di Enrico Becchi
PISTOIA – Aumento dei costi di energia e materie prime non significa soltanto maggiori spese e stringere la cinghia. Con un effetto a cascata, il caro vita si riflette anche sulla socialità, la solidarietà, la cultura e l’intrattenimento.
Un esempio è proprio l’attività dei circoli ARCI: l’aumento dei costi si è già fatto sentire? Quali effetti hanno già avuto e stanno avendo i rincari su queste attività nei circoli della Provincia di Pistoia? Ma soprattutto: quali le soluzioni a breve e a lungo termine per fronteggiare il problema?
Sono le domande che abbiamo posto ad alcuni circoli di Pistoia e provincia per capire quanto i rincari abbiano influenzato le loro attività e come intenderanno organizzarsi per continuare ad offrire i loro servizi.

”Premettiamo che molto dipende anche dalla gestione stessa dei circoli, se del tutto autogestiti o se collaborano con cooperative. E dipende anche dalle politiche adottate dalle amministrazioni locali in materia di bollette. Perciò, diciamo che ci sono aspetti che riguardano tutti i circoli indistintamente, ma ci può anche essere qualche differenza caso per caso” spiega Marco Leporatti, presidente del circolo Ho Chi Minh di Porta al Borgo. ”Noi abbiamo già osservato un aumento del 20% nel costo dell’elettricità. Anche l’acqua è aumentata molto, e lo stesso vale per i prodotti: se prima potevamo offrire un pranzo con pasta, acqua e vino a 5 €, oggi magari lo facciamo lo stesso, ma a guadagno nullo. Ma questo, infatti, rientra nella nostra filosofia: lo scorso 25 aprile lo abbiamo voluto festeggiare come sempre, allo stesso prezzo a cui lo abbiamo sempre offerto; e nei giorni scorsi abbiamo organizzato nei nostri spazi degli incontri con i candidati alle prossime elezioni per farli conoscere ai nostri soci. Insomma, quello dei circoli ARCI è un servizio sociale basilare, specialmente per persone anziane o con varie difficoltà. Faremo il possibile per resistere, senza far ricadere i costi sugli associati”.
La situazione non è molto diversa se ci spostiamo nelle zone collinari.

”Per noi incide e inciderà di più il costo dell’energia” dice Michele Berti, presidente del circolo ARCI di Iano. ”Le bollette dell’elettricità sono più che raddoppiate, e per quelle del gas non ci aspettiamo di meno, visto che abbiamo una caldaia a gasolio e attività come la ristorazione che sono autogestite. Fra l’altro, i nostri, come tanti altri, sono edifici datati, fatti di vetrate e grandi sale, quindi non molto efficienti dal punto di vista energetico. Ci piacerebbe investire in questo senso per abbattere i costi e per una questione ecologica, ma le difficoltà economiche degli ultimi due anni ce lo rendono improponibile. Cercheremo il più possibile di non aumentare i prezzi, e anche di intensificare le attività, però un aiuto dalle Istituzioni sarebbe doveroso. Di sicuro non ci arrenderemo, perché quello che facciamo è molto di più che erogare servizi”.
Anche per i circoli più grandi la condizione è simile.

”Il ristorante lo abbiamo in gestione, perciò il gas delle cucine non incide. Ma i costi dell’elettricità sono triplicati già dal 1° luglio, siamo passati da 1200 a 3000 € in bolletta. E, considerando che molti dei nostri soci sono anziani, ci aspettiamo qualcosa di simile anche per il gas del riscaldamento in autunno e inverno” commenta Matteo Giusti, presidente della Casa del Popolo di Bottegone. ”Fino ad ora non abbiamo ritoccato i prezzi del bar, anche se i rincari già ci sono stati, e non vogliamo farlo nemmeno per attività come i corsi di ballo o il teatro, altrimenti quello che siamo come ARCI perderebbe di senso. Pensavamo di investire in un impianto fotovoltaico, ma se gli utili vanno a finire in bollette è infattibile. Forse proveremo a rateizzare, ma certamente non chiuderemo: abbiamo superato tanto, supereremo anche questo, a costo di offrire vestiti e coperte al posto del riscaldamento”.
”A livello di ARCI provinciale, regionale e nazionale è un momento di grande fermento” dichiara Silvia Bini, presidente di ARCI Pistoia. ”Ci sono diversi gruppi di lavoro che stanno monitorando i vari contesti. L’Emilia Romagna ha una situazione simile a quella della Toscana, perciò ci stiamo confrontando per attuare delle strategie condivise. Ridurre gli sprechi al minimo possibile, fare acquisti condivisi o chiusure selettive sono alcune fra le proposte, ma la discussione è ancora aperta, e dobbiamo trovare in tutti i modi un piano d’azione per non chiudere e mantenere le attività”







