di Caterina Benini
PISTOIA – Venerdì 10 aprile, a partire dalle ore 17:30, il polo culturale Puccini-Gatteschi di Pistoia ha ospitato un’iniziativa originale e coinvolgente dal titolo “Alchimia delle spezie tra pagine, palato e benessere”, un evento che ha saputo intrecciare divulgazione scientifica, esperienza sensoriale e passione per la lettura.
Protagoniste del pomeriggio, tre donne: la biologa e nutrizionista, Stefania Capecchi, Giorgia Baroni della storica Confetteria Corsini e l’appassionata di libri e cultura Giovanna Seghi.

Insieme hanno guidato il pubblico in un percorso che ha esplorato il mondo delle spezie da molteplici punti di vista.
Stefania Capecchi, ha raccontato che le spezie sono conosciute fin dall’antichità e devono il loro nome al termine medievale specium, ovvero “sostanza pregiata”, a sottolinearne il valore storico e culturale, oltre che nutrizionale.
Prima protagonista, la cannella, descritta come una spezia preziosa anche in ambito salutistico, grazie alle sue proprietà antiossidanti e al suo possibile ruolo di supporto nella prevenzione delle patologie tumorali.
Capecchi, che collabora con la LILT di Prato, ha informato i presenti di una pubblicazione divulgativa del dottor Benelli, “Le spezie per la salute”, scaricabile gratuitamente dal sito della Lilt di Prato.
Capecchi ha più volte sottolineato l’importanza di una corretta informazione e di scelte alimentari consapevoli per il benessere della persona.
Ampio spazio è stato dedicato alla cannella, nota per le sue proprietà antiossidanti e per la capacità di contrastare l’invecchiamento cellulare. Non solo: la spezia è uno degli ingredienti del cosiddetto “balsamo di tigre”, utilizzato per alleviare dolori come il mal di testa, proprio grazie alle sue proprietà analgesiche.
Nel corso dell’incontro, Capecchi ha ribadito un messaggio chiave: la qualità delle spezie è fondamentale. Il consiglio è quello di acquistarle intere e macinarle in casa, per preservarne al meglio le proprietà, evitando prodotti già in polvere che tendono a perdere le loro caratteristiche più rapidamente. Un invito anche a non lasciarsi guidare esclusivamente dal prezzo, ma a privilegiare la qualità.

Il momento più atteso è stato quello della degustazione grazie a Giorgia Baroni, che ha deliziato il pubblico con i confetti artigianali Corsini, storica confetteria pistoiese, ispirati alle spezie protagoniste del pomeriggio.
Tra questi, un raffinato confetto alla curcuma con mandorla pugliese, cacao e filamenti della spezia e uno al peperoncino, caratterizzato da un piacevole contrasto tra il cioccolato fondente e il retrogusto leggermente piccante.
Il peperoncino, altra spezia al centro dell’incontro, è stato raccontato nelle sue molteplici applicazioni: dalla cucina alla cosmesi, fino all’ambito farmacologico, dove viene impiegato in creme e cerotti per la sua capacità di interagire con i recettori del dolore e stimolare il metabolismo. Utilizzato anche per aromatizzare l’olio extravergine di oliva, ne esalta le proprietà antiossidanti e si abbina perfettamente a cioccolato e formaggi, in particolare quelli caprini.
L’intervento di Giovanna Seghi ha accompagnato il pubblico nel mondo della letteratura legata alle spezie.
Il primo libro è stato “La maga delle spezie” di Chitra Benerjee Divakaruni, una fiaba indiana, affascinante e ricca di suggestioni culturali, in cui la curcuma è raccontata anche come simbolo di buon auspicio: nella tradizione indiana viene applicata sulla fronte dei neonati per augurare la buona fortuna per la vita.
Seghi ha poi proposto un secondo libro scritto da Richard C. Morais, “Amore, cucina e curry”, ispirato alle sue esperienze di viaggiatore e giornalista che racconta un viaggio in cerca di riscatto che parte dall’ India, fa tappa in Inghilterra e passa dalla Toscana, precisamente da Cortona, per arrivare in Francia svelando i segreti della cucina indiana e le scoperte di quella francese, più raffinata e sofisticata.
