PRATO – Un dialogo fra esponenti del mondo dell’ecologia, della cura e della scienza per accogliere la sfida di una cura integrale del creato.

Sabato 5 marzo, nel corso del convegno “La cura del verde – Il verde che cura”, che si è tenuto alla Villa del Palco di Prato, si è parlato proprio dell’importanza di proteggere il pianeta mediante un’ecologia integrale che sia strumento di cambiamento interiore e sociale e sensibile alle questioni legate alla giustizia e alla pace.
È proprio questo l’obbiettivo del progetto “Benessere e spiritualità: Orto-giardino Laudato Sì’”, che vuole trasformare i giardini e l’orto di Villa del Palco in un laboratorio sperimentale di ecologia che abbia come parole guida sostenibilità, accoglienza, comunità e cura. Il rapporto con il giardino e con la natura, quindi, visto anche per il suo valore terapeutico fondamentale nel recupero della salute fisica e spirituale.

Sul tema sono intervenuti monsignor Giovanni Nerbini (Vescovo di Prato e delegato regionale della Conferenza episcopale Toscana per i problemi sociali e il lavoro); Grazia Francescato (leader ambientalista, scrittrice, già presidente del WWF Italia); Andrea Mati (architetto paesaggista di fama internazionale); don Virginio Colmegna (presidente della Casa della Carità di Milano e socio fondatore dell’Associazione Laudato Sì – un’alleanza per il clima, la terra e la giustizia sociale); Giacomo Agabio (Presidente di Legambiente Prato); Massimo M. Lucidi (Direttore editoriale di The Map Report); Giuseppe Orlando (Candriam); Stefano Bartolini (Docente di Economia politica ed Economia sociale all’Università di Siena, autore di numerosi saggi fra cui il libro “Ecologia della felicità”); Guidalberto Bormolini (religioso e antropologo, presidente di TuttoèVita e co-ideatore del Manifesto Il Futuro che sogniamo); Emiliano Toso (Biologo cellulare e musicista compositore a 432Hz riconosciuto nel panorama internazionale).

“È stato proprio Papa Francesco, con la sua Enciclica Laudato Si’,– ha sottolineato monsignor Nerbini nel suo saluto –, a lanciare la sfida urgente di prendersi cura della terra realizzando un’ecologia integrale. Sono felice, quindi, di accogliere questa proposta che andrà ad arricchire Villa del Palco. Il mondo in cui viviamo ci impone sempre di più di impegnarci per trasformare lo sfruttamento in cura. Una cura che riguardi il nostro cuore, noi stessi e l’ambiente generando un impegno costante per guarire le ferite inferte al pianeta che abitiamo”.
Uno scopo che l’associazione “San Leonardo al Palco” vuole realizzare attraverso una trasformazione degli spazi esterni che li renda oggetto e soggetto di una cura bidirezionale facendone, come ha spiegato padre Bormolini, un luogo aperto alla città: “Grazie alla Laudato Si’ – ha sottolineato – abbiamo riscoperto anche a livello ecclesiale la preziosità di un rapporto di intimità con la natura. È proprio la natura, come creazione divina, che ci può insegnare come cambiare noi stessi. Occorre, quindi, incoraggiare dal basso la realizzazione di questo traguardo. Un traguardo che si realizzerà in questa magnifica cornice da sempre simbolo identitario della città di Prato, luogo aperto e, grazie alla volontà di monsignor Nerbini, capace di farsi famiglia per tutti. Proprio per realizzare con le nostre mani una piccola parte di questo grande sogno, stiamo lavorando al progetto Benessere e spiritualità: orto-giardino Laudato Si’, che si pone come obbiettivo quello di trasformare il parco di Villa del Palco in un luogo che si prenda cura di chi lo frequenta e chi lo abita”.
Lo scopo del progetto è quello di realizzare, all’interno dell’area individuata, un modello di utilizzo degli spazi in piena armonia con la natura, con il creato e con tutti gli esseri viventi: sarà un laboratorio ecologico, economico e sociale e finalizzato all’individuazione delle dimensioni ottimali di uno spazio vitale sostenibile, resiliente e sufficiente, in maniera autonoma, al sostentamento di una comunità formata da un numero dato di individui.

“Questi piccoli passi – ha spiegato Andrea Mati, architetto paesaggista che si sta occupando della pianificazione del progetto – sono importanti per avviare una vera e propria rivoluzione verde. Ognuno di noi ha bisogno di un albero per sopravvivere ed è proprio da questa consapevolezza che si capisce l’importanza del percorso a cui stiamo lavorando. Il giardino terapeutico è uno spazio che, per la scelta di piante e per la loro disposizione, si rende adatto alla cura di svariate patologie”.
Il piano, che vuole mantenere la conformazione originaria degli spazi esterni, prevede l’introduzione di ulteriori specie vegetali, l’adattamento dei luoghi, l’allestimento di strutture funzionali alla realizzazione dei cicli ecologici, economici e sociali e alla loro continuità in un’ottica di circolarità.
Tra gli obbiettivi finali ci sono: quello di avvicinare le persone alla conoscenza e alla consapevolezza dei cicli e dei processi naturali della natura rendendole consapevoli della necessità di tutelarli e di fruirne in maniera sostenibile; quello di rendere disponibile alle comunità e alle istituzioni del territorio uno spazio nel quale svolgere le proprie attività associative ed istituzionali che riguardino il rapporto tra la natura e l’uomo; infine, quello di promuovere e realizzare iniziative di informazione, divulgazione, educazione e formazione.

“Perché qui? Vi chiederete – ha esordito Grazia Francescato, uno dei principali ideatori del progetto – perché ci siamo innamorati di un sogno. Un sogno testardo che non si arrende! Una visione nata circa sette anni fa quando partecipai per la prima volta al Festival Economia e Spiritualità. Cura ed accoglienza sono le parole chiave che caratterizzano il progetto, intese a tutto tondo e rivolte a tutti gli esseri viventi che ne usufruiscono. In particolare – ha concluso – la ripartenza durante e dopo la pandemia dovrà tenere conto dell’urgenza di dare forza alle categorie più vulnerabili, soprattutto ai giovani, anche con l’aiuto di terapie basate sul contatto con la natura. Da qui il nome del convegno di oggi La cura del verde – Il verde che cura che, accanto alla necessità di farci carico di proteggere il mondo in cui viviamo, vuole rimarcare la valenza terapeutica della natura nei confronti dell’essere umano”.



