lunedì, Settembre 14, 2026

Poggio a Caiano, le regole nelle nomine sono un optional

di Mauro Banchini*

POGGIO A CAIANO – “Non è i’ bere, l’è i’ ribere!”. A Firenze e dintorni, tutti si conosce il significato del motto antico. Vuol dire che non ci ubriaca bevendo ma solo continuando a bere.

Riccardo Palandri

Viene in mente questo motto fiorentino davanti a nuovo decreto del sindaco Palandri (il 44 dello scorso 23 ottobre) nel quale lui insiste nel voler ignorare, sulle nomine di rappresentanti del Comune in enti vari, una delibera che lui stesso fece approvare dal Consiglio comunale.

E’ il caso, stavolta, di una Fondazione pratese: quella che si occupa di tenere viva la memoria su Deportazione e Resistenza sotto i regimi fascista e nazifascista. Uno spazio importante per chi, specie oggi, ha a cuore il valore dell’antifascismo.

Nel giugno 2023 per quel ruolo, a forte impronta antifascista, fu scelta la vicesindaca leghista Diletta Bresci. In una giunta non esperta, forse si erano scordati di adottare l’atto. E siccome questa non è una formalità, l’atto fu preso nel febbraio successivo.

Va però notato che anche quella nomina – come un’altra poi salita all’onore delle cronache per altro tipo di vicende – era stata presa in modo non immediatamente regolare: non teneva conto degli indirizzi che il Comune, dal dicembre 2023, è obbligato a seguire quando il sindaco deve nominare rappresentanti in enti e organismi.

In base a tali indirizzi i rappresentanti comunali vanno scelti per “competenza ed esperienza” in procedure “trasparenti e pubbliche”, devono fornire “affidabilità” sulle specifiche loro “competenze”.

Il Comune deve istituire “un apposito Albo” nel quale, via via si renda necessaria una nomina, “i soggetti che intendono candidarsi devono presentare apposita istanza allegando il proprio curriculum vitae” secondo quando previsto “dallo specifico avviso”. E il sindaco è obbligato a scegliere “attingendo dall’Albo”.

Nulla di tutto questo, per la nomina di Diletta Bresci nel consiglio d’amministrazione di quella Fondazione (ma anche per un’altra nomina) venne allora fatto.

Non ci fu un avviso pubblico, non è mai stato istituito l’Albo, nessun cittadino ha saputo in via preventiva che c’era la possibilità di candidarsi per quel posto. La vicesindaca è stata scelta, dal sindaco, come se quella delibera che fissa obblighi così chiari, non esistesse.

Ma non finisce qui.

Solo pochi giorni fa abbiamo appreso che, per motivi non resi noti, già dallo scorso 8 maggio (dunque neppure tre mesi dopo la nomina ufficiale), l’esponente leghista ha preferito dimettersi dal cda di quella Fondazione.

Dovendola sostituire e volendo seguire la regola che lui stesso fece approvare al Consiglio, il sindaco avrebbe dovuto istituire l’Albo, pubblicare l’avviso, far sapere a tutti che il Comune stava cercando un rappresentante in quella Fondazione, dare il tempo necessario per raccogliere le disponibilità, analizzare i curricula presentati e scegliere fra essi (magari scegliendo comunque chi ha poi scelto. Ma così sarebbe stata, almeno, una nomina regolare).

Invece il sindaco non ha fatto nulla di tutto ciò. Ha aspettato 8 mesi dalla conoscenza delle dimissioni di Bresci e, appunto con il decreto sindacale del 23 ottobre, ha nominato il rappresentante bypassando la procedura. Un’altra nomina a rischio di irregolarità.

Deve essere stata la Fondazione, a metà ottobre, a far presente al sindaco che lui aveva il dovere di fare la nomina perché il cda ne aveva urgente necessità dovendo convocarsi entro il 30 novembre 2024 per poter approvare il bilancio preventivo 2025.

Ed ecco che Palandri deve essersi ricordato della nomina. E ha provveduto pochi giorni dopo a scegliere il nuovo rappresentante. Ha nominato, nella Fondazione antifascista, il consigliere comunale Matteo Bonfanti (eletto in quota “Fratelli d’Italia”).

Vivi auguri a Bonfanti, che certo possiede requisiti e competenza necessaria per abitare una Fondazione del genere.

Ma la sua nomina – se qualcuno se ne volesse accorgere – non considera gli indirizzi, obbligatori, che l’amministrazione deve seguire. In queste condizioni è una nomina regolare?

Magari tutto sarà in regola, tutto sarà perfetto, qualche cavillo giustificatorio salterà pure fuori, ma non mancano tre piccole curiosità.

Per quali motivi la vicesindaca si è dimessa da una Fondazione così importante? Perché, dovendola sostituire, il sindaco non ha seguito gli indirizzi fissati dalla delibera consiliare 91 del 29 dicembre 2023? Perché, nel suo decreto finale, lui “richiama” – come se ne avesse tenuto conto – quella delibera consiliare che invece ha del tutto ignorato?

Il vizietto del “me ne frego” (delle regole) e del “tiro dritto” (contro le regole) forse ha colpito ancora?

* Blog La trebisonda (http://www.latrebisonda.it)

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