venerdì, Novembre 6, 2026

Quattro libri per raccontare la Libertà, la Resistenza e la Partecipazione


Di Stefano Di Cecio

Pistoia – Alla Casa del Popolo di Bottegone una serata dedicata alla memoria ed alla partecipazione.

Quattro autori hanno presentato i loro libri, o meglio, quattro storie a cui si sono dedicati con l’obiettivo di  conservare la memoria e mantenere vivi i valori nati dalla lotta al nazifascismo. Erano presenti Francesca Banchini Insegnante, autrice di “A qualunque costo” e co-autrice con Silvia Mannelli, insegnante, anch’essa presente di “Don Milani, il maestro”, Roberto Del Gamba, Presidente ANPI Arezzo,  autore del libro “Modesta Rossi” e Marco Innocenti autore di un libro fotografico di prossima uscita, sempre su “Modesta Rossi”.

A coordinare gli interventi è stata Elisabetta Refi, insegnante da molti anni presso la Scuola Elementare di Ponte alla Pergola, intitolata a Modesta Rossi, e promotrice dell’iniziativa.

Da sinistra: Marco Innocenti, Roberto Del Gamba, Silvia Mannelli, Francesca Bechini, Elisabetta Refi – Foto di Stefano Di Cecio

Nell’ordine sopra indicato, partiamo dal primo libro. La storia parte da una nota foto di classe del ginnasio di Pistoia (1934-35) del liceo Niccolò Forteguerri. Tra i 40 compagni spiccano Antonino Caponnetto, Pierluigi Bellini delle Stelle (il partigiano che arrestò Mussolini a Dongo) e Silvano Fedi. Sebbene molto diversi, a scuola maturarono una sete di giustizia che guidò le loro scelte: due entrarono subito nella Resistenza, mentre Caponnetto, allora fascista, si arruolò volontario in Libia. Figlio di un militare, non concepiva la disobbedienza e non scelse la rottura in gioventù: la compì negli anni ’80, offrendosi nel 1983, dopo la morte di Niccolò Chinnici, per succedergli a Palermo e dirigere il pool antimafia con Falcone e Borsellino. “Ho scritto questa storia – dice Francesca Banchini – perché la scuola può formare una coscienza civile capace di generare scelte impreviste: impegno contro la mafia o per la libertà. Silvano Fedi, era tra i diplomati del 1943, tutti firmarono per ritirare il titolo, tranne lui perchè non poteva, era in carcere, condannato dal Tribunale speciale per crimini contro il regime: aveva 19 anni”.

Serve una sensibilità verso la libertà e queste storie sono necessarie. La letteratura per ragazzi offre esempi reali di persone che hanno scelto con radici solide; confrontarsi con loro è importante, ma senza retorica: non come santi o eroi distanti, bensì come figure autentiche, simili a noi. Non nascono eroi, ma ragazzi normali: le loro vite di sedicenni mostrano scelte consapevoli. La libertà e la Costituzione non sono doni eterni, ma richiedono cura quotidiana e tutela per essere tramandate. 

Silvia Mannelli e Francesca Bechini Foto di Stefano Di Cecio

Nel libro su Don Milani ci agganciamo all’idea di Francesca: spesso consideriamo questi personaggi eroi nati con una marcia in più, mentre noi saremmo comuni e incapaci di fare la differenza. Il volume ripercorre la nota vicenda di Barbiana (anni ’50-’67), la scuola che salvò ragazzi destinati all’analfabetismo, ma approfondisce l’infanzia e l’adolescenza, poco documentate. Don Milani non era “magico” nacque in una famiglia ricca di Firenze, avrebbe dovuto seguire il fratello medico di successo, ma scelse il sacerdozio. La madre disse: “Meglio un figlio morto in battaglia che con la tonaca”, pur amandolo e sostenendolo con intelligenza. Il libro racconta la sua scelta come chiave della vita: in una lettera dal seminario rispose alle critiche: “Mamma, non è che non posso, non voglio: sarò libero di non volere?”. Questa frase esprime una libertà che non è fare tutto, ma scegliere. Volere implica scegliere non solo cosa fare, ma anche cosa rifiutare: la negazione definisce il nostro essere. Da un esilio nasce una comunità viva; l’eredità di Milani, pur legata agli anni ’60, trasmette collaborazione e condivisione. Oggi, di fronte a stimoli digitali e individualismo, quel messaggio sarebbe salvifico, se contestualizzato. Don Milani sosteneva che la grandezza di una vita dipenda dal luogo: anche in contesti piccoli si può agire concretamente, con impatto duraturo. La sua idea era cambiare la vita di pochi ragazzi, senza ambizioni di fama. Nella nostra scuola, ciò che conta è il senso di comunità e appartenenza, percepito anche in altri progetti di lettura. L’essere umano, in un clima positivo, tende a collaborare e a proteggersi; la varietà delle persone rafforza questo gruppo. Non è più la scuola contro cui lui lottava, ma quella inclusiva di oggi, orientata alla cittadinanza consapevole tramite messaggi e storie. La letteratura per ragazzi è memoria storica del territorio: Modesta Rossi, partigiana legata alla nostra scuola, ne è un esempio fondamentale. I ragazzi la conoscono grazie a incontri dedicati. Dice Roberto Del Gamba: “Le storie semplici e scelte esemplari si addicono perfettamente a Modesta. Lei incarna la banalità del bene: aiutava il marito partigiano spostandosi in bicicletta. È stata scelta dalla maggior parte degli iscritti per intitolare la sezione ANPI di Arezzo, superando figure eroiche come il capo della resistenza massacrato dai fascisti. La sua scelta e quella del marito rendono grande la Resistenza, che va ricordata non solo per le azioni belliche o i sacrifici, ma anche per queste scelte quotidiane”. 

Senza il supporto della popolazione – donne come Modesta Rossi, che curavano logistica, messaggi e rifornimenti – la Resistenza non sarebbe esistita: anche questi gesti contano. Va rivalutato il ruolo di chi sostenne i partigiani e disse no, come gli internati militari italiani nei campi nazisti: rifiutando di arruolarsi nella RSI, indebolirono il nemico. Ad Arezzo abbiamo promosso iniziative per ricordare queste figure.

Marco Innocenti, Roberto Del Gamba Foto di Stefano Di Cecio

Infine Marco Innocenti. “Mi sento in imbarazzo: il mio libro non è ancora pronto. Sarà prevalentemente fotografico: conterrà l’unica foto famosa di Modesta Rossi ed immagini, simboliche e quotidiane, che richiamano l’idea di famiglia. 

Rispetto a Francia e Germania, l’Italia non ha fatto i conti con il passato: i responsabili delle stragi  non hanno pagato, né tedeschi né italiani. Il libro di Mauro Meschini su Modesta Rossi ricorda che gli inglesi avevano raccolto prove pronte per identificare i colpevoli, ma il materiale sparì nell’armadio della vergogna, bloccato fino agli anni ’90. Questo impedì ai magistrati di processare persone ancora vive: i pochi processi coinvolsero anziani che non scontarono un giorno di carcere.

Related Articles

Rispondi

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome

ULTIMI ARTICOLI