di Marzio Dolfi
PISTOIA – Il Sindaco uscente Alessandro Tomasi sceglie l’attacco per riproporsi agli elettori e presenta i suoi cinque anni di governo come la carta che “permette di parlare al futuro: dopo aver rimesso in ordine la città, adesso possiamo affrontare le grandi sfide e pensare alla città che vorremmo essere”.

“Affronteremo una complessa campagna elettorale con il sorriso e con la consapevolezza che Pistoia oggi non ha niente da invidiare ad altre città”.
La risposta a chi lo accusa di aver guidato la città in fondo a parecchie ‘classifiche’ non è per niente indiretta.
E Tomasi lo fa in un sabato pomeriggio scegliendo il cuore del parco di Monteoliveto, che rivendica come una della zone che testimoniano come la città ha virato verso il bello. Lo stesso vale per le scuole e per gli impianti sportivi.

E lancia il suo atto d’accusa a chi lo ha preceduto in Palazzo comunale. “Oggi possiamo festeggiare qui una festa di democrazia, ma tutti hanno gli occhi per vedere lo stato in cui era stata lasciata questa città. Era stato rotto il patto sociale con i cittadini e noi lo abbiamo ricostruito: stando tra la gente, portando avanti fatti e non promesse, sostituendo l’ascolto alla chiusura dei palazzi del potere”.
Per Tomasi solo con questa premessa si può oggi parlare di futuro. “Diffidate di chi dice che Pistoia è in declino”, ha aggiunto ricordando quelle che vede come grandi potenzialità: dal vivaismo al ferroviario, alle aziende che si rinnovano, all’ambiente.

E ambiente per Tomasi vuol dire estensione dell’acquedotto, delle fognature, del metano in zone che finora ne erano prive. E poi ancora passa dall’amianto, dalla raccolta dei rifiuti… sfide radicali destinate a pesare sulla campagna elettorale. Ne parla con termini molto più coloriti e richiamando sempre le lacune di chi lo ha preceduto.
Poi gioca la carta del regolamento del verde appena approvato: chiunque sarà Sindaco se lo troverà in mano e non potrà più farne a meno.
A chi lo accusa di non avere un progetto, risponde ancora attaccando: “cambieremo radicalmente il volto della città, ma non partiamo da zero, partiamo da più uno, perchè questa città l’abbiamo salvata da una disgrazia urbanistica”. E ricorda le potenzialità del Ceppo, della ex Breda e di tanti altri spazi da inventare: “recupereremo spazi, faremo piazze, faremo parchi”.
Prima di ricevere gli applausi e l’abbraccio finale dei suoi sostenitori che lo aspettano sotto il palco, dice che “il nostro cammino sta continuando e io non ho padroni, anzi ne ho uno solo, la mia città”.









