mercoledì, Settembre 9, 2026

A Palazzo Fabroni una retrospettiva sull’arte di Gualtiero Nativi

di Andrea Dami

PISTOIA – Si è inaugurata a Palazzo Fabroni, Museo del Novecento e del Contemporaneo, la bellissima mostra, curata da Giovanna Uzzani, #NATIVI100 che celebra il centenario della nascita dell’artista Gualtiero Nativi avvenuta a Pistoia nel 1921, che si potrà visitare fino al 5 giugno 2022.

Cento opere che raccontano il percorso di Nativi, “una ricerca appassionata e vibrante” come ha scritto la curatrice Uzzani, dai dipinti giovanili degli anni quaranta alle opere dei primi anni novanta. L’artista morirà a Greve in Chianti nel 1999.

Da ricordare che Gualtiero Nativi è tra i fondatori del movimento: “Astrattismo classico fiorentino”, il cui manifesto redatto da Ermanno Migliorini, filosofo, fu pubblicato nel 1950 e firmato dagli artisti Vinicio Berti, Bruno Brunetti, Alvaro Mannini e Mario Nuti.

Giovanna Uzzani, curatrice della mostra “Nativi”

Un gruppo che si ispirò al rinnovamento, nello spirito della liberazione e della ricostruzione, come succedeva a Milano al MAC e a Roma con Forma 1, con i quali creò dei contatti.

L’Astrattismo classico fiorentino fu osservato con interesse dai giovani artisti per la rottura dei vecchi schemi che proponeva. Guardava con interesse alle “provocazioni” della sinistra, pensando che anche l’artista dovesse impegnarsi, mettersi in gioco per la “costruzione di una nuova società”. Insomma intervenire sulla realtà modificandola, perché l’arte, come dicevano, “non è teoria ma prassi”.

Il lavoro di Nativi si concretizzava realizzando pitture astratte che già mostravano del ritmo, divenendo sempre più attente alla composizione e al rigore geometrico.

Un anno dopo il gruppo si sciolse e ognuno dei firmatari intraprese il proprio percorso, la propria “strada”, senza dimenticare i motivi che negli anni Cinquanta li avevano visti uniti. Infatti Gualtiero Nativi continua nella sua instancabile ricerca «di estrema contentezza nella costruzione dei rapporti, degli equilibri, delle forme e degli elementi negli spazi. Una volontà e capacità estrema di controllo – diceva lo storico e critico d’arte Enrico Crispolti – che nella prefazione delle connessioni delle forme e delle valenze cromatiche esprime un rigore di razionalità, una concentrazione, una moralità che esce dai confini dell’opera». Ecco quello che si “vede” nelle sette opere esposte sulle pareti della sala monografica del primo piano del Palazzo Fabroni, a lui dedicata, come nelle altre novantatrè in mostra.

Questa esposizione è stata l’occasione per mostrare al pubblico, che visiterà le sale del Palazzo Fabroni, l’intero nucleo di dipinti (ben 22) che Gualtiero donò a Pistoia nel 1982, l’anno in cui fu esposta alla Fortezza pistoiese di Santa Barbara un’ampia antologica a cura di Enrico Crispolti: Nativi: opere dal 1947 al 1982. Un bel ricordo. Avevo 36 anni.

Invece al secondo piano la curatrice Giovanna Uzzani ha disposto i lavori seguendo il “tempo” di esecuzione, così da osservare l’evoluzione della ricerca artistica di Gualtiero Nativi dalle opere giovanili degli anni Quaranta fino a quelle ultime degli anni Novanta.

Interessante è “l’incontro” che avvenne nel 1949 tra Nativi e l’architetto Michelucci, anch’esso nato a Pistoia, che gli propose una collaborazione per il riallestimento di una sala dello storico Caffè Donnini che si trovava a Firenze, in Piazza della Repubblica, concretizzando il concetto di “progettazione corale” così caro a Giovanni Michelucci.

Gualtiero Nativi realizzò ben quattro pannelli a doppia faccia, al centro due file di tavolini abbinati a sedie “Scapolari” (in mostra) di Giovanni Michelucci che iniziò il loro progetto nel 1945 con una serie di schizzi. La sedia-scultura “Scapolare” fu chiamata così perché la spalliera ha una conformazione simile alle nostre scapole.

Nei suoi lavori utilizzò varie tecniche pittoriche e realizzò anche sculture in bronzo (quattro sono esposte) mosaici, ceramiche dipinte fino agli smalti su metallo, come quello che Nativi eseguì tra il 1957 e il 1958 per il lungo bancone del bar del Centro Tecnico Federale FIGC di Coverciano e ora collocato sulla parete del salone centrale (al primo piano). Quasi in dialogo con l’intervento in nerofumo di Parmiggiani.

La mostra ci riserba una piacevolissima sorpresa: possiamo ascoltare, a cura di Tempo Reale, un’installazione sonora che diffonde la voce di Nativi davanti all’autoritratto del pittore – in prestito dalle Gallerie degli Uffizi – che “galleggia” nell’evocazione di frammenti del suo pensiero… paesaggi reali e astratti. La seconda installazione, prodotta anch’essa da tempo Reale, si ispira alle composizioni elettroacustiche che Vittorio Gelmetti realizzò per la mostra “Berti/Nativi” nel 1960, a cura di Ermanno Migliorini, che rimandano al lavoro di Gualtiero fatto di linee-forza che “emergono” sulla tela e diventano “musica”.

La mostra #NATIVI100 è stata promossa e realizzata dal Comune di Pistoia/Musei Civici, in collaborazione con la Fondazione Giovanni Michelucci, Tempo Reale, l’associazione Eletto Arte e l’Archivio Nativi.

Il catalogo è stato realizzato da Gli Ori.

Orario: da martedì a venerdì ore 10.00 > 14.00; sabato, domenica e festivi ore 10.00 > 18.00. Natale e Capodanno ore 16.00 > 19.00. Chiuso il lunedì.

Informazioni: Palazzo Fabroni 0573 371817 – musei.comune.pistoia.it

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