mercoledì, Settembre 9, 2026

Accoglienza e moduli, Cerdini parla di cose e di regole che non conosce

PISTOIA – Mentre Pistoia si accinge a festeggiare il proprio Santo Patrono, apprendiamo della bizzarra iniziativa della consigliera in quota Lega (non vi erano dubbi) Cinzia Cerdini che, riporta la notizia, ha mandato alle stampe un modulo affinché i “buoni”, dopo averlo compilato, accolgano nelle proprie abitazioni un numero, anche questo di libera scelta, di ospiti attualmente stanziati a Vicofaro.

Certamente una provocazione, ma tenendo a mente il famoso adagio che recita “Arlecchino si confessò burlando” tratterò questa iniziativa leghista con la serietà e il rigore che la faccenda merita. Andrò per punti per non rendere troppo noioso il mio ragionamento.

1) E’ dai tempi di Dante Alighieri e della sua Divina Commedia che non ci capitava di leggere della divisione dell’umanità tra buoni e cattivi, per quanto si voglia essere provocatori (lo so, avevo promesso che avrei trattato il documento come serio) Cerdini dimostra di sviluppare le proprie argomentazioni politiche in maniera un po’ troppo semplicistica e perché no, medievale, se non altro perché non ci ha spiegato, e avrebbe dovuto, chi e come decide della bontà o malvagità di una persona. Convoca una commissione ad hoc? La situazione è già bloccata, coloro che presentassero i moduli suddetti dovrebbero prima passare dal vaglio della commissione oppure si considerano buoni semplicemente coloro che manifestano la volontà di accogliere? Su questo punto rimaniamo in attesa della risposta, passiamo al punto due che comunque rimane valido a risposta ottenuta.

2) La Cerdini, ahimè esponente della maggioranza che tenta di amministrare Pistoia, forse non sa che l’accoglienza presso le famiglie è una realtà che ha visto nascere in Italia diverse formule dal 2014 in avanti. È in quel periodo infatti che il Comune di Torino e CIAC onlus di Parma, in quanto ente gestore dei due progetti SPRAR che hanno per capofila il Comune di Parma e Fidenza, lavorano congiuntamente per avviare la prima sperimentazione all’interno dello SPRAR, che verrà autorizzata all’inizio del 2015, con l’integrazione di “Rifugio diffuso” all’interno del progetto SPRAR del Comune di Torino e l’avvio di “Rifugiati in famiglia” nel territorio della provincia di Parma. Si prevede che l’inserimento in famiglia avvenga in seguito al riconoscimento della protezione e dopo un periodo di permanenza all’interno di un più tradizionale percorso di accoglienza all’interno dello SPRAR. Ciò al fine di favorire la conoscenza del potenziale beneficiario del progetto sperimentale e di verificare attraverso operatori dedicati la presenza delle condizioni necessarie per “candidare” il rifugiato al trasferimento in una famiglia italiana: il desiderio di stabilirsi in Italia e nel territorio interessato; una discreta conoscenza della lingua italiana; la sussistenza di un buon percorso di orientamento nel territorio e di avvio al percorso di autonomia. Altro elemento dirimente – per quanto più difficilmente misurabile – è da individuarsi nella motivazione del rifugiato a vivere un’esperienza di questo tipo, che può naturalmente creare timori, disorientamento, false aspettative. Sia il progetto di Torino che quello di Parma prevedono una strutturazione per fasi, che avviene in modo integrato per quel che riguarda l’approccio e l’equipe di lavoro dello SPRAR, e quindi con il coinvolgimento diretto di tutti i protagonisti del modello SPRAR (enti locali, enti gestori del terzo settore, altri soggetti della società civile), oltre naturalmente all’inclusione delle famiglie quale nuovo soggetto direttamente interessato e incluso – se pur in forme diverse – nei processi decisionali e nella governance di progetto.

Non scenderò in dettagli che ovviamente la Cerdini non conosce e che rischiano di annoiare i lettori, vorrei solo sottolineare quanto la provocatoria iniziativa leghista sia in realtà un’autodenuncia della propria incompetenza, della propria inconsistenza e perché no, della propria disumanità, Gli esseri umani non si possono “consegnare” ai buoni che vogliono accoglierli solo presentando un modulo, laddove questa prassi (quella dell’inserimento in famiglia) viene portata avanti e sta dando i suoi frutti viene affrontata per fasi, come è normale e corretto che sia, e soprattutto mette al centro il potenziale beneficiario stesso che magari non si troverebbe a proprio agio in un percorso del genere. E inoltre, Cerdini, nella sua magnanimità di amministratrice con tendenze da Inquisitore spagnolo, sottolinea nel modulo la parola gratis, quando nei percorsi di inserimento familiare di cui sopra sono previsti contributi economici per la famiglia ospitante e come nel percorso SAI contributi di studio e formazione lavoro per i beneficiari.

C’è un’altra cosa dello pseudo comunicato leghista, che denuncia la pericolosa visione di società della destra pistoiese (e ahimè nazionale), l’utilizzo del termine collettività al posto, a mio avviso, del più consono comunità. Il termine collettività è freddo, antisettico, pericolosamente burocratico, io preferisco comunità che richiama misura, responsabilità, coraggio e forza, tutte qualità che evidentemente mancano all’attuale maggioranza.

Ci sono tre attori principali nelle politiche di accoglienza territoriale: enti locali, enti gestori del terzo settore, altri soggetti della società civile… a parte il modulo mandato alle stampe dalla consigliera Cerdini, il Comune, nel suo ruolo di attore principale, cosa ha fatto davvero per risolvere la questione Vicofaro?

Anche su questo attendo risposta, sperando che non siano tutti troppo impegnati nella formazione della commissione di cui sopra per il rilascio della patente di buoni.

Ah, dimenticavo, io quel modulo non lo riempio, primo perché non sono buono, secondo perché non sono solito portarmi il lavoro a casa.

dott. Pietro De Caria

Pedagogista

Leggi anche

Rispondi

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome



ultime in provincia