di Fabrizio Geri
PISTOIA – La scelta del Comune di Pistoia di non aderire alla definizione agevolata dei tributi locali e delle sanzioni non è soltanto una decisione amministrativa. È una scelta politica, perché riguarda il modo in cui un’amministrazione interpreta il rapporto con i propri cittadini.
Quando si parla di rottamazione, il dibattito viene spesso ridotto a uno slogan: sarebbe un favore agli evasori. Ma è davvero così?
Chi evade volontariamente e chi non riesce a pagare perché ha perso il lavoro, ha chiuso un’attività, affronta una malattia o vive una situazione economica difficile non possono essere messi sullo stesso piano. Confondere queste realtà significa non comprendere ciò che sta accadendo in tante famiglie.
Una definizione agevolata non cancella il debito. Non regala nulla. Chiede comunque ai cittadini di pagare quanto dovuto, consentendo però di alleggerire il peso di sanzioni e interessi che, con il passare degli anni, trasformano un debito sostenibile in una montagna impossibile da scalare.
La politica dovrebbe avere il coraggio di distinguere tra chi vuole sottrarsi ai propri doveri e chi, invece, desidera rimettersi in regola ma non riesce più a farlo.
Colpisce inoltre che diversi Comuni, compresi alcuni amministrati dal centrosinistra, abbiano scelto di utilizzare questo strumento, ritenendolo compatibile con il principio di legalità e con la tutela dei cittadini più fragili. Segno che non esiste un’unica lettura politica della questione e che la solidarietà può convivere con la responsabilità amministrativa.
A Pistoia, invece, si è scelta un’altra strada. Una strada che rischia di colpire proprio chi avrebbe bisogno di un’occasione per ripartire.
In un momento storico in cui aumentano il costo della vita, la precarietà lavorativa e il numero delle famiglie in difficoltà, le istituzioni dovrebbero chiedersi se sia sufficiente applicare le regole oppure se sia necessario anche creare le condizioni affinché i cittadini possano rispettarle.
Una comunità cresce quando nessuno viene lasciato indietro. La legalità è un valore irrinunciabile, ma lo è anche la giustizia sociale. Il buon governo non consiste nello scegliere l’una o l’altra: consiste nel trovare il giusto equilibrio tra entrambe.
Perché amministrare una città significa sì far quadrare i conti, ma soprattutto prendersi cura delle persone che la abitano.







