venerdì, Ottobre 23, 2026

Toscani indebitati. Nello studio Ires l’allarme di Cgil, Federconsumatori, Caritas 

FIRENZE – Un toscano su due ha un debito con una società finanziaria. Quasi sette su dieci hanno un finanziamento attivo. È il cuore del rapporto di IRES Toscana, curato da Filippo Torrigiani (consulente della Commissione Nazionale Antimafia) e presentato oggi, che misura l’impatto dell’indebitamento sul bilancio delle famiglie e sulle condizioni di vita delle famiglie toscane.

Soldi

I numeri dell’indebitamento

Il 69,2% dei toscani (2,18 milioni) ha debiti attivi, contro il 60,7% della media nazionale: la Toscana è seconda regione per indebitamento in Italia. Il 52,8% (1,65 milioni) ha impegni con finanziarie per credito al consumo, con una rata media di 290 euro al mese. La cessione del quinto dello stipendio o della pensione raggiunge 160.000 contratti, pari a quasi l’8% della popolazione attiva. “Non è più il credito per il divano o l’auto – spiega l’autore dello studio Filippo Torrigiani –: è credito di sopravvivenza per spesa alimentare, affitto, bollette, cure”. Oltre 60.000 cittadini all’anno si rivolgono a pegni e Compro Oro. Quattro province toscane sono nella top ten nazionale per debito medio al consumo per famiglia: Massa-Carrara (8.373 €, 2° in Italia), Pistoia (8.168 €, 4°), Pisa (8.091 €, 5°) e Lucca (7.971 €, 8°), contro una media nazionale di 6.657 €.

L’impoverimento

Secondo precedenti rapporti Ires Toscana, il reddito reale di lavoratori e lavoratrici toscani continua a diminuire da anni. Tra il 2014 e il 2024 i dipendenti crescono del +3,5%, ma il reddito reale cala del -3,9% nel settore privato e del -10,7% nel settore pubblico. Il 13,2% della popolazione (480.000) è a rischio deprivazione, il 4,9% (80.000 famiglie) in povertà assoluta, il 7,8% è working poor. Oltre 560.000 toscani (circa il 15%) rinunciano del tutto alle cure, 220.000 per motivi economici. 

L’americanizzazione e il BNPL

Secondo i dati del rapporto, la finanziarizzazione dei consumi sostituisce la crescita dei salari: è un’americanizzazione strisciante, in cui il rischio individuale prende il posto della tutela collettiva. Il fenomeno si estende ai più giovani con il “Buy Now Pay Later” (compra ora, paga dopo): a livello nazionale cresce vicino al +50% annuo e la Toscana, con il Lazio, è la regione del Centro Italia a più alta penetrazione, trainata da Generazione Z e Millennials per moda, elettronica, viaggi e tempo libero. “L’aumento vertiginoso del credito al consumo in Toscana documentato in questo rapporto non è solo un dato finanziario: è il sintomo di una mutazione antropologica e sociale, che avvicina la nostra regione al modello degli USA. Una polarizzazione sociale insopportabile dove a farla da padrone sono le rendite immobiliari e finanziarie e dove il mondo del lavoro viene segmentato e frantumato – dice Andrea Cagioni, ricercatore di Ires -. Nel capitalismo che si sta affermando nell’Occidente euroatlantico il reddito da lavoro non è più sufficiente a sostenere i livelli di consumo considerati “normali”, e la finanza al consumo diventa, anche per fasce significative di lavoratori e lavoratrici, un ammortizzatore sociale che supplisce alle mancanze del welfare pubblico e delle tutele salariali”.

Usura e welfare sostitutivo

In Toscana tra le 40.000 e le 50.000 posizioni (famiglie sovraindebitate e micro-imprese) sono esposte a un “alto rischio usura” a causa dell’estromissione dai canali bancari ordinari. Inoltre, il 10,6% dei commercianti e dei piccoli imprenditori (pari a una platea stimata tra le 8.000 e le 10.000 partite IVA) è già caduto nella rete dell’usura e dell’estorsione. Secondo Filippo Torrigiani le reti criminali si offrono così come una sorta di “Welfare sostitutivo”.

La Cgil Toscana chiede un cambio di paradigma su cinque assi: aumento dei salari e del potere d’acquisto di lavoratori e pensionati, contrasto al lavoro povero e precario, difesa del SSN e del welfare locale, strumenti pubblici contro sovraindebitamento e usura, nuova politica industriale. La Toscana che vogliamo non è una regione in cui ci si indebita per sopravvivere, ma una in cui lavoro, solidarietà e diritti tornano a fondare un benessere equo e sostenibile. Anche per queste ragioni la Cgil ha indetto uno sciopero generale il 20 novembre e sarà nelle piazze contro la Manovra del Governo, contro il carovita. Per la pace, per più giustizia sociale

Le dichiarazioni.

