di Francesco Belliti
PISTOIA – Quello che porta da Piacenza a Desio non è certo un tragitto lungo: all’incirca una novantina di chilometri, più o meno come quello che separa Pistoia dallo sconfinamento nelle terre emiliane. Ma certi viaggi, certi percorsi vanno aldilà della distanza fisica coperta, perché nel mezzo ci possono essere esperienze, scoperte che non si possono racchiudere in numeri o quantità. Come diceva un cantautore tanto caro alla generazione anni Novanta, “l’importante è il viaggio, non dove andrò”.

La Giorgio Tesi Group Pistoia non ha mai saputo, in effetti, fin dove si sarebbe spinta. Certo, pareggiare intanto il risultato dell’anno scorso con l’accesso alle semifinali play-off era senza dubbio un obiettivo da porsi, anche per dare continuità a quanto di buono fatto vedere nella scorsa stagione. Nonostante questo, anche un qualsiasi target minimo non era affatto scontato, come spesso ripetuto da chi è sceso in campo in quest’annata. I biancorossi hanno dato dimostrazione, nella prima fase, di poter essere al pari delle favorite: spesso stravincendo, rare volte soffrendo o cedendo. Per questo motivo, si può dire che la stagione di Della Rosa e compagni sia entrata nel vivo nel momento in cui ci si è dovuti confrontare con le prime della classe.
Forlì e Cento, per opposte ragioni, non erano ancora quelle che adesso vediamo impegnate nel rush finale di campionato. Le favorite, a detta di molti addetti ai lavori, erano dall’altra parte. E tra loro non poteva non esserci Cantù. E proprio a Desio, dopo una gara d’andata lottata ma persa, è arrivata la svolta della stagione biancorossa: la controprova che, sì, Pistoia aveva i mezzi tecnici e caratteriali per affrontare roster più costosi e lunghi. Sempre parlando di cose non scontate, competere e addirittura vincere contro i brianzoli e Cremona non lo era sicuramente.
La serie con Piacenza ha invece rappresentato un test diverso ma in continuità con il lavoro della squadra su sé stessa. Affrontare un’avversaria sfavorita in partenza e falcidiata da assenze ed infortuni, tra l’altro col fattore campo, ha posto Pistoia nella scomoda posizione di vincitrice obbligata e la compagine emiliana in quella del cosiddetto ‘underdog’. I biancorossi, a serie conclusa, possono solo mangiarsi le mani per il brutto primo tempo disputato in gara-3. Il talento di Sabatini e Miaschi, insieme all’esperienza e all’atipicità tattica di Pascolo, erano invece variabili da mettere in conto.
Nei quarti play-off c’è chi si è presentato subito con i fuochi d’artificio e chi invece è cresciuto alla distanza, con il picco raggiunto nella decisiva gara-4, dove chiunque sia sceso in campo è stato fondamentale nello schiacciare le residue velleità di Piacenza. Il biglietto da visita per le semifinali è presto illustrato: un Varnado da oltre 20 punti di media in post-season, un Saccaggi che seleziona i tiri con la precisione di un ingegnere, un Della Rosa che non abbassa mai intensità e concentrazione, un Wheatle meno esplosivo ma più concreto, un Copeland sempre più continuo, un Pollone che ad ogni gara si prende qualche responsabilità in più, un Magro autentico faro sotto le plance. Senza dimenticare Del Chiaro e Benetti, che in gara-4 hanno disinnescato, nel primo tempo, l’arma Pascolo.
Adesso, dunque, sarà nuovamente Pistoia e Cantù. Sfida dai mille significati che non potranno mai risultare banali. E allora sarà di nuovo Nicola Brienza contro la sua gente, i tifosi biancorossi contro il gemellaggio brianzolo-montecatinese e le battaglie del passato, tra il tap-in di Tony Easley e le frecciate di Enzino Esposito a Gerasimenko.
Si deve però vivere anche il presente, che non smette mai di regalare qualcosa. Cantù, in effetti, non ha finora davvero impressionato o mostrato sul campo di avere l’esclusiva sul ruolo di favorita alla promozione. Forse anche per questo la società biancoblu ha infine deciso di regalare a coach Meo Sacchetti, per i play-off, l’asso pigliatutto David Logan. Arrivato a quasi 41 anni e già protagonista in questa stagione della salvezza di Scafati in A1, il ‘Professore’ adesso potrà essere determinante per il ritorno di Cantù nel massimo campionato, in quello che ha tutte le premesse per essere il suo ‘ultimo ballo’. Anche solo far parte di ciò dà non poca emozione.
La serie con i brianzoli non potrà tuttavia essere vissuta esclusivamente sulla possibilità di limitare Logan, che della squadra è l’assoluto valore aggiunto ma non ne rappresenta appieno il potenziale. I quarti con Piacenza potrebbero da questo punto di vista essere stati allenanti nella capacità di gestire le folate di diversi solisti, quindi gli occhi dovranno essere puntati su giocatori come Nikolic, Stefanelli e Bucarelli.
L’incognita, invece, sarà quella della presenza e dell’apporto nella serie di Dario Hunt, ancora fermo per una lesione muscolare ad una coscia occorsa in gara-2 contro Nardò. Le ultime indiscrezioni danno il pivot americano out per la partita di sabato ed in forse per quella di lunedì. Fino al suo rientro, dunque, Cantù si giocherà la carta dell’attuale straniero di riserva, il play croato Rogic, e del quintetto basso, con Baldi Rossi e Da Ros a scalare nel ruolo di centro e con Morgillo a conceder loro qualche minuto di respiro. Anche per questo aspetto, Pistoia dovrà adattarsi agli adattamenti dell’avversaria.
Ma soprattutto Pistoia dovrà fare Pistoia, in tutto e per tutto. Nello spirito combattivo, nell’umiltà e nel pensare azione per azione, una gara alla volta. La serie con Piacenza ci ha mostrato che la maturità è ormai alla portata e che rimane solo da prendersi il bel voto. E i biancorossi potrebbero ottenerlo al cospetto di un ‘professore’ che ormai è un decano del basket. Come sempre, aldilà del risultato finale.



