di Alberto Vivarelli
PISTOIA – Quando se ne va una persona cara, che conosci da una vita, aspetto che il dolore sedimenti per poterne scrivere.

Io e Ivo Ferretti, abbiamo vissuto fin da piccolissimi nella medesima strada (via Bengasi) a meno cinquanta metri di distanza l’uno dall’altro. Per anni abbiamo condiviso gli spazi del gioco che non erano altro che la strada: lì c’era tutto il nostro mondo, di bambini prima, di adolescenti poi. Ho conosciuto la sua splendida famiglia, i suoi genitori, i suoi fratelli.
Poi Ivo si trasferì, ad alcune centinaia di metri in linea d’aria. Uno trasloco che non spostò di un millimetro la nostra amicizia. Cambiò solo lo spazio di condivisione che divenne il Bar Cristallo, un microcosmo all’interno di un quartiere che chiamavano “Pistoia nuova”. Lì c’era tutto ciò di cui avevamo bisogno: amicizia, solidarietà, aiuto reciproci. Ogni giorno e – crescendo – la sera, ci ritrovavamo nel nostro porto sicuro, un porto di condivisione.

Ivo era un “legante”, teneva insieme tutto e tutti. Di intelligenza raffinata, affrontava ogni questione con il disincanto di un adulto, anche quando aveva 15 anni. Era una bella persona, di grande umanità, per molti di noi una roccia quando avevamo bisogno di un appoggio. Era anche generoso perché aperto al mondo; si poneva di fronte ai problemi con la sola forza della ragione. Mai imponeva le sue idee, cercava di convincere gli altri con il ragionamento. E con grande ironia. Amava la politica che ha sempre maneggiato con cura e rispetto.
Era stato costretto a convivere fin da bambino con un problema di deambulazione che non l’ha mai limitato, non l’ha mai costretto a fare qualcosa di diverso da noi. Partecipava agli scherzi terribili che solo nei bar – negli anni 60 e 70 -, si potevano concepire. Molte volte nascevano dalla sua testa. Ne ricordo alcuni e ancora rido di gusto.
Non ci siamo mai persi di vista, fortunatamente; né con lui né con Gabriella sua moglie, una guerriera. Un’amicizia rinsaldata dal destino. I nostri figli nacquero il medesimo giorno a poche ore di distanza, le nostre mogli e i nostri bambini furono ospitati nella medesima stanza dell’ospedale del Ceppo.
Ciao Ivo, ricorderò per sempre la tua gentilezza, la tua voce pacata. Per me un’altra assenza che si aggiunge alle già molte. In qualche modo ti ricorderò in attesa di ritrovarci, perché ormai la “banda” del Bar Cristallo è quasi tutta di là.
Però, diciamolo, in via Bengasi e al Bar Cristallo ci siamo divertiti un sacco.
Un abbraccio fortissimo. Anche a Gabriella e Simone









