di Luciano Pallini*
FIRENZE – Nel giro di un paio di anni, con l’aggressione russa all’Ucraina e con la dichiarazione di guerra di Hamas a Israele con il massacro del 7 ottobre 2023, l’Europa si è trovata a confrontarsi con la guerra come opzione politica fino ad allora esclusa per principio. In questo inizio di 2025 quale è la dislocazione sul campo delle forze esterne avverse all’Europa e che operano per disintegrarla? Lo abbiamo chiesto al prof. Zeffiro Ciuffoletti, dal 1981 al 2014 professore ordinario di Storia contemporanea presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Firenze, Emerito dell’Accademia dei Georgofili e presidente dell’Istituzione di Studi Firenze per l’Europa (ISFE), nonché autore di numerosi saggi sulla storia politica e sociale.

“Siccome mi sono letto in questi giorni di inizio anno i bilanci piuttosto catastrofici sullo stato del mondo anche da parte di chi aveva giudicato con troppo ottimismo la fase storica apertasi con il crollo del Muro di Berlino e la rivoluzione di Internet, merita mettere bene a fuoco proprio il processo della globalizzazione che ne è alla base. Proprio mentre si parlava di fine della storia e della potenza dirompente della Rete e della integrazione dei mercati come forza omologante di un mondo senza più confini, uscì un volume intitolato: ‘La globalizzazione imprevidente. Mappe del nuovo disordine internazionale’ (Firenze, 2021). Insieme con me, gli autori erano Danilo Breschi ed Edoardo Tabasso. Non eravamo né i primi, né i soli ad avvertire i rischi di una accelerazione sconvolgente della storia, dopo la fine della Guerra Fredda e del mondo bipolare, ma certo in questi saggi, raccolti nel volume sulla Globalizzazione Imprevidente, c’era una precisa analisi dei fenomeni sociali, culturali ed economici che non potevano essere ignorati. Specialmente dalla cultura europea, dato che l’Europa e poi l’Occidente a trazione americana erano i motori del processo di globalizzazione. Un processo complicato, a volte tragico, ma ricco di conquiste materiali e politiche, di benessere e di diritti ma anche di sopraffazione e di dominio nei confronti di altre civiltà e di altri popoli. Da qui gli scontri di civiltà e, in Occidente, l’emergere di culture e atteggiamenti di superiorità, ma anche di sentimenti di colpa, a “singhiozzo dell’uomo bianco”, atteggiamenti contrapposti, ma pericolosi entrambi. In primis per l’incapacità di cogliere la realtà e i rischi di un mondo sempre più globalizzato e quindi di difendere i propri valori e, per questo, pensare alla sicurezza e alla difesa di se stessi in un contesto internazionale sempre più conflittuale. Si pensi che nel 1992 un prestigioso professore del MIT come Lester Thurow poteva scrivere che l’Europa poteva diventare la dominatrice del XXI secolo così come gli USA avevano dominato il XX secolo. La fine dell’URSS e poi, dieci anni dopo, nel 2001, l’ingresso della Cina nel WTO, continuarono ad alimentare il mito della integrazione progressiva del mondo nelle logiche e nei valori del sistema capitalistico occidentale. Eppure la fine della Pax americana, il crollo delle torri gemelle, la dilagante violenza dell’ISIS e dei partiti armati islamisti stava sconvolgendo gli equilibri geopolitici del mondo, non solo quelli mediterranei e mediorientali. Si pensi all’Africa. Il fallimento di un assetto costituzionale dell’Unione europea del 2005, la crisi finanziaria USA del 2008-2009 e le sue gravi ripercussioni in Europa, l’ascesa di Putin e il riemergere dell’imperialismo russo così come la rapida ascesa della Cina e della sua potenza economica proiettata in ogni parte del mondo dall’Asia all’Africa e all’Europa, cominciarono a scuotere la troppo superficiale ideologia del trionfo dell’Occidente. Con al centro l’Unione europea che, protetta dall’ombrello militare americano (NATO, continuava a moltiplicare diritti e benessere nella convinzione della pace perpetua. Poi nel giro di pochi anni l’arrivo dalla Cina della pandemia di Covid-19 nel 2019 e poi nel 2022 la guerra tra Russia e Ucraina e il relativo sconvolgimento del mercato globale delle fonti energetiche e delle materie prime, e prima ancora ancora, nel 2016, il referendum per la Brexit e, da ultimo, il massacro del 7 ottobre 2023 da parte di Hamas, partito armato cresciuto sotto gli occhi disattenti così come quello di Hezbollah, e la risposta sempre più sanguinosa di Israele nella striscia di Gaza e nel sud del Libano, infine l’ascesa al potere in Siria di un jihadista, Al Jalani, al posto di un dittatore erede di dittatori, gridano vendetta contro una “Europa imprevidente”. Un’Europa che non ha definito la sua identità oggi si ritrova a non potersi difendere. Non c’è bisogno di nemici esterni, quando il vero nemico dell’Europa siamo, principalmente, noi stessi e le nostre classi dirigenti, non solo politiche. L’unico dato confortante sta nel fatto che da più parti si è preso coscienza che per difendersi dalle minacce esterne l’Europa deve dotarsi di una sua autonoma capacità di difesa, “democraticamente governata” come ha detto il presidente Mattarella nel messaggio di fine anno.
