PISTOIA – La mostra inaugurata lo scorso 11 aprile alla Biblioteca San Giorgio ha per oggetto le locandine cinematografiche che riassumono, sintetizzandolo, il tema dei film. Nella selezione che è possibile visitare, il tema è il thriller legato ad omicidi singoli, seriali, di genere.
Abbiamo parlato in un altro articolo (www.reportpistoia.com/delitto-in-locandina-dalla-letteratura-al-cinema-una-mostra-alla-san-giorgio) di come le locandine posseggano un valore culturale proprio, non semplice supporto pubblicitario, ma spazio di interpretazione, sintesi e immaginazione. Grandi illustratori del cinema hanno saputo tradurre in immagini il tono, l’atmosfera e la promessa narrativa di un film, contribuendo a costruire un immaginario collettivo che ancora oggi accompagna il nostro modo di vedere il mistero.
Abbiamo incontrato il proprietario della collezione da cui provengono i materiali in mostra, Alessandro Orsucci, già promotore finanziario e manager di Banca Fineco oggi in pensione.

Gli abbiamo rivolto alcune domande:
Quando è iniziata la sua passione per il collezionismo?
E’ nata nel 1995, un po’ per caso. In casa mia si è sempre parlato di cinema sin da quando ero bambino, quando c’erano i film in bianco e nero. Al babbo piacevano i film, che so un attore piuttosto che la trama e poi anche i dischi a 45 giri, il primo che mi piacque e che ricordo ancora era di Mina. Quindi sia la musica che il Cinema sono sempre stati in casa mia.
All’inizio è stata più che altro una raccolta piuttosto che una collezione mirata, stimolata da quando ho letto l’opera “Platea in piedi” di Maurizio Baroni. Tre volumi pieni zeppi di illustrazioni che raccontavano 30 anni di cinema italiano dal 1946 al 1978 attraverso le pubblicità originali. Queste nascevano da un bozzetto o da un dipinto di famosi pittori a cui veniva commissionata la pubblicità del film.
Loro prima guardavano il film, a volte anche in anteprima, oppure si erano trovati addirittura sul set mentre lo stavano girando, quindi si confrontavano con il regista. piuttosto che con la direzione artistica della pubblicità. Poi venivano fornite loro le cosiddette foto di scena che raccontavano la trama del film.
La sua passione nasce quindi essenzialmente per la grafica.
Sì, e da questo libro. Ci tengo a dire che Maurizio Baroni è stato il mio maestro. Per tutti noi collezionisti lui è stato un personaggio che ha raccontato la storia del cinema italiano attraverso i manifesti, le locandine, gli spartiti, le colonne sonore, eccetera.
Sono andato a Castelfranco Emilia a incontrarlo e da lì è nato il mondo della mia collezione che quest’anno compie 31 anni e a cui dedico tantissima passione, tempo e anche un importante investimento a livello economico.

E’ impegnativo quest’ultimo aspetto?
Tutti noi collezionisti cerchiamo di aiutarci con con gli scambi, piuttosto che acquistare, perché i prezzi sono alti. In questo percorso ho avuto anche dei colpi di fortuna, ad esempio acquisendo lotti dove c’erano oggetti importanti, e fra questi i bozzetti originali. Ringrazio Paolo Marinozzi, titolare dell’unico museo al mondo dedicato al bozzetto cinematografico a Montecosaro (MC). Anche lui è stato un mio maestro per quanto riguarda la fase di selezione fra i vari schizzi preparatori per scegliere quello definitivo per il dipinto originale che passa alla tipografia e viene stampata.
Va precisato che il dipinto definitivo destinato alla stampa non è uguale in tutti i Paesi del mondo. Prendiamo ad esempio il film Casablanca, la versione americana è in una certa maniera diversa da quella italiana. I pittori del cinema italiano sono fra i più collezionati al mondo, per le rarità, specialmente se parliamo di pezzi unici, bisogna combattere per averli. Nelle aste internazionali a volte va bene, a volte meno. “Ci si scanna” e a volte, “Ci si dà anche le coltellate alla schiena”, ma si cerca di comportarsi intelligentemente, anche aiutandosi.

Qual è l’asta più lontana da Lucca a cui ha partecipato?
A Dallas, negli Stati Uniti, dove c’è l’Heritage Auctions, la casa d’aste più grande al mondo. Chiaramente non fa soltanto i movie posters, ma credo sia oltre che la più lontana, anche quella più importante. In Italia abbiamo Bolaffi che dal 1996 è la casa d’aste per antonomasia che, specialmente negli ultimi anni, è forse l’unico luogo dove si può acquisire dei pezzi importanti.
Importanti anche se non hanno un valore economico?
Sì perché c’è anche un valore storico quando si parla di una collezione, bisogna andare per obiettivi.
Io sono partito con De Sica e Zavattini quindi dal neorealismo italiano pensando poi a quello che il cinema racconta non soltanto dal punto di vista emozionale, perché coinvolge una squadra di artisti diversi tra loro. Nasce tutto da una storia, perché senza, come diceva Dino Risi, il cinema non si fa e, come diceva il famoso direttore della fotografia Carlo Di Palma senza la luce non si fa il film.
Per quanto mi riguarda c’è anche una naturale predisposizione anche alla musica, alle colonne sonore italiane. Non è un vero e proprio genere perché coinvolge tutti i generi musicali.

Quanti sono i pezzi della sua collezione?
Indicativamente siamo intorno ai 20.000 considerando anche tutto l’altro materiale che non sono manifesti. Ci sono i dischi in vinile, tantissime riviste, almeno 2000 foto del set molto importanti, fra cui alcuni scatti inediti di Sergio Leone, queste non sono foto di scena, ma scatti fotografici dove si vede ad esempio Sergio Leone alle prese con lo scenografo.
Durante la sua attività ha conosciuto personaggi del cinema?
Ho avuto l’onore di essere invitato a casa di Dino Risi e mi ricordo che il maestro mi ha fatto anche il caffè. Poi Suso Cecchi D’Amico, la signora del cinema italiano, è stato un onore parlare con questa persona che ha fatto la storia del cinema, che ha raccontato e ha scritto tutti i film di Visconti.
Ho conosciuto Alberto Sordi, Nino Manfredi, il maestro Trovajoli, Morricone, il maestro Rustichelli, giganti che purtroppo non sono più con noi. Mi sono mancati Mastroianni e Gassman altrimenti avrei conosciuto tutto il quintetto della commedia all’italiana.