Per Rossano Rossi (segretario generale Cgil Toscana) “molte famiglie toscane si indebitano per le spese correnti, non per acquisti importanti o eventi imprevisti. Perché con salari e pensioni troppo basse si ricorre al credito al consumo. L’indebitamento rischia di normalizzarsi, di non essere più percepito come un rischio ma come una normale estensione della capacità di spesa, aggravando le vulnerabilità socio-economiche. In Toscana la deindustrializzazione, i salari bassi e una terziarizzazione debole stanno spingendo nella vulnerabilità economica e sociale fasce sempre più ampie della popolazione. Non è una colpa individuale, ma il risultato di precise scelte economiche e politiche. Per questo servono reindustrializzazione, lavoro stabile, salari più alti e investimenti nei servizi pubblici, non tagli alla spesa sociale per finanziare le armi. Per la Cgil questa è una battaglia sociale, politica e soprattutto morale: nessuno deve essere lasciato indietro, perché nessuno è uno scarto. Anche per questo il 20 novembre sarà sciopero generale”.

“La finanziarizzazione dei consumi – sottolinea Maurizio Brotini (presidente Ires Toscana) – sostituisce la crescita dei salari. La progressiva deindustrializzazione e un modello di terziarizzazione debole hanno prodotto in Toscana più occupazione, ma salari sempre più poveri. Tra il 2014 e il 2024 gli occupati sono aumentati del 3,5%, mentre i redditi reali sono diminuiti del 3,9% nel settore privato e del 10,7% nel pubblico. Il risultato è una società sempre più disuguale, dove il lavoro non garantisce più un reddito sufficiente per vivere e il credito al consumo diventa uno strumento di sopravvivenza. La Toscana è la seconda regione italiana per indebitamento: il 69,2% dei cittadini ha debiti attivi e sempre più famiglie ricorrono ai finanziamenti per affrontare spese essenziali, dalla sanità all’alimentazione. È una pericolosa americanizzazione della nostra società, in cui l’indebitamento sostituisce salari adeguati e welfare pubblico, esponendo le persone anche al rischio dell’usura. Serve un cambio radicale del modello di sviluppo, che rimetta al centro salari, qualità del lavoro, servizi pubblici e tutela dei risparmi. Non possiamo accettare una Toscana in cui per vivere si è costretti a indebitarsi”.

“Il risparmio, storico paracadute del territorio, si sta prosciugando. Basta un imprevisto ordinario – aggiunge Laura Grandi (presidente Federconsumatori Toscana) – per far crollare il bilancio e aprire le porte dell’indebitamento. A volte i debiti di oggi sono stati contratti anni addietro e oggi il carovita li ha resi insostenibili. L’indagine di IRES Toscana e CGIL Toscana racconta una regione in cui la fragilità economica coinvolge fasce sempre più ampie della popolazione, con un progressivo impoverimento anche del ceto medio. Salari fermi, aumento del costo della vita e risparmi che si esauriscono rendono sempre più difficile affrontare anche una spesa imprevista. Preoccupa soprattutto il crescente ricorso al credito al consumo, non più per acquisti importanti ma per pagare affitti, bollette e spese quotidiane, con il rischio di entrare in una spirale di sovraindebitamento. Servono interventi concreti per tutelare il potere d’acquisto delle famiglie e contrastare l’indebitamento. Come Federconsumatori continueremo a garantire ascolto e tutela, dando voce a chi vive queste difficoltà e rivendicando dignità e sicurezza economica per tutte e tutti”.

Per Don Armando Zappolini, Direttore Caritas San Miniato (Pi): “Da tempo ormai assistiamo al diffondersi del fenomeno del working poor, del lavoro povero, di lavoratori che, pur avendo un’occupazione regolare e continuativa, non riescono ad affrontare con i salari che percepiscono il pagamento di affitti, ma anche il basilare fabbisogno delle proprie famiglie. Nei centri di ascolto Caritas sono diversi i nuclei familiari che chiedono aiuto perché non ce la fanno più a sostenere una situazione di povertà latente. Anche i dati toscani, che ci vengono presentati oggi, confermano l’aprirsi di una voragine nella quale possono precipitare molte persone che, un tempo, non avevano problemi di povertà. Molte di loro stanno in bilico sulla soglia di una povertà in cui rischiano di scivolare. Come direttore di una Caritas diocesana, tocco sempre più con mano la vulnerabilità e la fragilità della gente e quello che sta accadendo a livello globale testimonia che non possiamo più ignorare. E’ importante che tutti i soggetti sociali, sindacali e anche religiosi creino sinergie per spingere la politica a mettere in campo azioni concrete. Non ci sono più alibi, non c’è più tempo, non c’è più bisogno di ideologie astratte, ma di piani e programmi che rilancino interventi economici e sociali che permettano alle persone di vivere in modo dignitoso e di riscoprire un benessere continuativo e stabile”.

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