mercoledì, Settembre 9, 2026

San Bartolomeo. Progettare gli spazi pubblici pensando alla sostenibilità

di Marco Cei

PISTOIA – Di recente è stata inaugurata la nuova sistemazione di piazza San Bartolomeo.

Presentato nel 2021 (“intervento minimale e non distruttivo”, secondo l’assessore Leonardo Cialdi), finanziato per circa 150.000 euro (provenienti da un accordo con Esselunga), iniziato a gennaio 2023 e concluso subito dopo Pasqua, il progetto è stato curato dallo studio pratese Ecòl, scelto dall’Amministrazione all’interno di una selezione ristretta. I lavori sono stati eseguiti dalla ditta Co.Edil. di Montemurlo e gli otto alberi (Gingko biloba in una varietà compatta) donati da Vannucci Piante.

L’inaugurazione della nuova piazza in San Bartolomeo

La nuova sistemazione ha suscitato reazioni contrastanti in città. Come spesso accade, l’insoddisfazione ha trovato più voce del plauso e un gruppo di residenti ha da poco consegnato al sindaco Tomasi una lettera di lamentele, chiedendo sedute più confortevoli, cestini per i rifiuti, luci meno violente.

Parlandone con l’architetto responsabile, oggi in pensione, che ha seguito tutto l’iter in qualità di dirigente comunale, ho potuto ricostruire le varie fasi e le scelte che hanno portato alla odierna sistemazione della piazza, che permettono alla fine qualche considerazione più generale sulla difficoltà di ottenere efficaci e convincenti soluzioni nello spazio pubblico.

Il gruppo di progettazione prescelto opera sulla scena nazionale e internazionale da circa dieci anni con installazioni temporanee, progetti e lavori quasi sempre molto apprezzati. Recentemente, insieme all’associazione Spichisi, era già intervenuto a Pistoia, nella riqualificazione della piazzetta Sant’Atto e via de’ Bacchettoni, con opere che richiamano la serialità e i cromatismi del Romanico.

Il Romanico in via dei Bacchettoni

Ecòl si è spesso confrontato anche con altri lavori nella riqualificazione dello spazio pubblico, come in uno recente a Milano.

Spazio pubblico a Milano

Addentrandosi un po’ nelle scelte progettuali della sistemazione di San Bartolomeo, mi è possibile avanzare alcune considerazioni tecniche, ovviamente opinabili.

La riuscita della sistemazione che, come è stato dichiarato, punta a un rinverdimento significativo dello spazio pavimentato, per assicurare ombra e frescura, dipenderà dal buon attecchimento e sviluppo degli otto alberelli, che però sono di una varietà molto bassa e compatta.

Il successo vegetale dell’impianto è però reso problematico dalla esiguità degli spazi (sia in superficie che in volume) destinati alla zolla radicale degli alberi (buchette di meno di 1 m x 1 m).

Piazza San Bartolomeo

Partendo dalla esiguità del budget economico si è rivelata obbligata la scelta di non ripavimentare oppure di liberare la superficie dall’asfalto esistente (“depaving”) per aumentarne la permeabilità complessiva; da qui la scelta, secondo me condivisibile, di segnare la piazza con una trama geometrica.

La scelta di varietà molto compatte e basse di Gingko biloba tradisce una vera e propria “fobia” dell’albero, o meglio, quella di compiere interventi ritenuti troppo impattanti nel contesto urbano in base a una visione cristallizzata del paesaggio, come se dovessimo conservarlo immutabile nel tempo, senza capire che noi oggi viviamo nella città del 2.000 e non in quella del Medioevo.

Nella stessa ansia di minimizzare le nuove forme ed elementi, rientra senz’altro la scelta delle sedute e delle luci, secondo me ottenendo il risultato opposto, cioè quello di un intervento quasi brutale, sia per il numero dei blocchi di cemento (seppure nobilitati dall’impasto con polvere di pietra) che per l’impatto dei quattro pali luminosi.

Piazza San Bartolomeo

La riuscita della sistemazione si potrà valutare nel tempo, con il passare delle stagioni e la crescita degli alberi (speriamo vigorosa); in questo momento l’area non risulta molto accogliente, per la scarsità dell’ombra, la scomodità dei blocchi (più adatti ai giochi dei bambini che alla seduta dei grandi), il forte impatto della luce dei pali illuminanti.

La riproposizione di un modulo (a croce) di quattro sedute davanti alla chiesa appare forzato, alla ricerca di un minimo comun denominatore formale, fra l’altro non richiesto e che le due piazze (quella religiosa e quella civile) non possiedono per niente.

A seguito di domande e perplessità avanzate, il dirigente ha confessato che la sistemazione attuata è piuttosto lontana dai primi progetti scaturiti dal confronto fra uffici comunali e progettisti, in quanto le continue e incoerenti revisioni della Soprintendenza (si sono succeduti tre responsabili e ognuno ha dato indicazioni differenti) hanno portato a sei progetti diversi, non necessariamente migliorativi.

Qualche riflessione più generale

La prima e più importante è quella che prima di verificare nel merito progettazioni e realizzazioni urbane, sarebbe utile soffermarsi sul metodo con il quale vengono alla luce. Sia che provengano direttamente dagli uffici tecnici dell’ente pubblico, che dagli studi professionali specialistici, sarebbe bene che la cittadinanza fosse maggiormente coinvolta e informata su necessità e obiettivi delle trasformazioni in atto. I vuoti rituali della partecipazione, come normata e praticata oggi, non svolgono in alcun modo il necessario coinvolgimento dei cittadini che, ricordiamo, sono i veri committenti delle opere.

Poi, ritengo non sia più accettabile che un ente responsabile della tutela generica di ambiti vastissimi non debba rendere pubblicamente conto dei criteri di valutazione, esplicitandoli e accettando contraddittori e confronti, ovviamente di tipo tecnico e non di pubblica opinione. Basta il caso di San Bartolomeo, con tre funzionari della Soprintendenza succedutisi in tre anni che hanno portato a sei revisioni del progetto iniziale, e mostrato la sostanziale incoerenza e inaffidabilità di tale modo di procedere.

Volgendosi invece al merito, tutte le trasformazioni degli spazi pubblici dovrebbero rendere conto della loro sostenibilità, cioè della loro capacità di mantenersi nel tempo, con usi razionali delle risorse, individuazione dei soggetti che le dovranno curare e tenere in vita; la transizione ecologica non deve essere uno slogan ma un metodo e un obiettivo. San Bartolomeo, con uno sforzo di iniziativa e di creatività, poteva diventare un esempio virtuoso per migliorare sostanzialmente la qualità urbana del quartiere di San Marco, come comfort urbano, mitigazione dell’isola di calore, permeabilità del suolo, rimpinguamento della prima falda freatica.

Entro poco tempo, un anno o due, i pistoiesi saranno chiamati ad esprimersi sul governo della loro città, ed è tempo che anche per quanto riguarda la qualità degli spazi pubblici diventino molto più attenti ed esigenti con i loro amministratori di quanto mostrato finora.

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