PISTOIA – La storia di una famiglia pistoiese di origine ebraica che si intreccia con le vicende cittadine del Novecento, lasciando a Pistoia una traccia visibile della propria esistenza.
Nel centro storico della città, sull’angolo all’incrocio tra via del Can Bianco, via Palestro, via Cavour e via delle Rose, sorge la struttura elegante e slanciata della Torre Bemporad, edificio ben visibile lungo l’intero tratto di via Cavour e divenuta ormai assai familiare ai pistoiesi, anche se pochi ne conoscono la storia e le origini. La torre, in stile eclettico con numerosi inserti neogotici, venne innalzata intorno al 1910 a imitazione delle antiche case-torri medievali, secondo un gusto “neomedievale” molto di moda in quegli anni, e testimoniato dalla presenza, negli immediati dintorni di Pistoia, di strutture simili come la Torre di Catilina a Capostrada e la Torre del Genovese a Bigiano.

Si tratta, ovviamente, di “rivisitazioni” architettoniche non certo fedeli ai modelli originali, ma che intendono riprendere alcuni elementi tipici e caratteristici degli stili romanico e gotico per dare vita a soluzioni “eclettiche”, capaci di riecheggiare nelle loro forme il passato medievale.
D’altra parte era in quest’epoca a torto definita “oscura” che si intravedevano le origini della civiltà comunale e della coscienza “nazionale” del popolo italiano; e adesso che l’Italia era stata quasi tutta “riunificata” dal punto di vista politico, la “riscoperta” del Medioevo passava anche attraverso la costruzione di simili edifici. Un “gusto” diffuso, che nel caso della Torre Bemporad si intreccia con la volontà di mostrare e celebrare la ricchezza e il prestigio della famiglia, proprio come le consorterie dell’aristocrazia urbana nell’età comunale erano solite edificare grandi case-torri per dimostrare il raggiunto ruolo politico-sociale all’interno della città.
Dal punto di vista architettonico la Torre Bemporad si articola su tre piani, con una merlatura sommitale a merli squadrati (il cosiddetto “stile guelfo”) e una sequenza, che si ripete per ciascun lato, con un orologio, una trifora e una bifora, entrambe con cuspide in stile gotico. Un interessante “mix” romanico-gotico che sembra rievocare anche le antiche “torri civiche” munite di orologio, e impreziosito dall’elegante alternanza tra il colore bianco dell’intonaco e le rifiniture in grigio intorno alle finestre e nel sottogronda.
Oggi l’edificio è destinato a uso abitativo, mentre il piano terreno è occupato da una caffetteria che ne ha recuperato e restaurato gli spazi.

Ma quale storia si nasconde dietro la costruzione della Torre? La sua presenza a Pistoia è legata in maniera indissolubile alla storia dei Bemporad, famiglia di ebrei fiorentini (città dove il loro nome è legato soprattutto all’omonima casa editrice, ma anche alle attività commerciali nel settore tessile) ma con “ramificazioni” in molte altre parti della Toscana.
Un “ramo” dei Bemporad giunge dal capoluogo a Pistoia sul finire dell’Ottocento, quando Riccardo Bemporad si stabilisce con la moglie Ines Franco in un’abitazione del centro storico della città, dando avvio a una fiorente attività nel commercio dei tessuti. Gli affari procedono bene: i Bemporad di Pistoia traggono ottimi profitti e ampliano presto il loro raggio d’azione, acquistando anche una seconda casa a Serravalle e alcune proprietà terriere concesse in mezzadria.
Inoltre si tratta di una famiglia che, seppur di origine e religione ebraica, si mostra molto ben integrata nel tessuto sociale ed economico cittadino, mentre dal punto di vista politico un indizio è dato dal nome della sorella minore di Riccardo, chiamata Italia in onore degli ideali patriottici e post-risorgimentali ancora ben radicati in quegli anni.
Una famiglia benestante, ben integrata, che nel 1910 trasforma la propria abitazione attraverso la costruzione della Torre neomedievale: l’edificio, per l’altezza e la posizione “strategica”, risulta ben visibile dalle estremità di via Cavour e via Palestro, diventano un elemento caratteristico e originale della “skyline” cittadina. L’obiettivo è proprio quello di “celebrare” lo status sociale e la prosperità economica e commerciale raggiunta dai Bemporad di Pistoia attraverso qualcosa di estremamente fisico e concreto, riconoscibile da tutti i pistoiesi, oltre che, come già detto, soddisfare un certo gusto eclettico assai in voga in quel periodo tra i notabili cittadini.

Nel corso degli anni Riccardo e Ines diedero alla luce sette figli e figlie, eredi del ramo pistoiese dei Bemporad. Particolarmente interessante e piuttosto nota è la vicenda biografica del sesto figlio, di nome Israele: nato nel 1914, nel corso degli anni Trenta studiò ai licei Forteguerri di Pistoia e Galilei di Pisa, per poi, dopo il diploma, proseguire gli studi universitari in giurisprudenza presso le università di Pisa e Firenze.
Ma nel settembre del 1938, mentre era iscritto al terzo anno di legge, Israele con tutta la sua famiglia, come migliaia di altri ebrei italiani, fu colpito dalle leggi razziali emanate dal regime fascista: vittima di crescenti limitazioni e persecuzioni, l’anno successivo fu costretto a interrompere gli studi perchè “di razza ebraica”.
Le leggi razziali furono un duro colpo per i Bemporad e diedero il via alla disgregazione della famiglia: il fratello Roberto cercò fortuna in America e riuscì a fuggire a New York, lo zio Amedeo fu arrestato dai nazifascisti durante la guerra e trasferito a Firenze, dove di lui si persero le tracce. Per Israele e i Bemporad il momento più difficile furono i mesi successivi all’armistizio dell’8 settembre 1943 e la nascita della RSI: per scampare alle retate e ai rastrellamenti dei nazifascisti, che in tutta l’area di Pistoia arrestarono un centinaio di ebrei, trovarono rifugio a Cireglio e qui vissero in clandestinità grazie alla protezione di amici influenti.
È in questo clima di paura ma anche di necessità di compiere scelte “forti” che Israele matura la sua decisione di unirsi al movimento resistenziale, che nella primavera del 1944 si andava costituendo e organizzando anche sul territorio pistoiese. Divenuto partigiano delle Brigate Garibaldi nella formazione guidata da Ubaldo Fantacci sulle montagne dell’Appennino pistoiese, prese il nome di battaglia di “Lele” e nel corso dell’estate del 1944 svolse una breve ma intensa militanza: fu inoltre tra i protagonisti della liberazione di Pistoia, comparendo nella celebre e storica foto della Liberazione della città, con il fucile a tracolla e i suoi immancabili occhiali.

La celebre foto dei partigiani che presero parte alla Liberazione di Pistoia: Israele Bemporad è il primo da sinistra
La fine della guerra segnò per Israele e per i Bemporad superstiti il ritorno agli studi e alle attività lavorative, senza però eguagliare la prosperità economica dei primi anni del secolo, che le persecuzioni del regime e l’emanazione delle leggi razziali avevano duramente colpito. Tuttavia la Torre Bemporad fatta erigere da Riccardo resta ancora oggi uno degli edifici più interessanti e originali del centro storico di Pistoia.










