PRATO – Da martedì 21 a domenica 26 marzo al Teatro Fabbricone debutta in prima assoluta “Alle armi”, nuova creazione di Hombre Collettivo, diretta da Riccardo Reina che ne è interprete insieme a Angela Forti, Agata Garbuio, Aron Tewelde, prodotta da Teatro Metastasio di Prato in collaborazione con Associazione Culturale Malerba (orario spettacoli: feriali 20.45, sabato 19.30, domenica 16.30).
Questo spettacolo è una continuazione ideale e formale del precedente lavoro del gruppo, Casa Nostra, e esplora l’idea del giocattolo nella sua dimensione metaforica legata all’infanzia, che innesca cortocircuiti inquietanti se inserita in contesti “adulti” e impiegata per trattare tematiche politiche cruciali.

Il tentativo è quello di mettere a fuoco il tema del gioco infantile della guerra inteso come sublimazione della violenza, e quello politico e economico del mercato internazionale delle armi – che riguarda da vicino anche l’Italia, ottavo paese esportatore al mondo.
“Alle armi” attinge a diversi linguaggi: al teatro performativo e d’immagine, al cinema hollywoodiano, al musical, alla televisione, al videoclip, al mondo della moda, a quello dei social, tutto rimescolato dentro la cultura pop e impastato in qualcosa di simile alla dinamica comunicativa della propaganda bellica che, secondo i sociologi, pervade la cultura di massa con forme e contenuti pubblicitari che vendono non prodotti ma concetti, argomentazioni, idee.
Nella poltiglia, nel “melting pop”, l’immagine domina incontrastata e il discorso, pubblico e privato, si sclerotizza in una schizofrenia di formule uguali e contrarie, oppure si atrofizza in un’afasia collettiva, una penuria condivisa di idee e parole, un’acuta mancanza di strumenti per interpretare il mondo, rimpiazzata da una sovrabbondanza di slogan per banalizzarlo. E di mezzi per consumarlo, più che per trasformarlo.
“Alle armi” è un tentativo di reagire alla violenza delle immagini imparando a conoscerla, soppesarla, valutarla. Le immagini sono armi. Solo alfabetizzandoci rispetto ad esse, imparando a riconoscere le loro possibilità linguistiche, a convivere lucidamente con la loro equivocità e a decifrare le loro ambiguità senza però banalizzarle, sarà possibile articolare le immagini in un discorso coerente ma personale, in un pensiero autonomo e critico, fondamento primo di ogni democrazia reale.
“Da una parte, la necessità reale o presunta di difendere uno stato, un territorio, i suoi confini, la sua stessa esistenza. Dall’altra, le regole ferree di un mercato spietato, che necessariamente segue i propri interessi e non fa distinzioni – racconta il regista Riccardo Reina. Un conflitto d’interessi senza fine, anche se con obiettivi ben determinati. Con il gioco la violenza si sublima attraverso ciò che è proprio dell’infanzia, e per associazione, dell’innocenza, laddove riscopriamo da sempre quell’impulso a giocare col fuoco. Più che un titolo, Alle armi è una formula: una dichiarazione d’intenti, e insieme un grido d’allarme. E forse anche un’esortazione, un appello. A prendere le armi, certo: ma quali?”.
Attorno allo spettacolo, per approfondirne i temi, alla fine della replica Giovedì 23 marzo, al Fabbricone, il critico e ricercatore Lorenzo Donati dialogherà con la compagnia nell’ambito del laboratorio di scrittura critica da lui curato per School of Met.
Biglietti da 15 a 18 euro.









