FIRENZE – Parla di ”nuovi scenari di colonizzazione regionale da parte delle mafie”, la relazione del primo semestre 2021 della Dia relativamente alla regione Toscana. Se da una parte, come si legge nel documento, la presenza della criminalità organizzata non è così radicata, dall’altra emerge che la capacità delle cosche di ingerirsi nell’economia sana si sta rafforzando, grazie all’utilizzo di un arsenale diversificato di strumenti.
Primi tra tutti il riciclaggio di denaro e l’acquisizione di attività commerciali e turistiche. Seguono poi le l’infiltrazioni negli appalti pubblici per i settori dei servizi e delle costruzioni.
”Particolarmente accentuata – riporta la relazione – sembrerebbe anche la capacità della ‘ndrangheta di infiltrare il settore politico-amministrativo”. Come nel corso dell’operazione Keu, nella quale imprenditori locali dell’industria conciaria sono stati indagati per aver allestito uno smaltimento abusivo di rifiuti, liquami e fanghi industriali attraverso “reiterate condotte di interferenza e pressione sull’azione della pubblica amministrazione, segnatamente Regione Toscana, Comune di Santa Croce e Arpat, anche concorrendo i vertici del sodalizio in vari delitti contro la pubblica amministrazione”.
C’è poi la questione del porto di Livorno, che come hanno messo in luce le operazioni Molo 13 e Geppo è diventato un vero e proprio crocevia per lo smercio di droga, principalmente Cocaina ”Nel 2020 – si legge- il porto di Livorno ha fatto registrare il picco più alto dei sequestri rispetto agli ultimi dieci anni (3.370,79 chili), secondo soltanto a quello di Gioia Tauro per cocaina sequestrata ”.

Quanto alla presenza di mafie straniere spazio sempre più importante lo starebbe conquistando la criminalità cinese Presenti soprattutto nelle province di Firenze e Prato le organizzazioni criminali cinesi sarebbero principalmente dedite alla produzione e commercializzazione di merce contraffatta nonché. Seguono poi la attività di favoreggiamento di immigrazione clandestina e allo sfruttamento di manodopera
”La recentissima indagine del mese di luglio, A solis ortu, – riporta la relazione – ha evidenziato come l’imprenditoria cinese nel territorio fiorentino sia caratterizzata dal fenomeno delle società apri e chiudi”. Questa modalità di operare permetterebbe alle aziende di eludere il sistema dei controlli.
Non resta esclusa l’area pistoiese dove a preoccupare è soprattutto il settore turistico alberghiero. Al riguardo lo scorso 6 luglio 2021, è stata emessa una confisca nei confronti di un imprenditore originario della provincia di Napoli, ritenuto esponente del clan Formicola di San Giovanni a Teduccio (NA).
Il 25 gennaio 2021 i Carabinieri hanno inoltre eseguito un decreto di sequestro preventivo nei confronti di un soggetto ritenuto organico a una cosca dell’ ‘ndrangheta. (r.b.)





