paolo, oltre a custodire gelosamente, ha voluto condividere con tutti gli appassionati di arte “applicata” al cinema.

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