PISTOIA – Giovedì 11 luglio il Pistoia Blues Festival regalerà al pubblico una serata davvero speciale dai ritmi blues, soul e jazz.
Sul palco di piazza Duomo si alterneranno una voce italiana e una internazionale: quella di Mario Biondi, versatile artista catanese che non ha certo bisogno di presentazioni, e quella di Dee Dee Bridgewater, cantante statunitense annoverata tra le “regine” del jazz, con all’attivo una carriera artistica di più di cinquant’anni segnata da importanti collaborazioni. E un legame speciale con l’Italia: per tre anni consecutivi, dal 1989 al 1991, ha partecipato al Festival di Sanremo in veste di ospite (eseguendo cover di brani italiani e duettando con Ray Charles), mentre nel 1995 durante il programma tv “Notte blu” ha duettato con Giorgia sulle note di “Georgia on my mind”.
L’artista di Memphis dividerà la serata con Mario Biondi, in tour per presentare il suo ultimo progetto discografico, che torna al Pistoia Blues Festival in uno show di musica ed emozioni in cui la parola d’ordine sarà “condivisione”. Proprio in vista del concerto di giovedì abbiamo avuto modo di rivolgere a Mario alcune domande.

Hai debuttato giovanissimo, e non ancora maggiorenne hai fatto da “spalla” in un concerto a Taormina a Ray Charles, figura iconica della musica soul e blues che qui a Pistoia ha scritto la storia del Festival. Che esperienza è stata e quanto ha inciso per la tua crescita professionale?
Avevo da poco compiuto diciassette anni, arrivai al “Tout-va Club”, il casinò della zona orientale della Sicilia all’epoca come cantante residente. Iniziai ad aprire i concerti ad artisti come Fred Bongusto, Peppino di Capri, Franco Califano. Ad un certo punto della stagione arrivò Ray Charles, che all’epoca imperversava, lo chiamavano “The genius”. Ovviamente era “blindato” e non potevo avere contatti, ho avuto però la fortuna di seguire il soundcheck del suo trio. Fu un’esperienza piuttosto fugace. Diverse invece le collaborazioni con Burt Bacharach, con cui ho condiviso un tour e scritto insieme delle canzoni. Nella mia carriera ho incontrato quasi tutti i miei “miti”.
L’anno scorso è uscito il tuo ultimo album, “Crooning Undercover”, che nel titolo richiama a uno stile di canto più dinamico e “personale” all’interno del jazz, sulla scia di grandi artisti del passato come Bing Crosby e Frank Sinatra. Che cosa rappresenta per te questo disco, che segna i tuoi 35 anni di carriera artistica all’interno di un percorso musicale contraddistinto sempre da originalità e contaminazione?
Segna un ritorno a quello che è stato un genere che mi ha sempre portato fortuna: ho iniziato con gli standard jazz nei club negli anni Ottanta. All’epoca mi trovavano molto “sinatriano”: una mia cover di Frank Sinatra diventò famosa in Inghilterra e nei crediti c’era scritto “interpretato da un giovane italiano sinatriano”. Perchè quindi non tornare sul “luogo del delitto”? Mi ha appassionato tantissimo. Sia lavorare sui brani originali sia sui brani tradotti e soprattutto per la parte orchestrale che ha avuto un peso specifico in tutto il progetto.
Il prossimo 11 luglio condividerai la serata del Pistoia Blues Festival con una “regina” del jazz, la cantautrice statunitense Dee Dee Bridgewater. Hai già avuto modo di avvicinarti alla sua musica e di conoscerla di persona?
Ci conosciamo da tanti anni. Abbiamo scritto insieme il brano “All I Want is You” contenuto nel disco “Beyond”: io ho scritto le musiche e lei il testo. Ho stima per lei da sempre, da quel Sanremo nel 1990 dove ha portato il brano “Angel of the Night”, cover in inglese della canzone “Uomini Soli” dei Pooh. Da quel momento siamo entrati in contatto e in tutti questi anni non ci siamo mai persi di vista.
Sul palco di piazza Duomo sarai protagonista di un atteso concerto con diciotto musicisti d’orchestra e un repertorio che presenterà molti dei tuoi successi riarrangiati per l’occasione. Che tipo di show pensi di regalare al pubblico?
In realtà speriamo di condividere più che regalare. Condividere tante emozioni perchè con un organico così ampio l’atmosfera diventa più palpabile e armoniosa. Mi auguro proprio che ci possa essere una condivisione di tutto quello che succede sul palco con il pubblico di fronte a noi.










