martedì, Settembre 8, 2026

Capecchi (centrosinistra): “Ascolto e partecipazione, Pistoia deve tornare a essere se stessa”

Di Luciano Pallini

PISTOIA – Pochi giorni ancora e Pistoia avrà il suo nuovo sindaco o, per la prima volta, una sindaca. Il centrosinistra si è affidato alle primarie che hanno incoronato Giovanni Capecchi, sulle sue spalle l’onere di riportare il centrosinistra a palazzo di Giano.

Capecchi, come giudica gli 8 anni di governo della Città da parte del centrodestra?  Pensa che abbiano conseguito qualche risultato importante o sia stata solo una parentesi negativa nella storia della amministrazione?

Anni sprecati. Non dico che non sia stato fatto nulla. Alcuni interventi ci sono stati, anche grazie alle risorse straordinarie del PNRR. Ma è mancata una visione. Oggi Pistoia è una città sfiduciata, relegata in fondo alle classifiche rispetto alle altre città toscane. Si è amministrato per annunci, cantieri isolati, manutenzioni presentate come grandi trasformazioni. Ora serve voltare pagina: lavoro, servizi, mobilità, verde, cultura, salute di prossimità. Una città non si governa con il maquillage, ma scegliendo dove vuole andare.

Quali saranno gli ostacoli ed i freni maggiori che, se eletto, Lei dovrà affrontare per il  governo della città? E da quale parte vengono?

Il primo ostacolo sarà la rassegnazione. Troppe persone hanno smesso di credere che il Comune possa cambiare davvero le cose. Poi ci sono problemi concreti: una macchina comunale da rafforzare, risorse da usare meglio, progetti da ricostruire. E ci saranno resistenze da parte di chi pensa che la città sia di pochi: chi vede il territorio come rendita, i servizi pubblici come mercato, la partecipazione come un fastidio. Noi vogliamo rimettere l’interesse pubblico davanti agli interessi particolari.

Parliamo di risorse per investimenti e servizi: lei pensa che si debba chiedere ai cittadini di contribuire di più frugandosi in tasca? O si debbano rivendicare più mezzi dallo stato centrale (vengono sempre dalle nostre tasche) o dall’Europa? O piuttosto scegliere di offrire più ampi spazi di intervento al privato, sia profit che del Terzo settore, con più ampi margini di libertà?

Prima di chiedere altri sacrifici ai cittadini, bisogna dimostrare di saper usare bene ogni euro pubblico. Serve progettare meglio, intercettare risorse regionali, nazionali ed europee, controllare gli appalti, ridurre sprechi ed esternalizzazioni inutili. Il rapporto con privato e Terzo settore può essere utile, ma il Comune deve guidare, non subire. Sui servizi essenziali l’interesse pubblico deve restare il criterio principale. Non tutto si risolve esternalizzando: in molti casi bisogna ricostruire capacità pubblica.

Come giudica la sanità pistoiese, la sua capacità di rispondere ai bisogni dei cittadini pistoiesi? E le riforme, con un inseguirsi di innovazioni (spesso rimangono sulla carta), quanto migliorano il servizio e quanto sconcertano e confondono il cittadino? E il nuovo Ospedale, come funziona? E le mega asl, unico caso in Italia, soddisfano i cittadini?

La sanità pistoiese ha professionalità importanti, che ogni giorno tengono in piedi servizi essenziali. Il problema non sono loro, ma un sistema sempre più sotto pressione. Pesano liste d’attesa, carenza di personale, pronto soccorso affaticato e una sanità territoriale da rafforzare. E pesano per i tagli del Governo alla sanità e agli enti locali. Il Comune non gestisce direttamente la sanità, ma deve far valere il proprio ruolo nella Società della salute e chiedere più risorse a Regione e Governo. La priorità è una sanità più vicina, più semplice e più capace di prevenire, prima che i problemi diventino emergenze.

Pistoia è stato tra i comuni che più hanno spinto per la multiutility in borsa e per il ricomprendervi la gestione dell’acqua: oggi il vento, da sinistra in particolare, va in direzione opposta, per il ritorno ai santi vecchi. Tutto pubblico. La Sua idea?

