mercoledì, Settembre 9, 2026

Terra Santa, incontro con il palestinese Isaa Albaabich

di Caterina Benini

CASALGUIDI – Si è svolto ieri sera, 29 maggio alle ore 21 alla sala Francini della Misericordia di Casalguidi e Cantagrillo un incontro con il giovane palestinese Isaa Albaabich che ha portato la sua testimonianza da Betlemme.

L’incontro è stato organizzato da Don Andrea, parroco della parrocchia di San Pietro a Casalguidi e Antonella Lombardo dell’associazione culturale Dancelab di Montecatini. Dopo i saluti di Don Andrea, è stata la volta di Antonella Lombardo dell’associazione culturale “Dancelab armonie” di Montecatini Terme che da anni si occupa di progetti che grazie alla danza e all’arte favoriscono l’incontro tra culture e religioni lontane.

“Attraverso la danza si entra tutti in contatto- ha raccontato Antonella -è un linguaggio
superiore. Come associazione abbiamo conosciuto la realtà di Betlemme circa otto anni fa ed è subito diventata casa. Quando andiamo in Terra Santa ci sentiamo accolti come da una
grande famiglia. Isaa è un amico vero, in questi anni siamo stati testimoni di cambiamenti
importanti nella sua vita, dall’amore con la moglie, al matrimonio, alla paternità”.

Quando Isaa ha preso la parola ha catalizzato subito l’attenzione dei presenti e con la sua voce pacata e il suo fare gentile ha raccontato la sua storia. “Parlo italiano perché ho vissuto due anni vicino ad Arezzo per seguire un progetto di integrazione, poi ho fatto un master a Roma e un’esperienza lavorativa all’ambasciata palestinese, dopo mi sono trovato di fronte ad una scelta ed ho deciso di tornare in Terra Santa; sono un cristiano della Palestina questa è la mia identità”.

Isaa ha dichiarato di non essere “pazzo” per aver fatto questa scelta, anche se consapevole che molti a diUerenza sua, vorrebbero fuggire in cerca di altre possibilità. Quando Isaa è tornato a casa ha ritrovato molte cose alle quali si era abituato prima di partire: i muri, i check point per passare da una parte all’altra della città, l’acqua calda disponibile solo due o tre volte al mese. Era convinto che quella fosse la normalità, non era infatti mai uscito dalla Terra Santa, quindi, non conosceva altre situazioni.

Dopo essere stato in Europa e in particolare in Italia il suo ritorno a Betlemme
ha dato vita ad un sentimento nuovo: la rabbia. Isaa ha raccontato che ciò che prima era
normale, dopo è diventato inconcepibile, non riusciva più a sopportare di non essere libero. I cristiani in Terra Santa sono circa settantamila, una minoranza ma sono molto visibili e attivi in diversi ambiti. Da quando Isaa ha fatto ritorno a casa si occupa di organizzare viaggi e pellegrinaggi.

Nonostante la terra Santa sia da sempre una zona calda del pianeta, dove il giovane è cresciuto vedendo i carri armati vicino alle case e scene di violenza nelle strade, mai la situazione è stata drammatica come dopo il sette ottobre.

“Mi sono svegliato, ha raccontato, con un missile caduto vicino alla mia abitazione, in un giorno tutto è cambiato. A Betlemme i primi due mesi di conflitto siamo stati tutti bloccati in casa, sono stati cancellati i visti per potersi spostare”. In Terra Santa l’80% del lavoro è basato sul turismo e il restante 20% ci ruota intorno. Dopo il sette ottobre tutto si è fermato.

Con queste condizioni sono aumentate le violenze domestiche, la disperazione, la povertà, le paure verso il futuro e molti bambini hanno aggravato la loro condizione, rinunciando ad un’infanzia felice. Secondo Isaa in Occidente arriva solo una parte delle notizie, non tutto. I media raccontano spesso una verità incompleta.

“Io sono fortunato perché ho doppio passaporto, mia moglie è italiana quindi posso muovermi più liberamente, ma molti amici e parenti sono imprigionati nel loro paese senza una via d’uscita”.

Isaa ha conosciuto sua moglie nel periodo del Covid perché la giovane era rimasta bloccata in Terra Santa. Nel giro di due anni si sono sposati e prima di Natale è nato il piccolo Giuseppe che ha reso Isaa padre.

“Non ho paura di restare in Palestina, ha risposto ad una domanda del pubblico, chi cresce nella mia terra è più forte, non ha la possibilità di un piano B e nella vita è destinato a fare grandi cose”. Isaa ha portato in Italia alcuni oggetti religiosi costruiti con il legno della Palestina non solo come testimonianza ma perché con i proventi delle vendite potrà sostenere le comunità palestinesi nella sua terra.

Isaa ripartirà dall’Italia il 7 giugno per tornare da sua moglie e dal piccolo Giuseppe con la speranza di poter fare qualcosa per costruire un mondo migliore dove suo figlio possa essere libero di decidere cosa fare e poterlo liberamente realizzare. “Qualsiasi
azione di violenza contro civili va condannata, ha detto il giovane, per me è una benedizione poter vivere in Terra Santa”.

Alla fine della serata, visibilmente commosso, ha ringraziato le tante persone che erano presenti ed che hanno seguito con interesse la sua storia. Ad ascoltare il suo racconto c’era anche il gruppo giovani scout San Giorgio di Pistoia accompagnati dai capi clan Andrea Bettacchioli e Marta Calvi.

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