martedì, Settembre 8, 2026

Capecchi chiude la campagna del Centrosinistra: ‘l’ultimo treno per portare Pistoia fuori dall’oscurità’

di Riccardo Agostini

PISTOIA – “Questo è l’ultimo treno che passa per riportare Pistoia fuori dall’oscurità nella quale è piombata negli ultimi anni. Per farla rinascere. E noi lo prenderemo, da martedì”. Con queste parole  Giovanni Capecchi ha incitato la sua gente accorsa numerosa – un migliaio di persone, forse più – a salutarlo per la chiusura della campagna elettorale in vista delle elezioni  amministrative di domenica e lunedì prossimi.

Una campagna intensa e faticosa che il candidato sindaco ha condotto toccando ogni angolo del territorio comunale e rispondendo alle richieste di ogni cittadino. Un percorso lungo che ha affrontato in prima persona, ma che ha portato avanti sull’onda di un movimento civico che va oltre gli schieramenti politici tradizionali.

Lo si vede dalla moltitudine di facce e sensibilità diverse che lo hanno spinto fino al giardino di Montuliveto, dove in questa serata calda di fine primavera, ha deciso di portare la sua gente per un saluto ed un incitamento in vista dell’ultimo “metro”.

“E’ uno sforzo – ha detto – che non posso fare da solo. Abbiamo scelto una parola per la campagna elettorale: insieme. Perché da soli non si fa niente; insieme invece possiamo fare molto. Insieme vince la città”.

Ed è questo il messaggio che cerca di far passare. Occorre ritrovare il senso della comunità, senza il quale non si sarebbe riunita sotto la sua bandiera una coalizione così larga e variegata: sono 6 le liste che lo sostengono, con un programma che tocca tanti argomenti. “Intanto – ha proseguito il discorso Capecchi – siamo portatori di una politica senza rabbia e senza odio. Abbiamo un progetto che cambierà Pistoia, aprendola. La nostra sarà una città inclusiva, senza dimenticare gli ultimi; una città della pace, attenta al verde. Ma anche una città metropolitana, aperta al mondo e ben inserita nelle dinamiche regionali”.

E qui inizia la serie dei ringraziamenti “a tutti coloro che si sono impegnarti per questa campagna elettorale, dal primo all’ultimo. Un grazie particolare – ha sottolineato – va a Stefania Nesi che ha dimostrato come la politica sia mettersi a disposizione. Un grazie anche a tutte le liste che mi hanno sostenuto. Grazie alla mia famiglia”.  

Sono tanti gli argomenti toccati in questa serata dei festa. Ma uno gli sta particolarmente a cuore. “E’ dalla cultura – ha affermato – che Pistoia può ritrovare la spinta per ripartire. Ho trovato in questa campagna tanta voglia di partecipare che ci dà gioia, ci spinge e ci dà fiducia. Anche se abbiamo incontrato tanta gente impaurita e senza aspettative per il mondo che ci aspetta, siamo convinti che occorra vincere questa rassegnazione, questa apatia causata da un governo ripiegato su se stesso. Proprio da Pistoia può arrivare un segnale per una riscossa civile, anche per le prossime elezioni nazionali. Lo possiamo fare solo tutti insieme. Siamo pronti a governare questa città, da martedì prossimo”.

Una speranza che si legge negli occhi della gente che lo applaude e ne condivide gli obiettivi. “La cosa più bella di questa campagna elettorale – ha sottolineato l’onorevole Marco Furfaro, uno dei suoi maggiori sostenitori – è che Giovanni ha rimobilitato una comunità che sembrava rassegnata. Spero che  avvenga anche nelle urne. Questa città ora è chiamata a scegliere se gestire un ridimensionamento o tornare a rinascere. Pistoia deve tornare ad avere un ruolo importante. E Giovanni Capecchi è la persona giusta”.

La riconquista di un ruolo che può fare da volano anche per altre future consultazioni elettorali. “In questa  coalizione – ha proseguito Furfaro – non c’è solo un’alleanza tra partiti, ma anche un pezzo di civismo che è stato mobilitato da Giovanni. Questo significa che quando ci si apre e si costruisce una proposta larga, arrivano anche persone che non avevano mai partecipato alla politica”.

E quello che ha seguito nella serata di giovedì la chiusura della campagna elettorale di Giovanni Capecchi al giardino di Montuliveto è un popolo eterogeneo formato, tra gli altri, anche da tanti giovani, come da tempo non si vedeva in una piazza per una manifestazione politica.     

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