All’interno dei paesi dell’unione si assiste all’avanzare di una ultradestra che fa leva sulla crisi economica ed il disagio sociale diffuso in tutti i paesi e sulla gestione o meglio non gestione della migrazione irregolare: queste forze, più o memo apertamente nostalgiche dei passati regimi, resteranno sul terreno della democrazia liberale?
La crescita delle forze di “ultradestra” in molti paesi europei con in testa la Germania è avvenuta per via di una pessima gestione – bisogna dirlo chiaramente – del fenomeno migratorio da parte della Unione europea e, infine, anche per gli effetti di piani europei che hanno danneggiato settori rilevanti dell’economia a partire dal settore dell’automobile. Quello che impressiona è il fatto che, pur essendo da anni molto chiaro che nessuno aveva ricette giuste per una realistica gestione degli imponenti flussi migratori da Sud e da Est che si riversavano verso i paesi europei, si è rimasti in balia dei “nuovi trafficanti di carne umana”, cioè di una migrazione illegale che comporta ed ha comportato costi umani e sociali altissimi: morti in mare, scontri alle frontiere fra stati membri dell’Unione, aumento della criminalità di ogni tipo, dallo spaccio alla prostituzione, sino all’occupazione abusiva di case e quartieri ed infine episodi di terrorismo. Quanto alla integrazione non è ne sarà cosa facile, visto il diffondersi ed il permanere del terrorismo islamista che trova anche alimento con il conflitto che si è acceso dopo l’attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre 2023 e con la guerra in corso. Forse dopo le prossime elezioni tedesche l’Unione sarà chiamata a fare un esame serio delle non scelte sul problema migratorio, ma anche sui piani europei che, complice la guerra e la conflittualità a livello globale, hanno prodotto una recessione economica di non piccole dimensioni come nel caso della Germania e della Francia. L’Italia, poi, è stata una delle vittime di questa cattiva gestione del fenomeno migratorio. L’immigrazione senza controllo si lega al tema della sicurezza ed è da ipocriti negare che questo problema sia concreto e percepito come tale. Se la sinistra continuerà a negarlo, la destra continuerà a crescere. Per cui il problema non è tanto se queste forze di estrema destra resteranno o meno sul terreno della democrazia liberale. Il problema è se le forze democratiche daranno risposte adeguate a questi due gravi fenomeni che colpiscono il cuore dell’Unione.
Colpisce l’assenza di proposte concrete e valide della sinistra orfana della stagione della spesa pubblica facile, indifferente ai problemi dei cittadini comuni, dal lavoro alla sicurezza ai servizi essenziali, ai quali promette tutto e subito ma concentrata ossessivamente su diritti civili di minoranze assolutamente legittimi ma che non possono essere l’asse portante di una strategia: cosa dovrebbero fare la sinistra e le forze progressiste, in Europa ed in Italia, per rispondere all’avanzata della destra?
