mercoledì, Settembre 9, 2026

Madferit, la tribute band pistoiese degli Oasis in volo verso Manchester  

di Stefano Di Cecio

PISTOIA – Da un’idea di Edoardo Cambi, classe 1997, appassionato di musica inglese degli anni 90 e dei Beatles, nel 2018 nascono i Madferit. Il nome del gruppo deriva  da uno slang del dialetto di Manchester, ovvero dal dialetto mancuniano. Letteralmente vuol dire “mad for it” (pazzo per questa cosa). Liam Gallagher lo usa molto durante i concerti, incita il pubblico con questa frase, chiedendo appunto “are you mad for it”?

I Madferit sul palco del Santomato Live

Oggi il gruppo vanta al suo attivo molti concerti non solo in Italia ma anche nella stessa Manchester, dove torneranno di nuovo per suonare il 15 novembre(allo Star and Garter) e il 17 novembre all’Empire, dove si esibirono nel marzo scorso.

La band ha un programma molto ricco per il prossimo futuro. I componenti sono Edoardo Cambi chitarra e voce; Michele Amadio voce; Giacomo Bigazzi chitarra; Lorenzo Quercia basso; Davide Nocciolini batteria.

Abbiamo rivolto alcune domande a Edoardo e raccontarci qualcosa in più di loro.

Appassionato sia dei Beatles che degli Oasis, c’è qualcosa che li accomuna?

Ci ho riconosciuto alcune sonorità, anche se ovviamente diverse perché tra i Beatles e gli Oasis intercorrono 30 anni. Le canzoni, i suoni, il fatto anche che loro due sono fratelli, insomma è una cosa che si è ripercossa non solo su di me, ma in generale sui fan di questa band, sono stati un fenomeno generazionale.

Da sinistra, Edoardo Cambi e Michele Amadio

Dici sono stati perché da quando hanno litigato fra loro non ci vedi un futuro?

Sicuramente negli anni 90 hanno avuto un impatto veramente importante sulla gente. Oggi, probabilmente anche per come sta andando un po’ la musica in generale, riescono solamente ad arrivare a qualcuno che magari si avvicina per scoprirli e a studiarli. Oggi è un po’ meno immediato, sono passati un po’ di anni, però con  la loro  Reunion potrebbero cambiare le cose.

Il tuo brano preferito? 

È abbastanza difficile da dire perché va un po’ a periodi, però un brano che mi piace veramente tanto è  “Supersonic” mentre i brani che li rappresentano di più sono “Stand By Me”  o anche “Some Might Say” secondo me questi due sono perfetti, non si ritocca una virgola di queste canzoni.

Da un punto di vista tecnico, quali sono le sfide principali che avete incontrato nel riprodurre i loro brani?

Devi stare molto attento al modo di suonare che avevano loro che, non essendo grandi tecnici degli strumenti, riuscivano comunque a tirare fuori questa pasta sonora dovuta dalle distorsioni delle chitarre. Un sound molto grezzo e grossolano. Ci sono comunque alcune peculiarità da rispettare. Giri di basso, ritmo di batteria parecchio semplice, ma devono essere eseguiti in quel modo. Secondo me la difficoltà principale è riuscire a trovare un cantante, (il ruolo di Liam ndr) che abbia la stessa credibilità da un punto di vista sonoro come quella originale, graffiante, intonata, insomma, non è facile, ecco, non è facile.

Come scegliete i brani da eseguire?

All’attivo abbiamo più o meno una trentina di brani  tratti dai primi tre album che anche per loro sono i migliori. Poi ovviamente ne abbiamo altri tratti dagli album successivi, prendiamo  i Greatest hits, i singoli, oppure quelli che hanno avuto un impatto maggiore sulla gente.

Edoardo Cambi

Avete mai ricevuto feedback da membri degli Oasis o dai loro fan?

Sì, abbiamo delle persone che hanno imparato a conoscerci durante i nostri concerti. Seguono i nostri social e talvolta ci vengono a vedere. Abbiamo ricevuto tante volte commenti positivi, anche quando siamo stati la prima volta in Inghilterra, lì abbiamo visto un mondo diverso, una concezione della musica diversa. Quando siamo andati là abbiamo ricevuto molti complimenti. A Manchester c’è proprio una sorta di culto per gli Oasis,  e ci ha fatto molto piacere ricevere complimenti da loro. All’Empire Rochdale Bar ci facevano notare che cantare in inglese per gli italiani non è una cosa semplice e ci hanno detto che non si sentiva la differenza.  Questo vuol dire molto per noi, perché vuol dire che stiamo lavorando bene.

