di Alessio Colomeiciuc
PISTOIA – Nei mesi scorsi, l’Associazione “Amici della Politica” ha promosso una Convenzione civica per analizzare e discutere in tre distinti eventi, la preoccupante situazione del territorio con riguardo ad alcune specifiche macroaree: economia, urbanistica/ambiente, cultura.

Nel terzo e conclusivo evento (cultura) è stata esaminata la vicenda che, a partire dal 2016, ha visto l’introduzione, con l’impiego di ingenti risorse finanziarie, di un inedito assetto delle principali istituzioni museali pistoiesi, la cui insostenibilità è stata, infine, attestata nel novembre 2023 dalla decisione della fondazione Caript di incorporare Pistoia Musei e Cultura Srcl (ex Pistoia Eventi), con l’obiettivo di perseguire una maggior efficienza e una maggiore economicità di gestione.
Motivazione, quella adottata, a dir poco diplomatica, per evitare di riconoscere che i sostanziali e importanti benefici economici, amministrativi e finanziari attesi dalla incorporazione (anche) di Pistoia Eventi Musei si sarebbero potuti ottenere evitando di dare avvio e insistita attuazione a una vicenda frutto di sostanziale improvvisazione.
Ma, soprattutto, per non dover riconoscere i vistosi inconvenienti provocati negli ultimi dieci anni, negli assetti e nella gestione delle istituzioni museali pistoiesi, oltreché nei rapporti fra il Comune capoluogo e la fondazione Caript.
Per evitare che una analoga vicenda possa ripetersi in futuro e con l’auspicio di un profondo cambiamento delle politiche culturali pistoiesi e dei soggetti (politici e non) chiamati a gestirle, appare utile ripercorrere i principali tempi e modi nei quali essa si è svolta.
Anni 2013/2014. Il Sindaco Samuele Bertinelli, Claudio Rosati e Giuseppe Gherpelli
Tutto ha avuto inizio nel 2013, allorquando Claudio Rosati – noto storico e museologo – consegnava all’Amministrazione comunale da poco insediatasi un documento intitolato: “Pistoia Musei della Città – Indirizzo di missione/orientamenti museografici”.
In esso, Rosati descriveva in modo puntuale il progetto del nuovo sistema di PiMuC (Pistoia Musei della Città), individuando tre indirizzi di base: l’accessibilità culturale, la proiezione nel territorio, la relazione costante tra il patrimonio e le persone.
Nel documento, Rosati delineava un innovativo assetto dei principali istituti culturali, con al centro piazza del Duomo e tre prime antenne, intese quali veri e propri contenitori, capaci di rappresentare quello che era al di fuori delle loro mura: il Palazzo comunale, il Museo Civico e il complesso del Ceppo.
Pur considerando anzitutto l’esistente patrimonio museale pubblico, Rosati auspicava, in prospettiva, che PiMuC fosse condiviso da altri musei, in primis quelli di Palazzo dei Vescovi (all’epoca di proprietà della Banca Cassa di risparmio) e del complesso della Cattedrale, con potenzialità museali ancora da valorizzare.
Nel 2014, Giuseppe Gherpelli, noto manager della cultura, consegnava a sua volta all’Amministrazione comunale di Pistoia uno studio per la revisione generale e la riprogettazione complessiva dei modelli di gestione degli istituti museali comunali… e dei beni culturali…
Si trattava, in questo caso, di una proposta di compiuta riorganizzazione del sistema degli istituti culturali del Comune capoluogo. Gherpelli concentrava la propria attenzione su:
* tre “istituti museali” comunali: Museo Civico, in quel momento l’unico museo nel comune capoluogo a vantare il riconoscimento della qualifica di “museo di rilevanza regionale” rilasciata dalla Regione Toscana; Palazzo Fabroni; Casa Studio di Fernando Melani;
* tre fondazioni, soggetti giuridici di diritto privato: Fondazione Jorio Vivarelli, Fondazione Giovanni Michelucci e Fondazione Marino Marini.