Il romanzo racconta come la cucina sia molto più di un luogo fisico: uno spazio dell’anima, un rifugio intimo e familiare in cui i gesti si tramandano e i ricordi prendono forma attraverso profumi e sapori.
Tra le spezie protagoniste dell’iniziativa, lo zenzero ha occupato un posto speciale.
Si utilizza il suo rizoma che è ricco di acqua e sali minerali, come ha raccontato la biologa Capecchi, è noto per le sue proprietà digestive ed è estremamente versatile: può essere impiegato sia fresco che essiccato, in ricette dolci e salate. È consigliabile acquistarlo intero; la radice si conserva bene in frigorifero per settimane, avvolta in un sacchetto di carta. Tagliato a fettine sottili, diventa un ingrediente sorprendente anche nelle insalate.
Un’interpretazione originale di questa spezia è stata proposta sotto forma di confetto, dal colore scuro e intenso, fatto solo con zenzero disidratato e cioccolato all’80%.
La degustazione ha riscosso grande successo tra i partecipanti, che ne hanno apprezzato il gusto deciso e lo hanno richiesto con entusiasmo.
A seguire, Seghi ha introdotto il terzo e ultimo libro, scritto da un’autrice appassionata di storia e dimore antiche, molto attiva sui social, “Il profumo dei fiori di zafferano” di Clare Marchant.
Il romanzo si sviluppa su due piani temporali lontanissimi, il 1500 e il 2019 intrecciando vicende e suggestioni che richiamano allo zafferano, come ricorda il titolo.
Lo zafferano è considerata la spezia più costosa soprattutto per la complessità della sua coltivazione. La raccolta avviene interamente a mano e richiede un lavoro lungo e paziente: per ottenere pochi grammi di prodotto sono necessari enormi quantitativi di pistilli. Castelluccio di Norcia è uno dei luoghi più rinomati per la sua produzione, e lo zafferano italiano è riconosciuto per la sua altissima qualità.
Anche in questo caso, Capecchi ha sottolineato l’importanza di prestare attenzione all’acquisto: prezzi troppo bassi possono nascondere prodotti scadenti.
È preferibile scegliere i pistilli interi e, se possibile, ridurli in polvere in casa, oppure optare per prodotti poco lavorati, per preservarne tutte le proprietà.
Ricco di carotenoidi, lo zafferano, è noto per le sue qualità antiossidanti e per il suo effetto positivo sull’umore, tanto da essere definito “il Prozac di madre natura”.
Capecchi ha poi parlato del coriandolo, una pianta aromatica dalle foglie fresche e profumate, utilizzata per arricchire numerosi piatti. I suoi semi possono essere impiegati interi o macinati, offrendo un aroma delicato ma riconoscibile.
Curiosamente, la città di Pistoia conserva un legame storico con questa spezia, legato in particolare alla tradizione della confetteria, dove il coriandolo ha trovato nei secoli un uso raffinato e distintivo.
La fama del confetto di Pistoia è andata oltre i confini della città, intrecciando la sua storia con quella del cinema e del famoso regista Federico Fellini, che in cerca dei confetti per girare la scena del carnevale di Venezia, per il film “Casanova “del 1976, scoprì, grazie all’amico Mauro Bolognini i confetti increspati di Pistoia che solo per l’occasione persero il loro colore bianco e assunsero i colori pastello per assomigliare ai coriandoli.
Il confetto degustato all’evento, piccolissimo e “increspato” è stato realizzato con acqua, zucchero e coriandolo.
L’iniziativa si è rivelata così un’esperienza completa, capace di coinvolgere mente e sensi: un vero viaggio “alchemico” in cui le spezie hanno fatto da filo conduttore tra salute, gusto e cultura.
Un pomeriggio che ha lasciato nel pubblico non solo nuove conoscenze, ma anche curiosità e ispirazione per portare questi preziosi ingredienti nella vita quotidiana.







