PISTOIA – Ieri è venuto a mancare Luciano Bertini, 77 anni, un eco-gastronomo vero, di quando questo approccio al mondo della tavola e delle tradizioni enogastronomiche non era ancora un fenomeno di costume.
Per anni, prima con Arcigola e poi con Slow Food, di cui è stato fiduciario della condotta di Pistoia, ha animato il territorio pistoiese e toscano, promuovendo iniziative che hanno permesso di valorizzare le eccellenze alimentari e le tradizioni gastronomiche del territorio. Dal pecorino al latte crudo della Montagna pistoiese, al cioccolato dei piccoli produttori allora emergenti tra la Valdinievole e la piana di Pistoia, dal confetto pistoiese alle ricette della tradizione.

Sua fu la fortunata intuizione che assieme al Comune di Monsummano portò a parlare sulla stampa nazionale di una Chocolate Valley toscana realizzando “Cioccolosità”, evento antesignano di tante fiere dedicate alla produzione cioccolatiera italiana, ma che non scese mai a compromessi con la grande distribuzione.
Grazie anche all’impegno e alle intuizioni nate da quelle battaglie fatte di gesti semplici, con cui si cercava di trasformare i consumatori in coproduttori, molte piccole aziende hanno mosso i loro primi passi e si sono fatte conoscere affermandosi anche al di fuori del territorio locale.
Luciano Bertini merita di essere ricordato per il suo attaccamento alle cose più belle della vita, fossero la musica jazz, i viaggi, i libri o la buona tavola. Lascia in chi lo ha conosciuto un approccio vitale al mondo, non ingessato e senza troppi compromessi.
E resta un suo piccolo libro – “La cucina pistoiese” (2001) – un volumetto prezioso che, ripubblicato dopo venti anni, costituisce un importante compendio a una tradizione che non è solo fatta di piatti del territorio, ma un vero e proprio tributo a un patrimonio culturale collettivo.







