PISTOIA – L’acqua come bene pubblico e primario, che zampilla, fresca e generosa, da fontane e fontanelle urbane disseminate nei centri storici delle nostre città.
Dalle grandi fontane monumentali con le loro decorazioni marmoree, fino alle più umili e semplici fontanelle in ghisa o mattoni, le vie, le piazze e i parchi dei centri urbani hanno spesso come sottofondo musicale lo scroscio improvviso di un getto d’acqua: un’acqua potabile e patrimonio di tutti, ad accesso libero e gratuito, utilizzata dal cittadino come dal turista per lavarsi le mani, riempire una bottiglietta, rinfrescarsi e trovare un po’ di sollievo dalla calura estiva.

Nonostante la crescita, soprattutto negli ultimi anni, del numero dei fontanelli pubblici per la distribuzione dell’acqua delle reti idriche comunali, la possibilità di accedere anche in città, in qualsiasi momento, a un bene così prezioso e vitale affonda le sue origini nell’antichità. Fin dall’epoca romana gli acquedotti avevano lo scopo di convogliare l’acqua verso i centri urbani, facendo in modo che essa non venisse mai a mancare e che ogni città potesse contare su buone riserve idriche in previsione di calamità umane o naturali.
Da sempre, insomma, l’acqua è stata considerata come un patrimonio pubblico da elargire con parsimonia – l’importanza di non sprecarla ci viene ricordata ancora oggi, in una fase di emergenza idrica a livello globale – ma allo stesso tempo da rendere fruibile a tutti. Di ciò ne sono testimoni le numerose fontane – alcune ancora in funzione, altre chiuse, rimosse o vandalizzate – che, appartate e discrete, costituiscono un aspetto non secondario nè puramente decorativo dell’arredo urbano delle nostre città.
Non fa eccezione Pistoia, città storicamente ricca di acque grazie al suo ingegnoso sistema di gore e canali che permettevano alla città un approvvigionamento costante di acqua.

Nell’area del centro storico, compresa entro la terza cerchia muraria, sono visibili ancora oggi fontane e fontanelle, spesso poste nei luoghi pubblici più frequentati della città: alcune sono attive e funzionanti, altre sono state chiuse, altre ancora rimosse o cadute in preda al degrado e al completo abbandono, ridotte a “ruderi” solitari e ignorati dagli stessi pistoiesi che ogni giorno vi passano accanto.
Ne forniamo di seguito un breve elenco, che permetterà ai più curiosi di compiere un insolito itinerario attraverso le vie e le piazze del centro di Pistoia alla scoperta delle principali “fonti d’acqua” presenti in città.
A partire dalla fontana forse più “monumentale”, quella in piazza Giovanni XXIII sul lato dell’ex chiesa e convento di San Mercuriale: l’acqua sgorga a getto continuo – l’unica in città con questa caratteristica – da una fonte decorata con una testa leonina in pietra, all’interno di una nicchia semicircolare nella facciata esterna dell’ex complesso religioso. Anche se deturpato, si intravede ancora l’intonaco di colore rosso del muro della nicchia, che segnalava ai passanti la presenza della fontana, così come la decorazione “a conchiglia” della stessa.
Non lontano, lungo via Abbi Pazienza all’incrocio con via de’ Rossi, in corrispondenza di Palazzo Buontalenti, un’altra fontana “a muro” in pietra, sormontata da un curioso cartiglio di incerta decifrazione.

Ci sono poi alcune fontane in ghisa risalenti al secolo scorso, recanti lo stemma comunale: almeno tre di queste – quella in piazza Duomo sul lato della Cattedrale, quella all’incrocio di San Vitale presso l’istituto Pacinotti e quella in Corso Fedi accanto al Museo Marini – risalgono all’epoca fascista e riportano l’iscrizione “anno XV EF” (quindicesimo anno dell’era fascista, ovvero 1937). Altre possiedono la semplice forma “a cilindro”, come quella al centro di piazza della Sala, quella in piazzetta dell’Ortaggio e quella lungo via Palestro.
Le fontane di Pistoia costituiscono un patrimonio prezioso e da salvaguardare, che non può e non deve essere lasciato all’incuria e al degrado: alcune fontanelle risultano difettose e mal funzionanti, altre sono state private dei rubinetti in ottone, altre ancora sono state deturpate con scritte spray e atti vandalici. Eppure esse, oltre a rappresentare, in alcuni casi, delle testimonianze storiche di assoluto valore, sono ben più che un semplice ornamento urbano, e potrebbero avere un importante futuro davanti a sè.

Se riattivate e rimesse in funzione, le fontanelle urbane possono tornare a essere dei “distributori di acqua” gratuiti, liberi e accessibili a tutti, recuperando l’antico valore dell’acqua come bene pubblico e primario; ma possono anche – adattandosi ai mutamenti in atto – contribuire a un futuro più “green” e con meno rifiuti, combattendo la cultura della bottiglietta “usa e getta” e il problema dello smaltimento della plastica.
Una “rivoluzione” nel segno della sostenibilità ambientale che ha già coinvolto alcune grandi città italiane come Roma e Palermo e che potrebbe farsi largo anche a Pistoia, “città del verde” per eccellenza.










