mercoledì, Settembre 9, 2026

Antonio, una vita da nomade per raccontare il mondo

PISTOIA – Il ciclo di incontri organizzato dall’Ordine degli architetti di Pistoia sul tema “Architettura e nomadismo”, ha visto l’installazione in piazza del Duomo, di una autentica yurta, la tradizionale abitazione mobile delle popolazioni mongole, messa a disposizione dalla proprietaria Syusy Blady, nota cabarettista e protagonista di trasmissioni televisive molto seguite.

Antonio Di Guida

La struttura, oltre ad una serie di eventi di diversa natura, ha ospitato, per tutta la durata della manifestazione, una mostra fotografica composta da settanta immagini, realizzate con il taglio tipico del reportage, e dedicata all’esperienza di vita sociale e culturale raccolta in questi ultimi anni da un giovane laureato in architettura, Antonio Di Guida, a giro per il pianeta.

La yurta in piazza del Duomo

Antonio nasce nel 1991 a Empoli e trascorre gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza dedicandosi ad attività tipiche di quell’età: scuola, calcio, fotografia, lavori occasionali in locali notturni della zona per avere qualche soldo in più, da spendere in autonomia.

Diplomatosi geometra, si iscrive alla Facoltà di Architettura dell’Università di Firenze dove consegue una laurea triennale. A quel punto, si manifesta una crisi esistenziale: non è più sicuro su quale strada intraprendere, dove indirizzare il suo futuro. Alla ricerca di una risposta, volendo capire se a questo mondo c’è anche altro rispetto a quanto fino ad allora conosciuto, acquista un biglietto di sola andata per il Kenya, paese agli antipodi rispetto a Firenze e dintorni.

Privo di programmi precisi, viene coinvolto in un progetto di assistenza all’infanzia, situato a Chakama, località divenuta poi tristemente famosa per il rapimento di Silvia Romano. Vi resta tre mesi, inframmezzati da un quarto speso in un viaggio in Tanzania.

Al ritorno in Italia, porta con sé la consapevolezza dell’esistenza di altri tipi di vita che possono essere conosciuti viaggiando, praticando il “nomadismo”, in modo da accrescere esperienze e conoscenze che a loro volta possono essere spese in iniziative di volontariato a favore delle popolazioni visitate. Un percorso personale che persegue l’aiuto a se stesso attraverso quello ad altri soggetti e alla società in generale, senza l’attesa di ricompense dirette.

Partendo da questo primo cumulo di competenze, dopo cinque mesi destinati all’accumulo di risorse, si procura un visto di lavoro per l’Australia, lo Working Holiday Visa, e riparte. Grazie ai tre mesi di impiego agricolo compiuti durante il primo anno, ha la possibilità di estendere il soggiorno anche per un secondo continuando ad accumulare esperienze preziose. Trascorso anche questo periodo, intraprende il viaggio per tornare in Italia, lungo ulteriori due anni, spostandosi di paese in paese e procurandosi lavoro mediante appositi siti web, gruppi sui social e il classico passaparola tra persone che hanno fatto lo stesso genere di scelte.

Pubblica, dopo averlo scritto durante una sosta sull’Annapurna, in Nepal, il primo libro “Africa” che racconta i fatti vissuti in quel continente e costituisce un manuale su come affrontare i primi passi, compresi paure e difficoltà, di un neofita del nomadismo, tanto da essere adottato anche da alcuni insegnanti per i loro corsi.

A Dubai, viene colto dalla curiosità di visitare il vicino Iran, stato che tutti gli descrivono come assai pericoloso da percorrere. Acquistata una bicicletta, lo affronta pedalando e scopre la profondità e il fascino di una civiltà millenaria, raffinata, accogliente, generosa, gentilissima riportandone un ricordo indelebile.

Attraversata anche la Turchia, si ferma a Kos, in Grecia , dove, sotto la tenda, grazie anche alle cure di una signora del luogo, riesce a comporre il secondo dei suoi volumi, “Iran in bicicletta”, in due settimane di piena immersione nella scrittura.
Giunto finalmente a casa, in breve tempo, avendo trovato una situazione per niente cambiata e insoddisfacente, viene assalito da un nuovo malessere. Decide di trascorrere un periodo in Francia, durante la vendemmia, oltralpe ben pagata. Accumula un nuovo gruzzolo che gli consente di acquistare un biglietto per la California dove ha la prospettiva di un’altra occupazione in una fattoria ecologica. In sei mesi, matura ulteriore esperienza e denaro sufficiente per lanciarsi verso il centro e sud America, continuando a dedicarsi a progetti di volontariato incontrati lungo il viaggio. A Panama, riceve una bicicletta che lo facilita nella scoperta dei paesi più a sud. In Ecuador un brutto incidente lo tiene fermo sei mesi, ma non lo ferma.

Nadia Lugeni e Antonio Di Guida

Nel frattempo, scoppia la pandemia di Covid-19 e dall’Italia lo raggiunge la compagna Nadia Lugeni. Restano fermi in Bolivia, su “Isla del sol”, un’isola del lago Titicaca, abitata fin dai tempi dell’impero Inca, isolati ma protetti dal virus che si sparge per tutto il pianeta e liberi dal dover indossare la mascherina e da altre misure di protezione. La sosta forzata produce anche il quarto libro, “La strada verso casa”, sulle sensazioni ed emozioni che hanno caratterizzato il viaggio di ritorno dall’Australia attraverso l’Asia, pubblicato non appena gli eventi hanno consentito il rientro in patria.
Ogni episodio di questa avventura è importante e indimenticabile, anello essenziale di una lunga catena. Particolarmente impressi ne sono rimasti due. L’aver assistito all’eruzione del Vulcano del fuego che ha provocato oltre tremila sfollati e i tre mesi trascorsi in Cambogia come insegnante di inglese che hanno consentito la nascita di rapporti più strutturati e profondi con i bambini partecipanti.
Attualmente, Antonio sta studiando e cercando di porre le fondamenta di diversi progetti: un corso on line di ciclo viaggio, nuovi itinerari da percorrere dei quali, per scaramanzia, data la situazione internazionale complicata, non vuole indicare la meta. Sta valutando anche la possibilità di realizzare, in Italia, un ecovillaggio, magari posto su un percorso podistico storico, in cui poter svolgere attività di permacultura, un tipo di agricoltura circolare, autosufficiente, senza meccanizzazioni eccessive e tale da prevedere una stretta collaborazione tra quanto la terra e il mondo animale producono. Un luogo dove poter organizzare corsi, ritiri, vacanze, eventi ispirati a una forma di cultura eco-sociale.
Tutti i libri di Antonio Di guida vengono editi e distribuiti in autonomia attraverso i social, più raramente per mezzo di Amazon, e servono a raccogliere i fondi necessari a sostenere la vita nomade e gli altri progetti. Le sue attività possono essere seguite sui social e sul suo sito personale italianbackpacker.com.

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