mercoledì, Settembre 9, 2026

AIGA Pistoia: “Ogni suicidio in carcere è una sconfitta per l’intera comunità”

PISTOIA – L’Associazione Italiana Giovani Avvocati di Pistoia (AIGA Pistoia) esprime la propria profonda costernazione per l’ennesimo suicidio che si è verificato nelle carceri italiane, un episodio che questa volta ci tocca da vicino perché avvenuto all’interno della Casa circondariale di Pistoia.

La nostra sezione intende esprimere il proprio cordoglio per la tragedia occorsa e la più sincera vicinanza ai familiari della persona deceduta, nonché a tutto il personale penitenziario che quotidianamente opera in condizioni di crescente difficoltà.

Questo ennesimo tragico evento colpisce duramente la nostra comunità e riporta, ancora una volta, all’attenzione pubblica la persistente emergenza del sistema carcerario italiano: il sovraffollamento degli istituti, la grave carenza di personale e le condizioni di vita incompatibili con il pieno rispetto della dignità umana.

Ogni suicidio in carcere rappresenta una sconfitta collettiva, che evidenzia una situazione ormai insostenibile sotto il profilo umano, sociale e istituzionale e ci impone, come Avvocati, di non rimanere inermi di fronte a tutto ciò.

“Grazie al lavoro dell’Osservatorio nazionale AIGA sulle carceri (ONAC), l’associazione ha condotto numerose visite nelle strutture penitenziarie del territorio nazionale – tra cui anche la Casa circondariale di Pistoia nel 2024 – mantenendo alta l’attenzione sulle condizioni detentive e di lavoro all’interno degli istituti. Riteniamo che quanto avviene nelle carceri italiane non possa più essere trattato come una serie di emergenze isolate, ma come un problema strutturale che richiede interventi immediati e incisivi. Per queste ragioni rivolgiamo un appello alle istituzioni locali e nazionali affinché continuino a mantenere alta la vigilanza sul tema e adottino misure efficaci volte a prevenire ulteriori tragedie, garantire condizioni detentive più umane e favorire un percorso realmente orientato alla riabilitazione, alla riduzione della recidiva e al reinserimento sociale delle persone detenute. Ribadiamo con fermezza che la tutela della dignità della persona costituisce un principio irrinunciabile, da garantire sempre, anche – e soprattutto – quando la libertà personale è limitata”.

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