Sembra che ci sia un serio deficit di comprensione della complessità dei problemi del mondo attuale da parte della cultura politica della sinistra (ma in verità anche altrove). Certo la sinistra, così piena di certezze, ieri come oggi, soffre di narcisismo e si è allontanata dalle questioni reali o, meglio, dai problemi sociali e dalle preoccupazioni di oggi. Quando vede calare i consensi non si chiede perché e invece segue tutti i movimentismi copiando la cultura politica americana dei diritti delle minoranze di ogni tipo, non considerando che anche in USA, visti i risultati elettorali, queste posture un poco forzate non pagano. Cosa fare per rispondere all’avanzata della destra? Una domanda a cui si potrebbe semplicemente rispondere con la battuta: “E’ la democrazia, bellezza”. Però uno sforzo di analisi delle scelte e dei risvolti sociali di fenomeni come l’immigrazione e la rivoluzione tecnologica in corso o il ruolo dell’Unione Europea andrebbe fatto. Fuori dagli schemi secondo cui gli altri hanno sempre torto. Compresi gli elettori che non votano o votano a destra. Il problema non riguarda solo l’Italia, ma oramai molti paesi dell’Unione e persino gli USA. Si fa presto a parlare di populismo. Non sono decisive le analisi economiche, si dice, ma qualcosa contano per spiegare il malessere sociale europeo. Nel primo quarto del XXI secolo, la crescita della produttività per ora lavorata negli USA è stata il triplo di quella della UE. In Germania, come in Italia, dopo il Covid è iniziato un ciclo di assenze per malattia che non è normale. Fino alla fine degli anni Novanta del secolo scorso l’Europa contava un terzo delle maggiori imprese del mondo. Oggi ne ha appena un quinto. La UE sforna regole persino sulla AI, ma quasi tutti i giganti tecnologici sono americani: Microsoft, Apple, Google, Amazon e ora Tesla. Con Tesla Elon Musk è padrone della rete satellitare Starlink, la più grande esistente. La Ue solo di recente si è accordata per costruire la rete satellitare Iris ma potrà contare tra qualche quinquennio su ben pochi satelliti. Nel frattempo, la Cina e non la UE è diventata la “fabbrica del mondo”. I piani europei hanno mandato in crisi l’industria automobilistica tedesca, italiana e francese. Quei piani sono stati voluti con una forte impronta ideologica dai verdi, ma anche dai socialdemocratici e anche da una parte dei popolari che, oggi, o meglio dopo le elezioni in Germania, dovranno rivedere quei piani . La destra è cresciuta anche per queste ragioni.
Contro il sostegno all’Ucraina è sceso in campo il popolo del pacifismo disarmato che poi si è mutato in antisemitismo militante contro la guerra cui Israele è stata costretta dalla costellazione di alleati dell’Iran, Hamas con Hezbollah e Houti: dove si può rintracciare l’origine di questo antisemitismo? E alla fine non è odio verso se stessi, verso l’Occidente caricato delle colpe di tutti i mali del mondo?
Il popolo del “pacifismo disarmato” andrebbe prima di tutto attentamente valutato nei numeri e nelle sue diverse componenti sociali ed etniche. Negli USA come in Europa esistono vastissime comunità islamiche che andrebbero ben studiate fuori da ogni semplificazione islamofobica, ma anche di ogni compiacenza emotiva. Peggio di tutte è l’idea delle colpe dell’uomo bianco da espiare. Un atteggiamento che è, né più né meno, che il rovesciamento del suprematismo bianco… Irrazionale il primo, irrazionale il secondo. Il monopolio della violenza, della sopraffazione e della schiavitù non è una esclusiva della società occidentale. Come qualsiasi storico, senza paraocchi ideologici, potrebbe facilmente dimostrare. Purtroppo, mal comune non è mezzo gaudio. Anzi, se c’è un dato positivo, questo sta proprio nel fatto che la civiltà e la cultura politica occidentali sono quelle che, su questi temi, si sono poste il problema almeno con più libertà e confronto di idee. Sino a concepire il valore dei diritti umani e di ogni tipo di minoranza e diversità. Fino a creare istituti internazionali di tutela di questi diritti. Anzi, molti paesi che oggi sono entrati a far parte di queste istituzioni internazionali, pur non garantendo gli stessi diritti a casa loro, se ne servono per colpire quello che viene semplicisticamente definito l’Occidente oppure Israele. Insomma, oggi, vediamo spesso che chi non cura i diritti e le libertà a casa propria usa questi stessi diritti per colpire chi li ha inventati. L’antisemitismo, a cui tu fai riferimento, si nutre di questi ossimori. E spesso la sinistra e alcuni gruppi giovanili, o gli attivisti di ogni “giusta causa” li assecondano. Quando lei cita Hamas, Hezbollah o gli Houti, parla di gruppi armati, partiti armati, che più che alla difesa dei diritti umani pensano a come imporre con la forza e con il terrore il loro fanatismo politico-religioso. Una malattia quella del fanatismo ideologico che l’Occidente e l’Italia in particolare dovrebbero ben conoscere, nelle due versioni rossa e nera.
*SoloRiformisti (http://www.soloriformisti.it)





