di Enrico Becchi
PRATO – Sette studi professionali che si occupano di contabilità e consulenza del lavoro nel distretto tessile del Macrolotto fabbricavano falsi permessi di soggiorno per operai, titolari effettivi e prestanome di alcune ditte. La stima dell’evasione fiscale ammonta a 7.6 milioni di euro.
E’ l’operazione Easy Permit della Guardia di Finanza: otto professionisti raggiunti da misure cautelari, sette arrestati e uno con obbligo di dimora (3 cittadini cinesi e 5 italiani)
In totale sono 210 le persone indagate (193 di origine cinese e 17 italiani): 10 sono titolari di ditte e 19 dipendenti di studi professionali. Mentre 181 sono i cittadini di nazionalità cinese che hanno indebitamente fruito del rinnovo del permesso di soggiorno (52 imprenditori occulti, 46 prestanome ed 83 lavoratori assunti da ditte fantasma). Sono stati sequestrati circa 250.000 euro in contanti e a 4 lingotti d’oro.

“Siamo di fronte alla fotocopia di situazioni già molto note nel distretto pratese ma, questa volta, parliamo di un sistema più diffuso e capillare, che si estende a tutta l’area toscana. Inoltre, c’è un aspetto di premeditazione del reato da non sottovalutare, perché qui non parliamo di piccole attività illecite all’interno di ditte regolari, ma di un sistema costruito per agire illegalmente già a monte – ha sottolineato Giuseppe Nicolosi, Procuratore capo della Procura di Prato – I principali profili di illegalità su cui agire, per cercare di risolvere alla radice problemi come questo, saranno l’approvvigionamento illegale di materie prime, l’impiego di forza lavoro a nero e la gestione illecita del capitale maturato da queste attività”.
L’operazione “Easy Permit”
L’operazione è nata da un controllo di “routine” della Polizia Municipale per verificare eventuali abusi edilizi in una confezione del Macrolotto 2. Nel 2017 la Municipale fece un sopralluogo ad una ditta che sulla carta risultava avere ben 48 dipendenti, ma che in realtà non esisteva. Da lì è scattata la segnalazione alla Procura della Repubblica, partendo da controlli incrociati sui nomi dei titolari.
La Guardia di Finanza ha chiuso l’indagine scoprendo gli studi professionali che fabbricavano documenti falsi per operai, titolari e prestanome di alcune ditte che si avvalevano di un sistema di “schermatura”: ricorrevano, cioè, a prestanome che facevano le veci dei reali titolari, così da tutelarli da responsabilità amministrative, fiscali e penali (evasione fiscale, contraffazione, sfruttamento del lavoro, riciclaggio).
Erano inoltre delle ditte che rientravano nella tipica tipologia “apri e chiudi”, vale a dire ditte di durata massima di tre anni, che cambiano periodicamente denominazione e partita Iva, e che riprendono le loro attività spesso negli stessi locali, con gli stessi macchinari e la stessa manodopera.
Alcuni studi, per di più, hanno costituito delle “ditte fantasma” – come quella individuata inizialmente dalla Polizia Municipale – per attestare nuove e false assunzioni di lavoratori cinesi. E questo ha indotto in errore gli Uffici Immigrazione, che hanno quindi concesso il rinnovo dei permessi di soggiorno per tutti i soggetti richiedenti.