I servizi essenziali devono restare sotto controllo pubblico. Acqua, rifiuti, energia e servizi ambientali incidono sulla vita quotidiana delle famiglie e delle imprese. Non possono essere governati con mere logiche finanziarie. Bisogna rafforzare il controllo dei Comuni e andare verso gestioni pubbliche e in house dove possibile. Pubblico però deve voler dire efficiente, trasparente, controllabile, vicino ai territori. La battaglia non è ideologica: cittadini e imprese devono pagare il giusto e avere servizi migliori.

Come giudica rapporti con la Regione per Pistoia? Esiste una visione di area vasta nella quale trovano risposte i territori o esiste una visione fiorentino-centrica che prevarica su ogni altra considerazione? Nuova Pista di Peretola Sì o No? E Terza corsia A11 Si o No?

Pistoia deve smettere di comportarsi come una città marginale. Serve un rapporto leale con la Regione, ma più esigente. Pistoia è un capoluogo e deve far valere il proprio ruolo. La priorità è una vera visione di area vasta: collegamenti ferroviari migliori con Firenze, Prato, Lucca e la costa, valorizzazione della Porrettana, trasporto pubblico più efficiente. Serve una vera visione di area vasta, fondata soprattutto sul potenziamento del ferro, del trasporto pubblico e dei collegamenti sostenibili. Io credo che oggi la priorità non debba essere continuare a consumare suolo con nuove grandi infrastrutture stradali o aeroportuali, ma investire sulla mobilità pubblica, sulla sicurezza delle reti esistenti e su uno sviluppo più sostenibile.

Scrive Maurizio Ferrera sul Corriere della sera “Il vero nodo è la crescita”. Concorda con questa affermazione? E se sì, quali sono le proposte per Pistoia che ha un passo stanco, ormai da tanti anni?

Dipende da cosa intendiamo per crescita. Se significa più cemento, più rendita e lavoro povero, no. Se significa lavoro qualificato, imprese innovative, servizi, cultura, formazione e capacità di attrarre giovani, allora sì. Pistoia deve crescere bene: rafforzando il rapporto tra scuola, ITS, università e imprese; sostenendo vivaismo e industria ferrotranviaria; rigenerando aree dismesse; rilanciando cultura, turismo sostenibile e commercio di vicinato. Non deve diventare un’altra città. Deve tornare a essere pienamente se stessa, con più coraggio.

La prima scelta che ha in mente di fare per Pistoia, se eletto

Aprire il Comune. Voglio un’amministrazione che ascolti e coinvolga i cittadini non solo ogni cinque anni, ma durante tutto il mandato. Consulte, tavoli permanenti, strumenti di partecipazione nei quartieri e nelle frazioni, confronto vero con associazioni, categorie, sindacati, scuole e Terzo settore. Partecipazione non vuol dire non decidere. Vuol dire decidere meglio. Pistoia ha bisogno di un Comune che torni a guardare le persone negli occhi.

Giovanni Capecchi

Nato a Pistoia nel 1971. Dopo essersi laureato in Lettere presso l’Università di Firenze ha conseguito il dottorato di ricerca in Italianistica; quindi, è stato ricercatore all’Università per stranieri di Perugia, dove attualmente è professore associato di Letteratura italiana. Ha dedicato i suoi studi soprattutto all’Ottocento e al Novecento, seguendo alcuni filoni di ricerca: l’opera di Giovanni Pascoli, con particolare riferimento alla sua attività di critico di Dante e di prosatore, la letteratura e il Risorgimento, la letteratura della grande guerra, il romanzo nel Novecento. È stato Consigliere comunale a Pistoia (1994-1998, 1998-2002 e 2007-2008) e Assessore alla Cultura del Comune di Pistoia (2002-2005). È stato Consigliere generale della Fondazione Cassa di risparmio di Pistoia e Pescia dal 2015 al 2025. È Presidente di Uniser su indicazione del socio unico Fondazione Cassa di risparmio di Pistoia e Pescia. È Presidente del parco letterario Policarpo Petrocchi e direttore della rivista Naturart e Direttore scientifico dell’Atlante Pinocchio.

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