Nel suo organico documento, Gherpelli vedeva il nucleo primario del nuovo sistema museale costituito dal Museo Civico, che potrebbe essere forse più opportunamente chiamato “Museo civico d’arte antica” e da Palazzo Fabroni, autentica Galleria d’arte moderna e contemporanea di Pistoia, o Museo del Novecento e del Contemporaneo.
2015. Il Dossier per Pistoia Capitale Italiana della Cultura
Nel 2015 veniva presentato, per iniziativa del Sindaco dell’epoca (Samuele Bertinelli), il Dossier con il quale Pistoia si candidava a Città Capitale italiana della cultura.
Il Dossier richiamava il Programma di Governo 2012-2017, dedicato al tema del “diritto di tutti alla città” e alla città come primo bene comune, spazio pubblico inteso come spazio dell’esercizio diffuso della democrazia, con il proposito di fare di Pistoia il modello di una città media europea, che promuove la cultura e il sapere come condizione della cittadinanza e leva per la crescita… Nel cuore della città si trovano, a poche centinaia di metri l’uno dall’altro, sette musei che si collegheranno, con il nuovo sistema di “Pistoia Musei della Città”.

In particolare, l’intervento previsto al Palazzo Fabroni si inseri(va) nell’obiettivo più ampio della sua progressiva e complessiva destinazione… a Museo del Novecento e del Contemporaneo… idonea cornice di riferimento per rimettere a tema, in maniera strutturata e di ampio respiro … la trama complessa della cultura novecentesca e contemporanea di Pistoia ricostruita nella sua interezza grazie a un sistema articolato di poli: dal nucleo di sculture di Andrea Lippi del Liceo artistico Petrocchi al Museo Marino Marini, alla collezione Gori della Fattoria di Celle.
Al punto 2.7, il Dossier esponeva il progetto di ampliamento e sviluppo della rete museale cittadina (Pistoia Musei della Città), con fulcro nei musei comunali (Museo Civico/Palazzo comunale, Palazzo Fabroni), istituzioni su cui fondare gli interventi: quasi un unico museo, interamente comunale (nella proprietà e nella gestione).
2017. Pistoia Capitale Italiana della cultura
Dopo essere stata designata Capitale Italiana della cultura, nel 2017, la città si riempiva di eventi che spaziavano dall’arte alla musica, dal teatro all’animazione degli spazi urbani, alle iniziative per i più piccoli e per la riscoperta del verde e del paesaggio.
La vastità del patrimonio culturale locale era rispecchiata anche dalla ricca offerta del sistema museale cittadino. In particolare, il Museo Civico, che raccoglie le più significative testimonianze dell’arte a Pistoia dal XIII al XX secolo; il Museo della Sanità Pistoiese; Palazzo Fabroni, con la sua collezione permanente.
2018. La Fondazione Pistoia Musei e il sindaco Alessandro Tomasi
In un contesto che sembrava di apparente e condivisa valorizzazione del progettato (pubblico) sistema museale cittadino, lo scenario mutava drasticamente.
Nel dicembre 2018, la fondazione Caript annunciava – con grande clamore mediatico – la nascita di un nuovo sistema museale denominato Fondazione Pistoia Musei.
Il nome era ripreso da esperienze di altre città (esempio Brescia e Torino), ma con una differenza fondamentale: nei modelli esistenti, i promotori erano i Comuni capoluogo e i musei erano quelli pubblici.
Nel modello pistoiese, al contrario, il Comune capoluogo ed i musei pubblici erano incomprensibilmente tenuti ai margini.
Inoltre, nella realtà non esisteva alcuna nuova fondazione, in quanto la gestione delle quattro diverse sedi di cui si annunciava l’allestimento nel centro storico della città risultava interamente affidata ad una piccola società strumentale (Pistoia Eventi Culturali s.r.l.) che, all’improvviso, veniva ad assumere dimensioni patrimoniali, economiche e finanziarie enormi.
