mercoledì, Novembre 4, 2026

Stefano Mancuso al Naturart Village: una lezione sulla fragilità e l’unicità della Terra

PISTOIA – Una riflessione a partire dalla rilettura del Cantico francescano per mostrare la fragilità della vita sulla Terra e la necessità di agire in maniera rapida e drastica per non metterne a repentaglio la sopravvivenza.

Stefano Mancuso, botanico e saggista, docente di arboricoltura generale e coltivazioni arboree presso l’Università di Firenze che da anni svolge un’apprezzata e riconosciuta attività di divulgazione scientifica sui temi dell’emergenza climatica e della difesa del patrimonio vegetale, questo pomeriggio è stato ospite nella sala incontri e conferenze del Naturart Village per una lectio magistralis dal titolo “il canto della Terra”.

Una serata speciale e con un’ampia partecipazione di pubblico, introdotta da Emanuele Begliomini e Fabrizio Tesi, che conclude un ciclo di appuntamenti e convegni promossi dalla Giorgio Tesi Group nel corso del mese di ottobre per un focus su verde e innovazione e sulle buone pratiche per la diffusione di una cultura green.

Alcuni scatti della lezione tenuta oggi pomeriggio da Stefano Mancuso al Naturart Village di Pistoia (fotografie di Simone Tofani)

“È un piacere parlare in un luogo come questo in cui siamo circondati dalle piante, dovremmo imparare a contaminare i nostri spazi pubblici con il verde e a vivere a stretto contatto con le piante – ha esordito Mancuso – è l’attualità di una lezione che risale a San Francesco, di cui quest’anno ricorrono gli ottocento anni dalla morte, e soprattutto di ciò che il santo ha scritto in quella straordinaria poesia che è il Cantico delle Creature.

Non è solo il primo componimento poetico della lingua italiana, ma anche un innovativo manifesto del rapporto tra l’uomo e il mondo che lo circonda, una guida su come costruire un rapporto corretto e simbiotico con la Terra e le sue risorse. Per questo ho voluto scrivere il mio ultimo libro facendo diretto riferimento ai contenuti del Cantico francescano, un vero e proprio Canto della Terra, per sottolineare come il nostro pianeta con i suoi elementi e i suoi esseri viventi sia il vero protagonista della preghiera di Francesco e dei suoi confratelli.

È una poesia meravigliosa perché condensa in pochi versi tutti i fattori fondamentali e necessari per la vita sulla Terra, dal sole alla Luna, dall’acqua al vento; ogni elemento ricopre un ruolo, e insieme agli altri crea la vita in una combinazione perfetta, in un fenomeno raro e delicato che così com’è apparso può scomparire con estrema facilità. Oggi tutta la vita che conosciamo si concentra nella stretta fascia della biosfera, che costituisce solo una piccola parte del nostro pianeta, figuriamoci dell’intero universo!”.

Seguendo la traccia del Cantico francescano, Mancuso elenca e descrive i fattori che rendono possibile la vita sulla Terra, e sottolineando con insistenza il carattere estremamente fragile e aleatorio della sua presenza, dovuta a una rarissima e particolare combinazione di elementi. Da qui una riflessione di grande rilevanza e urgenza su come l’uomo, in particolare negli ultimi decenni, sia intervenuto a modificare, talvolta in maniera pesante e distruttiva, i fattori e gli elementi alla base della vita sul pianeta: Mancuso ripercorre la storia della nascita del buco dell’ozono negli anni Settanta a causa dell’emissione dei gas fluorocarburi, così come la scoperta dell’effetto serra, già noto agli scienziati alla metà dell’Ottocento in seguito ai primi esperimenti sul rapporto tra attività umane, livelli di anidride carbonica e aumento delle temperature terrestri.

“Non cadiamo nelle stupidaggini di non sapere cosa sta accadendo, il fenomeno del riscaldamento globale lo conosciamo già da un secolo, sappiamo da cosa è causato e cosa bisogna fare per fermarlo – avvisa e ammonisce Mancuso – si tratta semplicemente di eliminare i combustibili fossili perché sono quelli che creano la maggiore quantità di anidride carbonica nell’atmosfera, l’unica ragione per cui continuiamo a usarli è l’interesse economico delle poche compagnie multinazionali che li producono e li vendono. Non c’è altra ragione logica: la scienza dice che il riscaldamento globale è il problema più grave che l’umanità abbia mai affrontato fino ad oggi, ma nella nostra percezione quotidiana viene derubricato all’idea di adattarsi al cambiamento con indifferenza e quasi con rassegnazione”.

Una riflessione interessante è dedicata anche alla “sorella acqua”, anch’essa vittima del cambiamento climatico tra scioglimento delle riserve d’acqua dolce dei ghiacciai, prosciugamento dei laghi nelle regioni desertiche, precipitazioni sempre più concentrate e distruttive. Mancuso cita gli esempi calzanti del lago di Aral, fino agli anni Ottanta terzo bacino di acqua dolce più grande del mondo e prosciugato dall’azione umana nel tentativo di sviluppare la coltivazione del cotone, e del lago Ciad, la cui superficie si è ridotta di un terzo nell’arco degli ultimi quarant’anni a causa del riscaldamento globale e del processo di desertificazione del Sahara.

La chiusura della lezione, in cui più volte la biologia si intreccia con aspetti di sociologia, antropologia, economia e con dilemmi di filosofia morale, è affidata a una riflessione sul valore della cooperazione, a cui Francesco accenna nel Cantico parlando degli altruisti e degli operatori di pace, ma che può essere declinata anche dal punto di vista laico ed evolutivo: in una società non solo umana, ma anche animale o vegetale, non c’è solo competizione, ma c’è soprattutto cooperazione, perché anche noi singoli individui siamo costituiti da miliardi di cellule diverse che nascono e vivono insieme.

“La vita procede per cooperazione, bisogna smettere di pensare e agire solo in termini individuali – conclude Mancuso – c’è necessità di un cambiamento di paradigma, di ragionare nell’ottica di una comunità umana che agisce nell’interesse di tutti per affrontare insieme le sfide comuni. Non si può continuare a ignorare i problemi o peggio ancora a rubare le risorse alle future generazioni, depredando il pianeta e al medesimo tempo mettendo in pericolo la sopravvivenza della nostra stessa specie. È un comportamento irrazionale e ingiustificabile non solo dal punto di vista etico, ma anche da quello biologico. E non dobbiamo dimenticare infine che l’umanità è una specie giovanissima, ragioniamo sempre nell’ottica dei prossimi anni o decenti mentre tutte le altre specie viventi hanno un orizzonte temporale che guarda ai milioni di anni”.

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