mercoledì, Settembre 9, 2026

Amore, morte e potere: “Antonio e Cleopatra”, la tragedia delle passioni

PRATO – Amore e morte, gloria e potere, ascesa e caduta, passioni irrefrenabili e travolgenti sotto lo sguardo di una fortuna che nel suo perpetuo girare determina le sorti e i destini degli uomini.

Valter Malosti porta in scena al Teatro Metastasio di Prato il suo adattamento di “Antonio e Cleopatra”, una delle più note tragedie shakespeariane: un dramma di argomento storico che ripercorre in scene di forte pathos la relazione sentimentale travolgente tra la regina egiziana Cleopatra e il triumviro Marco Antonio, dal suo primo soggiorno in Egitto fino al suicidio di entrambi dopo la sconfitta di Azio.

Per la traduzione dal testo originale il regista si è avvalso della collaborazione della scrittrice e anglista Nadia Fusini, restituendo così al pubblico tutta la carica emotiva ed evocativa del capolavoro shakespeariano, pur con alcuni “tagli” e inserti “moderni” che tuttavia hanno conferito vivacità e ritmo alla narrazione. Due ore e venti minuti di spettacolo sono letteralmente volati via, grazie anche a un procedere incalzante e senza pause, con il continuo alternarsi dei personaggi sullo spazio scenico e una scenografia studiata in modo da favorire le improvvise “epifanie” dei protagonisti.

Una scena dello spettacolo “Antonio e Cleopatra” per la regia di Valter Malosti (foto di Tommaso Le Pera)

La storia è piuttosto nota: sebbene sposato con la romana Fulvia, il triumviro Antonio, già trionfatore sui cesaricidi e conquistatore dell’Oriente, soggiorna con i suoi uomini ad Alessandria trascorrendo i giorni tra sontuosi banchetti, feste memorabili e notti d’amore con la regina Cleopatra, la donna che di fatto ne ha rapito il cuore e la mente diventando la sua amante.

La morte improvvisa di Fulvia è l’occasione per richiamare Antonio all’ordine e al rispetto dei patti: la sicurezza di Roma è minacciata dalla ribellione di Pompeo, è necessario che i triumviri si uniscano e superino le incomprensioni per ritrovare la pace e sconfiggere insieme il comune nemico. In realtà a Roma si guarda con scandalo e forte sospetto a ciò che avviene in Egitto: dalle notizie che i messaggeri riferiscono, Antonio viene dipinto come un uomo un tempo valoroso e nobile ma adesso caduto nella depravazione morale tra baccanali e orge, prigioniero come in una gabbia dalla passione amorosa, quasi stregato dalle arti magiche e dai sortilegi della regina.

La tragedia accenna al motivo storico del contrasto insanabile tra le virtù romane tramandate dagli antenati e dalla tradizione, contrapposte agli insopportabili vizi di un Oriente lussurioso e corrotto, fonte di traviamento per l’uomo romano; vizi ben impersonati dalla figura equivoca di Cleopatra, donna dalla bellezza affascinante quanto ammaliatrice, regina dominata dalla potenza di eros e dal desiderio, in accordo con le promesse dell’amante, di diventare imperatrice di tutto l’Oriente.

Antonio torna così suo malgrado a Roma, dove Cesare Ottaviano gli dà in sposa la sorella Ottavia: si tratta di un’abile mossa politica per stipulare un’alleanza di comodo con il rivale e per metterlo di fronte a una dolorosa scelta, se far prevalere la ragione di Stato e gli interessi di Roma oppure la passione per la “prostituta” egiziana con la sua corte di eunuchi e ancelle. La “fuga” di Antonio ad Alessandria e il ripudio di Ottavia fanno precipitare gli eventi, con la guerra civile che bussa di nuovo alle porte di Roma e uno scontro che ora appare inevitabile, dal momento che ogni accordo tra i due ex alleati è ormai saltato. Il dominio romano è troppo piccolo per entrambi, o forse sono loro due troppo grandi per il mondo: affiora da qui in poi il “gigantismo” di queste due figure e in particolare di Antonio, ritratto come un uomo eccezionale, straordinario e fuori dal comune sia nell’esercizio delle sue virtù, in primo luogo militari, sia nella passione e nel vizio, pur intuendo che l’amore per Cleopatra lo trascinerà verso il fondo e sarà causa sicura della sua rovina.

Una scena dello spettacolo “Antonio e Cleopatra” per la regia di Valter Malosti (foto di Tommaso Le Pera)

Amore e morte (o meglio Eros e Thanatos, per citare Freud) sono i due veri protagonisti della parte conclusiva della tragedia, che si consuma nella reggia di Alessandra dopo le due sconfitte militari che Antonio e Cleopatra hanno dovuto subire nelle battaglie navali di Azio e del Falero. Il destino è segnato: gli dèi hanno emesso il loro verdetto e il carro della fortuna, che ha sempre accompagnato Antonio nel corso delle sue vittoriose campagne, muta adesso direzione e abbandona il vecchio triumviro in favore del giovane, determinato e ambizioso Cesare, come indovini purtroppo inascoltati avevano già predetto.

Tra vecchi amici che disertano nel più odioso dei tradimenti, il ricordo del glorioso passato e una sorte propizia che scivola via dalle mani e si disperde come polvere, ai due non resta altro che un ultimo desiderio di andare incontro alla morte con dignità. Antonio è vinto da Eros più che dall’esercito di Cesare e muore nelle braccia dell’amante; Cleopatra preferirebbe essere gettata in un fosso e coperta dal fango del Nilo piuttosto che essere esibita a Roma come trofeo di guerra durante il trionfo di Cesare, e, rimasta sola, si uccide con un colpo di pistola, in un anacronismo che rende però in maniera efficace la tragicità della sua sorte.

Da rimarcare l’eccellente prova attoriale di Valter Malosti (nel ruolo di Antonio), Anna Della Rosa (Cleopatra) e tutti gli interpreti in scena, che hanno regalato al pubblico del Metastasio uno spettacolo emozionante ed intenso, con meritatissimi applausi in chiusura. Una menzione anche per l’apparato sonoro fortemente evocativo, con musiche dai toni ora più leggeri, ora più densi e cupi, grazie alla performance dal vivo della chitarra elettrica di Andrea Cauduro e dell’arpa celtica di Dario Guidi.

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