martedì, Settembre 22, 2026

500 tonnellate di rifiuti tessili sequestrati dalle Dogane in porto a Livorno

LIVORNO (Ansa) – Una spedizione dichiarata come cascami di cotone e di filati per un peso complessivo di circa 500 tonnellate, ma in realtà si trattava di rifiuti tessili è stata sequestrata nel porto di Livorno dopo gli accertamenti del personale addetto ai controlli dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (Adm) di Livorno.

A conclusione degli accertamenti fisici e documentali e acquisita la relazione tecnica dell’Arpat che qualificava l’intero carico come “rifiuto tessile”, il personale Adm ha proceduto al sequestro dei venti container per un totale di 500 tonnellate, con comunicazione di notizia di reato alla procura della Repubblica presso il tribunale di Livorno a carico di una cittadina cinese, legale rappresentante della società esportatrice, nei confronti della quale venivano ipotizzati i reati di detenzione, traffico transfrontaliero di rifiuti e falsità ideologica in atto pubblico.

L’autorità giudiziaria ha convalidato il sequestro. La documentazione commerciale prodotta, come spiegano in una nota dalle Dogane, presentava già da un primo esame, elementi che destavano sospetti sull’effettiva natura del carico, come il valore irrisorio fatturato che risultava incoerente rispetto alle presumibili spese da sostenere per le pratiche doganali e il trasporto fino alla destinazione in Malesia. Il personale Adm ha disposto dapprima un controllo ai raggi X constatando che tutti e venti i container nei quali era sistemato il carico presentavano le stesse caratteristiche di stivaggio in balle omogenee e, successivamente, ha proceduto allo svuotamento di alcuni di essi. La verifica approfondita, condotta in sinergia con ispettori dell’Arpat di Prato, specializzati nel settore del tessile, ha evidenziato la presenza nelle balle di residui di ogni genere (tra l’altro plastica sotto varie forme, organico e carta) in misura tale da ritenere con certezza che gli scarti, acquisiti dall’esportatore sotto forma di rifiuti dai vari pronto moda del territorio pratese, non avessero subito nessuna forma di sanificazione e selezione. È questa la condizione, si legge nella nota, necessaria affinché una piattaforma ambientale possa attestare la perdita della qualifica di rifiuto e, quindi, poter procedere a una vendita (in questo caso all’esportazione) di materia prima seconda (scarti di produzione tessile).

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