Alla stampa, fondazione Caript annunciava l’intenzione di raccontare in proprio la città dalle sue origini fino alle vicende artistiche del Novecento, con un programma espositivo di ampio respiro e un’attenzione particolare all’arte moderna e contemporanea.
In quel momento, peraltro, si taceva un particolare non proprio secondario: con la vendita a Intesa Sanpaolo della storica azienda bancaria, era stato (incredibilmente) ceduto anche l’intero patrimonio artistico di proprietà della Banca Cassa di risparmio (compreso l’Antico Palazzo dei Vescovi, con tutte le opere d’arte!), acquisito ed accresciuto nei decenni da lungimiranti presidenti della Banca (Bianchi, Paci, Rosi, Zollo).
Per cui, gli annunciati quattro nuovi musei nascevano sostanzialmente privi di un proprio patrimonio artistico, salvo le opere direttamente acquistate da fondazione Caript: quindi, niente proprietà della collezione di quadri del ‘600 fiorentino appartenuta a Piero ed Elena Bigongiari, niente pitture murali di Giovanni Boldini, niente Pomona di Marino Marini, niente quadri, tappeti, mobili e soprammobili di altissimo valore antiquario, dei quali si perdevano le tracce.
Tutto era affidato ad un comodato concesso da Intesa Sanpaolo e a un affitto dell’Arazzo millefiori concesso dai Canonici della Cattedrale.
Non solo.
Nel nuovo sistema, mancava qualunque riferimento ai Musei Civici e nessuna considerazione veniva espressa per il Museo da decenni attivo all’interno dell’Antico Palazzo dei Vescovi, quasi che non fosse mai esistito, nonostante i pistoiesi lo avessero nel tempo riscoperto e apprezzato grazie alla sensibilità ed agli ingenti investimenti effettuati dalla Cassa di Risparmio a partire dai primi anni ’70 del secolo scorso.
Un’unica assillante preoccupazione sembrava prevaleva: obliare decenni di impegno culturale della Banca pistoiese e della sua originale e consolidata storia museale (magistralmente narrata in un piccolo libro di Claudio Rosati pubblicato nel 2014), dando corso a costosissime opere nell’intento di trasformare gli angusti locali del Palazzo Buontalenti in spazi espositivi per eventi di ampio respiro (e questo a 28 chilometri dall’accecante palcoscenico artistico fiorentino) e di riorganizzare (in modi e con esiti assai discutibili) i preesistenti percorsi archeologici, artistici e letterari dell’Antico Palazzo dei Vescovi, frutto di decenni di qualificati interventi e apporti.
Il tutto nell’inspiegabile silenzio del Comune di Pistoia che, di fatto, assecondava il nuovo corso promosso da fondazione Caript, subendo la improvvisa moltiplicazione delle strutture museali a costi esorbitanti, dimenticando l’essenziale e centrale ruolo dell’ente pubblico e dei Musei Civici e rinunziando a esercitare le sue dirette responsabilità in materia di politica culturale. Un Comune silente persino dinanzi alla grottesca apertura di una seconda sede museale del ‘900 pistoiese, a pochi metri di distanza da quella preesistente nel Palazzo Fabroni.
A questo punto, in un imbarazzante vuoto di indirizzo politico, riemergeva impietosa una vecchia tentazione pistoiese: la cabina di regia.
Grazie ai contributi regionali e alla generosa disponibilità di risorse finanziarie della fondazione Caript, la cabina riaffiorava nelle vesti di un tavolo addirittura permanente, che in pratica si candidava a sostituire i partiti e la intera politica locale, ormai trattati alla stregua di inutili arnesi delle vicende pubbliche pistoiesi.
