di Elisabetta Branchetti
PRATO – Cristina Guarneri nasce a Prato il 31 agosto del 1983. Descrive se stessa con tre concetti: ottimista, una grande lavoratrice e una donna che ama la profondità in ogni cosa che fa.

Suo marito Damiano la rappresenta con tre aggettivi: altruista, visionaria e sempre in evoluzione e ha centrato perfettamente il punto. L’altruismo è la base dei suoi rapporti umani, mentre l’essere “visionaria” è ciò che la spinge a vedere un vestito finito in un pezzo di stoffa o un mondo infinito in poche note. Una persona che non si ferma mai; la sua natura perfezionista le impone di non accontentarsi e di ricercare una crescita costante, sia vocale che creativa. Vive con entusiasmo la sfida del cambiamento, cercando di far tesoro di ogni esperienza per trasformarla in qualcosa di nuovo, senza mai perdere quel sorriso e quell’approccio positivo che per lei sono il motore di tutto.
Come e quando è nata la passione per la musica?
I miei ricordi legati alla musica risalgono a un’infanzia piena di suoni e suggestioni. Tutto è iniziato con la magia delle principesse Disney: restavo incantata da quelle voci cristalline e sognavo di poter trasmettere le stesse emozioni. Poi sono arrivati i CD di mia sorella: passavo ore ad ascoltare Franco Battiato e la potenza di Whitney Houston, cercando di carpire ogni sfumatura dei loro mondi così diversi. Un aneddoto che porto nel cuore è il mio esordio nel coro della chiesa: ero così piccola che non sapevo ancora leggere, ma volevo esserci a tutti i costi, così tenevo il foglio dei testi tra le mani, anche se al contrario, e cantavo con tutta l’anima. È lì che ho capito che la musica non sarebbe stata solo un hobby, ma una necessità.
Raccontaci il tuo percorso artistico.
Il mio è stato un percorso fatto di studio, curiosità e incontri fondamentali. Ho iniziato con diversi insegnanti della mia zona, ma la vera svolta è arrivata quando ho incontrato Titta Nesti, che mi ha letteralmente aperto la mente su cosa significasse usare la voce come strumento. Da lì ho sentito il bisogno di contaminare la mia formazione: ho frequentato il corso di musical di Franco Miseria al Teatro Metastasio, un’esperienza che mi ha insegnato la disciplina del palcoscenico, per poi approdare al CET di Mogol per il corso interpreti. Quest’ultima è stata un’esperienza formativa incredibile che mi ha permesso di capire l’importanza della parola e dell’interpretazione.

Anche tu all’inizio ti esibivi come interprete di cover?
Assolutamente sì. Le cover sono state la mia palestra, il modo per confrontarmi con i “giganti” e trovare la mia identità. All’inizio mi misuravo con il pop italiano e internazionale, spaziando dalle vette tecniche di Giorgia e Whitney Houston fino all’energia di Kelly Clarkson e all’eleganza senza tempo di Mina. Cantare i brani degli altri non è mai stato per me un semplice esercizio di stile, ma un modo per studiare le diverse possibilità espressive della voce.
Le tue collaborazioni musicali quali sono state?
Ho avuto la fortuna di far parte di progetti molto diversi tra loro. Sono stata la prima cantante degli “80 Voglia”, un progetto dedicato alla musica anni ’80 con cui mi sono divertita tantissimo e che mi ha regalato una grande carica ed energia. Successivamente, ho vissuto un’esperienza bellissima con il gruppo “Dr Funky e Mr Soul”: quel progetto mi apparteneva particolarmente perché mi permetteva di immergermi nel soul e nel funk, generi che adoro. Interpretare brani di Stevie Wonder, Alicia Keys o la complessità di Rachelle Ferrell è stata una sfida stimolante che ha segnato profondamente il mio modo di cantare.
La vicinanza del tuo compagno di vita, musicista arrangiatore e autore, ha influito sulle tue scelte?
Damiano Innocenti Chiti è, senza ombra di dubbio, il regalo più grande che la musica mi abbia mai fatto. Ci siamo conosciuti e innamorati proprio grazie alle note, e da quel momento la mia visione artistica è cambiata profondamente. Lui mi ha fatto scoprire mondi musicali che non conoscevo e mi ha trasmesso la bellezza pura del suonare live, unendo l’amore alla professione. Spesso si tende a ridurre tutto alla parola “successo”, dimenticando quanto sia prezioso il percorso e quanti doni possa portare lungo la strada. Per me fare musica è come imparare una lingua nuova: ti arricchisce dentro in modo incalcolabile. Questo immenso bagaglio oggi lo stiamo trasmettendo con naturalezza alla nostra piccola Noemi, una cosa che sicuramente arricchirà la sua vita a prescindere da come la vorrà usare.

Ma il tuo mondo non vive solo di musica ma anche di creazioni di moda su misura, questo percorso come ha avuto inizio?
La mia passione per la sartoria, che oggi vive sotto il nome di Chicca Design, è nata quasi per caso. All’epoca lavoravo solo la sera come cantante e un pomeriggio, dopo avermi vista trafficare con la sua macchina da cucire, mia mamma mi chiese per gioco: “Perché non fai un corso di cucito? Così nel tempo libero ti crei qualcosa”. Ho sempre amato il disegno e la manualità, ma non avrei mai immaginato che quel mondo mi avrebbe stregata così profondamente. Oggi sono una sarta e sono fierissima di questo titolo; adoro il lato artigianale e creativo del mio lavoro. Negli anni l’attività è cresciuta e oggi moltissime spose si affidano a me per avere un abito assolutamente unico e un’esperienza umana coinvolgente. Accanto alla creazione, ho sviluppato anche un progetto di corsi di cucito: stare a contatto con così tante donne tramite il cucito è arricchente all’ennesima potenza.
Aprendo il cassetto dei sogni, quale vorresti realizzare?
Non ho un sogno specifico nel senso tradizionale del termine. Ho imparato a restare aperta a tutto ciò che Dio, l’universo o il destino decide di porre sul mio cammino. Sono convinta che ognuno di noi abbia una missione speciale in questo mondo e che a volte, rincorrendo sogni prefissati, rischiamo di minimizzare il nostro reale potenziale. Per questo, l’unico vero desiderio che coltivo oggi è quello di diventare la versione migliore di me stessa. Qualunque sia il percorso necessario per arrivarci – che passi per un palco, per un nuovo tessuto o per una sfida quotidiana – sono pronta ad accoglierlo con gratitudine.










