FIRENZE – Da tempo la carenza di quote sanitarie, come denunciato dal Comitato dei gestori delle Rsa toscane, provoca lunghe attese per l’accesso degli anziani non autosufficienti nelle strutture – che invece al loro interno hanno posti vuoti – con grande difficoltà per le famiglie, lasciate senza assistenza oppure costrette a rivolgersi alle residenze privatamente.

La situazione è addirittura peggiorata dalla fine dello stato di emergenza: dal 1° aprile scorso i maggiori costi in caso di contagi nelle Rsa gravano infatti sul budget per la residenzialità, ossia proprio sulla cifra stanziata per le quote sanitarie destinate a consentire l’ingresso nelle strutture. Lo riporta a poche ore dall’incontro conclusivo degli Stati generali della salute voluti dal Consiglio regionale il Comitato dei gestori, che nel marzo scorso aveva accolto con favore la delibera regionale n. 375/2022 sulla proroga al 30 giugno dei ristori previsti durante l’emergenza pandemica per le Rsa e i centri diurni, ma che sottolinea oggi che il provvedimento è, purtroppo, puramente teorico. Una constatazione, questa, che oltretutto va ad aggiungersi all’incertezza per ciò che accadrà dal 1° luglio in poi.
La delibera, che il Comitato riconosce anche merito della sensibilità dell’assessora regionale alle Politiche sociali Serena Spinelli, consente infatti alle strutture di concordare, insieme alle Società della Salute competenti, la realizzazione di “bolle Covid” in caso di contagi e conseguente necessità di procedere all’isolamento. Le “bolle”, data l’assistenza infermieristica h24 e l’organizzazione di carattere sanitario (non più, quindi, sociosanitario) previste, implicano il riconoscimento di una tariffa più alta, propria di reparti per l’appunto sanitari, come quelli di cure intermedie.
Ma la delibera regionale, anziché porre tali maggiori costi a carico delle Asl – com’è avvenuto per tutta la durata dell’emergenza – attualmente li scarica sui fondi per il settore sociosanitario, benché siano relativi a un problema di natura esclusivamente sanitaria (il punto 3 dell’Allegato A alla delibera citata afferma infatti che “gli oneri derivanti dagli accordi contrattuali sottoscritti con le strutture sono a carico del budget per la residenzialità per l’inserimento di persone anziane ultrasessantacinquenni non autosufficienti…”). Una scelta, questa, che vanifica in pratica il riconoscimento dei ristori: da oltre due mesi, infatti, le Rsa sono costrette a sostenere le maggiori spese e i minori ricavi causati dalla presenza di ospiti positivi senza poter contare sui ristori previsti perché questi graverebbero sui già carenti fondi a disposizione delle SdS per la residenzialità, con il rischio ridurre ulteriormente i voucher ai quali hanno diritto anziani e famiglie per l’ingresso in strutture per la non autosufficienza.





