FIRENZE – Ieri il Nelson Mandela Forum si è trasformato in un archivio vivo della musica italiana. Roby Facchinetti, Dodi Battaglia, Red Canzian e Riccardo Fogli hanno riportato Firenze dentro la loro storia, quella dei Pooh, che con “POOH 60 – La nostra storia – Palasport” celebrano sessant’anni di carriera.
Il pubblico è immerso in questo racconto tra la musica e i ledwall che ricostruiscono decenni di musica con cura evitando l’effetto nostalgia, ogni momento della loro storia ha un suo colore, un suo modo di respirare, e il pubblico segue la narrazione riconoscendo volti, copertine, momenti che hanno attraversato la memoria collettiva.

La scaletta è un esercizio di equilibrio: con oltre quattrocento brani incisi, la scelta diventa inevitabilmente una sfida.
I Pooh alternano i classici che hanno segnato generazioni a brani che mancavano dai palchi da anni, fino ad arrivare a pezzi eseguiti dal vivo per la prima volta. La serata fiorentina trova così un suo ritmo, una sua identità, come se Firenze avesse ricevuto una prospettiva unica della loro storia.
E mentre questa storia scorre, ci sono presenze che riaffiorano negli echi melodici, nelle immagini che si sovrappongono ai brani. L’essenze di Valerio Negrini e Stefano D’Orazio emergono come fanno le fotografie sbiadite che, appena illuminate, ritrovano un nuovo calore e nitidezza. Lo fanno nelle parole che risuonano, nei passaggi strumentali che portano ancora la loro impronta, nella memoria condivisa di chi ascolta e riconosce quei dettagli. Un ricordo che non interrompe il racconto: lo attraversa, lo sostiene, lo accompagna mentre la musica continua a muoversi.

La formazione suona come un organismo unico: accanto ai quattro protagonisti ci sono Danilo Ballo, storico collaboratore e arrangiatore alle tastiere e alla programmazione, e Phil Mer alla batteria, cresciuto proprio grazie a un regalo di D’Orazio quando era bambino. La loro presenza amplia la dimensione sonora del concerto, aggiunge profondità senza tradire la cifra dei Pooh, e restituisce una naturalezza che rende la band ancora credibile e attuale.
Il pubblico attraversa le generazioni: famiglie, ragazzi, adulti che seguono la band da decenni cantano con la stessa spontaneità. Non c’è distanza tra palco e platea, ma un ascolto reciproco che dà alla serata un tono limpido, quasi domestico, pur dentro un palazzetto pieno.

Sessant’anni che guardano avanti: il tour celebrativo non cerca di replicare il passato, mostra invece come quella storia continui a evolversi, con arrangiamenti che rispettano le origini ma si aprono a nuove soluzioni, con una presenza scenica che non imita ciò che i Pooh erano ma racconta ciò che sono oggi.
E quando le luci del palco si allargano e illuminano tutta la platea, il Mandela Forum diventa un’unica fotografia in movimento: volti accesi, mani alzate, un entusiasmo che sembra non voler finire.
Dopo oltre quaranta brani, tra aneddoti, interventi, ricordi che riaffiorano e momenti che scorrono come capitoli di una lunga storia condivisa, l’ultimo accordo arriva come un sorriso. Il pubblico lo accoglie con applausi scroscianti, interminabili, che si trasformano in una festa collettiva.

È un modo per ringraziare i Pooh di tutta questa strada fatta insieme, di una musica che ha accompagnato generazioni e continua a farlo con la stessa naturalezza di sempre, ma la tappa fiorentina non si ferma qui: questa sera il Nelson Mandela Forum riaprirà le sue porte per un’altra immersione nella loro storia, pronta a risuonare ancora, perché nessuno può fermare la musica.










