domenica, Ottobre 25, 2026

Sp 632, Ruote Libere: ‘7 mesi senza transito per i camion. Quando una prospettiva di riapertura?’

PISTOIA – Sono trascorsi ormai quasi sette mesi dal 26 marzo 2026, quando un incidente stradale che ha coinvolto un edificio privato ha determinato la chiusura della SP 632, la cosiddetta Traversa di Pracchia. Dopo una prima interdizione totale, la strada è stata parzialmente riaperta, ma resta vietata ai veicoli con massa superiore a 3,5 tonnellate. Una limitazione che continua a penalizzare le imprese di autotrasporto, le attività produttive e tutti coloro che utilizzano questo collegamento per ragioni di lavoro.

Il camion incastrato a Pracchia a fine marzo

Proprio per fare chiarezza su una situazione che si trascina ormai da mesi, Alessandro Giannasi, vicepresidente nazionale e presidente di Ruote Libere Toscana*, aveva scritto alla Provincia di Pistoia, chiedendo informazioni sulle ragioni del protrarsi del divieto di transito ai mezzi pesanti, sugli interventi necessari e sui tempi previsti per il ripristino della piena percorribilità della strada.

Alla richiesta è seguita, il 19 ottobre, una risposta ufficiale dell’Ufficio Viabilità della Provincia, a firma del responsabile Tony Montillo. Un riscontro che l’associazione accoglie positivamente sotto il profilo della disponibilità istituzionale, ma che lascia irrisolti diversi interrogativi, a cominciare da quello fondamentale: quando e attraverso quali interventi sarà nuovamente possibile consentire il transito ai mezzi pesanti?

«Desidero innanzitutto ringraziare la Provincia per aver risposto alla nostra richiesta», dichiara Giannasi. «Può sembrare una considerazione banale, ma oggi ricevere un riscontro dalle istituzioni non è purtroppo così scontato. È un segnale di attenzione che apprezziamo. Questo, tuttavia, non significa che le spiegazioni ricevute possano considerarsi soddisfacenti».

Nella comunicazione, la Provincia richiama le condizioni di sicurezza che hanno determinato le limitazioni alla circolazione, sottolineando che l’edificio danneggiato è di proprietà privata e che l’ente non può sostituirsi indiscriminatamente ai proprietari negli obblighi di manutenzione e messa in sicurezza. La Provincia precisa inoltre che non sarebbe corretto indicare una data certa di riapertura prima di aver definito e verificato le necessarie condizioni tecniche. Una posizione che Ruote Libere comprende sotto il profilo della sicurezza, ma che lascia aperti numerosi interrogativi sulla gestione della vicenda e, soprattutto, sulle prospettive concrete di soluzione. «Nessuno pretende che venga riaperta una strada in condizioni di pericolo. La sicurezza viene prima di tutto e su questo non esiste discussione», sottolinea Giannasi. «Ma proprio perché la situazione si trascina da quasi sette mesi, riteniamo legittimo chiedere qualcosa di più di una ricostruzione delle ragioni che hanno portato alla chiusura».

Il problema, secondo Ruote Libere, non è soltanto l’assenza di una data di riapertura, ma la mancanza di indicazioni su un percorso concreto per arrivarci. «Quali interventi devono essere ancora realizzati? Chi deve eseguirli? Sono stati formalmente richiesti alla proprietà? Esistono termini entro i quali intervenire? Sono state valutate soluzioni provvisorie che consentano il passaggio dei mezzi pesanti in condizioni di sicurezza? E soprattutto, quali sono i prossimi passaggi previsti dalla Provincia? Sono domande alle quali, nella risposta ricevuta, non troviamo indicazioni sufficientemente precise».

L’associazione richiama poi l’attenzione sulle conseguenze economiche che il protrarsi del divieto comporta per le imprese. «Per chi lavora nell’autotrasporto una strada chiusa non rappresenta semplicemente un disagio. Significa dover modificare i percorsi, allungare i tragitti, consumare più carburante, impegnare maggiormente mezzi e conducenti e sostenere costi che nessuno riconosce. Ogni chilometro aggiuntivo ha un prezzo. E quando una limitazione si protrae per mesi, quel prezzo diventa un problema strutturale per le imprese».

C’è inoltre una questione di responsabilità che Ruote Libere ritiene necessario chiarire. La Provincia evidenzia di non essere proprietaria dell’immobile danneggiato, ma resta il fatto che le conseguenze di un incidente che ha coinvolto una proprietà privata continuano a condizionare la circolazione su un’infrastruttura pubblica.

«Comprendiamo perfettamente che l’immobile sia privato e che la Provincia non possa farsi carico automaticamente di obblighi che spettano al proprietario. Ma il risultato è che una vicenda riguardante un edificio privato continua a impedire il transito dei camion su una strada pubblica. Occorre allora capire quali strumenti siano stati attivati per superare questa situazione e quali ulteriori iniziative siano concretamente possibili. Il confine tra competenze pubbliche e responsabilità private non può trasformarsi in un’attesa senza scadenza per chi deve lavorare».

Un ulteriore elemento di criticità riguarda la viabilità alternativa. In un territorio caratterizzato da collegamenti montani, le deviazioni non possono essere considerate una soluzione automaticamente praticabile per ogni tipologia di mezzo pesante. Occorre verificare la compatibilità dei percorsi con le dimensioni e le masse dei veicoli, le eventuali ulteriori limitazioni alla circolazione e l’impatto dei maggiori tempi di percorrenza. «Non basta sapere che una strada non è percorribile. Bisogna anche verificare quali alternative reali abbiano le imprese, perché non tutte le strade sono adatte al transito dei camion e non tutte le deviazioni sono sostenibili sotto il profilo economico e operativo», osserva Giannasi.

Per Ruote Libere la vicenda solleva anche una questione più generale: quella della gestione delle emergenze sulla viabilità pubblica quando le cause dell’interruzione dipendono da proprietà private. Una situazione nella quale occorre individuare strumenti e procedure che consentano di conciliare la tutela della sicurezza con l’esigenza di ripristinare in tempi ragionevoli la funzionalità delle infrastrutture.

L’associazione chiede pertanto alla Provincia di Pistoia di rendere noto lo stato degli accertamenti tecnici, gli interventi ancora necessari, le iniziative assunte nei confronti della proprietà e, quantomeno, un calendario delle prossime verifiche e decisioni. «Non chiediamo una data inventata per tranquillizzare gli autotrasportatori. Chiediamo un percorso verificabile, con responsabilità definite e aggiornamenti puntuali. Anche quando non è possibile stabilire il giorno della riapertura, deve essere possibile spiegare cosa manca per arrivarci e quali passi si stanno compiendo».

«Ringraziamo ancora la Provincia per la disponibilità al confronto», conclude Alessandro Giannasi, «ma dopo quasi sette mesi riteniamo che sia arrivato il momento di passare dalle spiegazioni alle soluzioni. Le imprese di autotrasporto non chiedono privilegi: chiedono di poter programmare il proprio lavoro e di non essere lasciate indefinitamente nell’incertezza».

  • Ruote Libere è un’associazione che rappresenta imprese e operatori del settore dell’autotrasporto, impegnata nella tutela della categoria e nella promozione della sicurezza, della legalità e della corretta applicazione delle normative nel trasporto merci

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