di Andrea Mori
PRATO – Zac, taglio definitivo. Dal Pd è arrivato il comunicato che mette fine alla lunga relazione tra il sindaco di Vaiano Primo Bosi e il Partito democratico, con il quale è stato eletto primo cittadino per due volte consecutive.

Il Pd ha fatto sapere che “Bosi decade da tutti gli incarichi di partito. La decisione del sindaco uscente, di candidarsi con una lista personale alternativa a quella di centrosinistra sostenuta dal Pd (“Cambiare Insieme per Vaiano”), ha fatto scattare immediatamente le procedure previste dallo Statuto e dalle norme interne. Bosi, tra le altre cose, non potrà rinnovare la tessera del Pd per l’anno in corso.”
Sindaco, è arrivata la sua espulsione. Che dice?
È un atto dovuto da parte del partito, il regolamento è chiaro: se uno non si attiene a quelle che sono le linee si mette automaticamente fuori. Addirittura sono previsti due anni di “purgatorio” durante i quali dovrò pensare ai miei errori, a pentirmi e poi forse, se sarò degno, potrò rientrare.
Il segretario provinciale del Pd, Marco Biagioni, ha detto: “Fino all’ultimo mi sono speso per sostenere le ragioni dell’unità, chiedendo al sindaco uscente un passo indietro per tutelare sia l’esperienza di governo di questi anni, sia la grande comunità progressista vaianese”. Cosa risponde?
Che purtroppo non è vero. Nel corso dell’ultimo anno gli ho chiesto più volte un riconoscimento del lavoro svolto; non solo, il Pd ha deciso di presentarsi con un candidato di sinistra (Francesca Vivarelli ndr.) e non con uno del Partito democratico, sposando una campagna che è tutto fuorché a favore dell’amministrazione uscente. La decisione di presentare la lista è stata sofferta, l’ho detto anche alla sua presentazione. Una scelta dolorosa che però ho ritenuto inevitabile in quanto il Pd di Vaiano mi sta facendo, tutt’ora, una guerra incredibile (così come a tutta la Giunta che ha operato con me in questi anni); prendono le distanze da tutto quello che abbiamo fatto. Anche solo la scritta “Cambiare insieme” denota la linea della campagna elettorale.
Cosa si sarebbe aspettato?
Una maggior comprensione dal partito rispetto alle mie ragioni, anche se ovviamente non poteva essere d’accordo; comprensione che non ho visto e ne prendo atto. Detto questo non colpevolizzo nessuno, anche se c’è rammarico. Ma non ci sto neanche a passare da colui che ha fatto una lavata di capo rispetto a quello che il Pd aveva indicato, perché in realtà non ha indicato niente.
Che risposta le sta arrivando dai cittadini?
Una risposta bellissima: mi fermano per strada, vengono al comitato elettorale incoraggiandomi ad andare avanti. Reputano la vicenda assurda. Questa Giunta bene o male ha rispettato quello che era il programma di mandato, e cioè quello con cui cinque anni fa ci siamo presentati agli elettori. Non meritiamo questo fango.
Pensa di vincere?
Giochiamo per quello (sorride ndr). La lotta per avere il consenso è importante, ma noi certo lottiamo per vincere.