Siete stati chiamati da loro o vi siete offerti voi? 

Era una serata nostra, interamente nostra. Con Michele, il cantante, avevamo posto come obiettivo il riuscire ad arrivare a suonare in Inghilterra.  Poi, un po’ per gioco, un po’ seriamente, abbiamo iniziato a contattare dei vari locali di Manchester. Non è stato semplice perché tanti non ti rispondono, tanti ti dicono ok vediamo….  Alla fine abbiamo trovato questo locale che sembrava più interessato degli altri, abbiamo coltivato la cosa e siamo riusciti poi a fare questa serata, questa data zero appunto, lì nel locale che era pieno. 

Vi hanno pagato?

Certo,  abbiamo coperto le spese abbastanza bene, l’aereo, il soggiorno… Per la prossima volta ci siamo accordati in maniera ancora migliore. Mi sembra una vera soddisfazione.

Avete intenzione di  proseguire la strada della cover band oppure state maturando anche l’elaborazione di musica vostra?

Al momento c’è la volontà di continuare con il progetto Oasis perché siamo partiti veramente da niente e siamo siamo arrivati ad ottenere dei bei risultati. Vogliamo cavalcare anche il momento attuale, quello della Reunion degli Oasis. Abbiamo già diverse date fissate da ora alla fine dell’anno. Per il discorso inedito, pezzi nostri, sarebbe una cosa bella e ci avevamo pensato però al momento in Italia, il genere Britpop, Pop Rock, non va molto. Sarebbe oltretutto ripartire da zero, con un altro nome, un’altra cosa, ecc., Per il momento non è escluso. Diciamo che è in stand-by. Io che ho 27 anni posso anche provare, ma sono il più giovane della band, gli altri che hanno 32, 40 non ne hanno molta voglia.

Avete altri date da ora alla fine dell’anno?

Sì. Due a Manchester. Una la facciamo nello stesso locale dove abbiamo già suonato a marzo, l’altra al The Star and Carter nel centro di Manchester fra il 15 ed il 18 novembre prossimi. Oltre a queste due, faremo un concerto di beneficenza per l’Associazione Orizzonte Autismo di Prato venerdì 11 ottobre, al Cinema Teatro Ambra di Poggia a Caiano. Poi Prato, Pistoia e qualcosina anche in provincia di Firenze, tante cose devono essere confermate, ci dovrebbero essere anche due trasferte, una in zona Rovigo, l’altra nel Lazio, zona Rieti. Abbiamo infine una data anche in Svizzera ad aprile,  Dielsdorf, a 20 km da Zurigo. 

Qual è il valore aggiunto della vostra Cover Band?  Contate solo su quelli che già simpatizzano con gli Oasis, o c’è qualcosa in più ?

Ci sono molte scuole di pensiero su questa cosa, secondo me il valore aggiunto per una tribute band è rifare esattamente quello che fanno loro, in questo caso gli Oasis. Se io vado a sentire un tributo, qualunque esso sia, a me piace sentire la fedeltà. Non tutti fanno questo discorso, a  qualcuno piace arrangiare le canzoni, cosa interessante e bella anche quella, ma secondo me non sei più una tribute band, sei un qualcuno che reinterpreta. L’obiettivo è avvicinarsi il più possibile all’originale. Poi qualcosa di tuo ce lo metti per forza perché non sei loro. L’importante è cercare di essere il più possibile fedele al sound, al modo di cantare, di vestirsi, anche di apparire.

Se tu potessi incontrare Noel o Liam, cosa gli domanderesti?

Sarebbe ganzo incontrare tutti e due, sicuramente. Però personalmente vorrei incontrare Noel. Sarà perché magari anche io nella band ho il ruolo di Noel. Liam “è più da birra e pub”. Sicuramente ti fa fare due risate, anche a te. Con Noel, ci vorrei fare una chiacchierata e approfondire alcune cose di lui.

Avete mai avuto momenti di difficoltà? 

Sì, anche quest’estate, non è stato un momento buono. Avevamo pochi concerti e c’era un po’ di malcontento. Alcuni dei membri  cominciavano a interessarsi ad altri progetti, poi alla fine insomma abbiamo risolto.  C’è stato anche il discorso della Reunion, sono venute fuori delle nuove date e ora siamo tutti pronti per partire. E’ fisiologico, ci gestiamo. La cosa buona è che non succede mai a tutti insieme.

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