giovedì, Settembre 10, 2026

Prato. Il consiglio comunale unanime dà il via libera alla nascita della Consulta del carcere

di Andrea Mori

PRATO – Difficile che l’intervento del comandante della polizia penitenziaria, Fabio Gallo, fatto nel corso del consiglio comunale straordinario di stamani, non colpisca.

Fabio Gallo, comandante della Polizia penitenziaria

“Permettetemi di ringraziare questi uomini e queste donne della polizia penitenziaria del reparto di Prato che ogni giorno fanno degli sforzi disumani – ha detto Gallo –. Ogni giorno leggo nei loro occhi sofferenza e un senso di timore”.

Uno stato d’animo di ansia e preoccupazione che il comandante legge “dalle loro paure, dal loro viso. Io cerco sempre di trasmettere loro tutta la vicinanza – ha proseguito Gallo –, ma capisco che a volte non basta, dal momento che all’interno delle sezioni detentive si opera con una difficoltà enorme, con elementi critici quasi quotidiani come, quotidiani, sono i nostri interventi”.

Se la situazione nel carcere della Dogaia è pesante per chi ci lavora, ancor più lo è per chi si trova dall’altra parte delle sbarre. A testimoniarlo i quattro suicidi registrati nel corso di quest’anno, di cui l’ultimo ad ottobre.

È proprio alla luce della grave situazione in cui versa la Casa circondariale che stamani si è tenuto un consiglio comunale straordinario al termine del quale è stata votata all’unanimità, la mozione dei gruppi consiliari di maggioranza (Pd, Lista civica La forza del noi, Lista civica Questa è Prato, Sinistra Unita Prato con Bugetti e Movimento 5 Stelle) e dei gruppi consiliari di minoranza (Lega Salvini Premier, Fratelli d’Italia con Giorgia Meloni, Forza Italia), che impegna la sindaca e la giunta nell’istituzione della “Consulta del carcere”. 

Il salone del consiglio comunale stamani

I gruppi hanno chiesto appunto l’impegno a istituire formalmente una Consulta come organo consultivo (che ha facoltà di esprimere pareri ndr.) dell’amministrazione comunale per permettere a tutte le associazioni che operano all’interno dell’istituto di interagire in modo costante e continuo con l’amministrazione comunale e con tutte le sue componenti politiche e istituzionali, col fine di promuovere iniziative collaborative di inclusione sociale; organizzare momenti di formazione e sensibilizzazione della cittadinanza sulle tematiche del carcere e del reinserimento sociale; favorire progetti educativi, lavorativi e sanitari per migliorare le condizioni di vita dei detenuti all’interno delle carceri e per incentivare il loro reinserimento.

Tra gli obbiettivi, anche quello di favorire la collaborazione tra la Consulta del carcere e il carcere stesso, i servizi sociali, le associazioni di volontariato e altre realtà territoriali definendo il regolamento e la composizione della Consulta, che potrebbe includere rappresentanti del Comune, del carcere locale, delle associazioni di volontariato, degli enti di formazione, della ASL, degli istituti scolastici e delle realtà culturali e lavorative del territorio e di incoraggiare la Consulta a collaborare con gli enti e le Istituzioni nazionali per allineare le iniziative locali con le politiche e le strategie nazionali in materia di reinserimento e inclusione.

Inoltre, è stato approvato all’unanimità anche l’ordine del giorno che impegna la Sindaca e la giunta a richiedere un intervento emergenziale da parte del Governo nazionale e della Regione Toscana che possa allentare la densità detentiva, potenziare gli organi di polizia penitenziaria e rivedere allo stato dell’arte le infrastrutture immobiliari tale da garantire sensibili miglioramenti nelle condizioni di reclusione e dell’assistenza sanitaria.

Tornando alla seduta del consiglio, da sottolineare quello del direttore del penitenziario, Vincenzo Tedeschi, che ha riportato i numeri aggiornati alla data odierna: su 586 detenuti che il carcere da regolamento può ospitare, in questo momento sono 603 quelli presenti. I numeri tuttavia, che di per sé non sembrano allarmanti, sono però da interpretare, nel senso che situazioni di sovraffollamento La Dogaia le ha, e sono all’interno delle 8 sezioni di media sicurezza.

“Uno tra i problemi che abbiamo – ha spiegato il direttore –, è che un maggior numero di detenuti sta arrivando dal distretto toscano-umbro da quando nel carcere di Sollicciano sono iniziati lavori di manutenzione”. 

Nonostante questo Tedeschi ha riportato come la Casa circondariale pratese sia sotto organico di circa 70 unità, soprattutto nei ruoli dei sottufficiali. 

“A mio avviso c’è un problema di distribuzione del personale – ha proseguito –, nel senso che guardando ai nostri vicini di casa di Sollicciano vediamo che ci sono 150 unità personale in più rispetto a noi (con molti meno detenuti), mentre in quello di Pistoia c’è un rapporto detenuti/unità quasi in pari”. 

Per quanto riguarda il lavoro sulla prevenzione al rischio di suicidio, Tedeschi ha precisato che questo “non ricade semplicemente sull’unità di polizia penitenziaria, ma ci deve essere un lavoro di squadra che coinvolga la parte educativa e, soprattutto, quella sanitaria nelle sue diverse articolazioni”.

Fabio Gallo ha infine posto all’attenzione dei presenti quelle che sono occasioni da cogliere nel vicino futuro.

“A gennaio un corso di formazione di 1400 agenti finisce la formazione, nel mese di maggio ci sarà un ulteriore corso di formazione di ispettori e poi uno di commissario ad aprile”.

Gallo ha chiesto l’intervento di tutti, “affinché l’amministrazione penitenziaria possa integrare personale”.

Nel corso della mattinata sono intervenuti anche la garante per i diritti dei detenuti Margherita Michelini, l’assessora regionale al Sociale Serena Spinelli, il consigliere regionale Marco Martini, i deputati Erika Mazzetti e Marco Furfaro, il presidente della Camera penale del Tribunale di Prato Federico Febbro, l’avvocato Barbara Mercuri per l’ordine degli avvocati, diversi rappresentanti dell’Asl Toscana Centro, il responsabile dell’area sanitaria del carcere Vincenzo Machera, la responsabile dell’area educativa del carcere Ilenia Pisanu. Erano presenti i sindacati di Polizia penitenziaria e le associazioni che operano a contatto con la casa circondariale oltre a diversi insegnanti degli istituti scolastici cittadini.

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