Due , fra gli altri, gli effetti della iniziativa:
l’arrivo a Pistoia di una schiera di consulenti esterni, variamente titolati, tutti attratti dalla possibilità di un arruolamento conveniente e stabile, in una città ormai priva di chiare politiche culturali e, quindi, incline alla compiacenza, all’encomio o, più semplicemente, alla rassegnazione;
l’annuncio di grandi e visionari progetti, sotto forma di costosi masterplan, piani più o meno strategici, grandi eventi pubblici e privati, ambiziosi protocolli d’intesa, ecc., cui si attribuiva il magico (ed illusorio) potere di contrastare l’allarmante declino pistoiese.
2019. il Tavolo permanente della Cultura della provincia di Pistoia e il Piano strategico della Cultura di Pistoia e Provincia
In questo contesto, nel 2019 nasceva il Tavolo permanente della Cultura della provincia di Pistoia con il compito di redigere un Piano strategico della Cultura recante le linee guida per la programmazione degli interventi riguardanti le attività e i beni culturali della città e della provincia.
Al lavoro del Tavolo si connetteva, sempre nel 2019, il Piano strategico della Cultura di Pistoia e Provincia, cui si attribuiva la funzione di intraprendere un nuovo percorso di lavoro comune, nella convinzione che la cultura fosse una risorsa fondamentale per aumentare le potenzialità turistiche e rafforzare la coesione sociale.
Il coordinamento del Piano veniva affidato a Giuseppe Gherpelli, consulente esterno sempre più al centro delle vicende culturali pistoiesi, al quale spettava il compito di individuare i fondamentali elementi costitutivi del Piano e le principali direttrici verso cui indirizzarlo.
2021. Il Sistema Museale Pistoiese SIMUP
Si arrivava così, nell’aprile 2021, alla costituzione, ai sensi della Legge regionale Toscana n. 21/2010, del Sistema Museale Pistoiese SIMUP.
Con 11 musei di natura pubblica e privata, il SIMUP si proponeva come sistema museale a vocazione territoriale con l’ambizioso obiettivo di individuare linee di sviluppo strategico comuni e ad ampio raggio, in grado di comunicare una visione d’insieme del territorio.
2023. L’epilogo
Ma l’esito della vicenda in esame risultava ormai segnato.
Nel novembre 2023 fondazione Caript chiudeva Pistoia Musei e Cultura Srcl (ex Pistoia Eventi), incorporandola assieme alla proprietà del Palazzo dei Vescovi (e assieme a ex Cespevi-GEA e UNISER, altre due fantastiche creature cosiddette strumentali).
A dicembre 2025, gli annuali risultati delle periodiche indagini nazionali sulla qualità della vita delle Province italiane, attribuivano a Pistoia la “maglia nera” di tutta la Toscana, bollando con un secco flop (anche) la gestione del settore culturale.
A questo punto, secondo un’antica e buona regola, sarebbe necessario valutare quanto sia costata questa emblematica vicenda.
In verità, non è facile capirlo, almeno sulla base dei documenti pubblici disponibili.
In via di prima approssimazione, nel periodo 2016 – 2025, fondazione Caript risulta aver speso per l’attività di Pistoia Musei non meno di 15 milioni di euro, cui devono aggiungersi altri 5,7 milioni di euro per l’acquisto (delle nude mura) del Palazzo dei Vescovi e altri 4 milioni di euro circa per l’organizzazione del Festival Dialoghi sull’uomo (dal 2022 Dialoghi di Pistoia), senza considerare il massiccio supporto logistico e operativo concesso nel decennio a questo evento dal Comune di Pistoia e gli eventuali contributi regionali.
Si tratta, all’evidenza, di somme enormi, a servizio di iniziative destinate a non lasciare alcuna duratura traccia sul territorio e che, in futuro, si spera vengano responsabilmente investite in un serio ed originale progetto culturale, con al centro le istituzioni pubbliche locali, in primis il Comune capoluogo, in grado di valorizzare, in tempi e forme adeguate, gli inestimabili tesori artistici e architettonici pistoiesi assieme alle connesse attività commerciali, artigianali e turistiche.










